Super Club, l’autogestione alla buona di Giusti e Barbarossa. Contro la cucina in tv

Il nuovo programma della seconda serata di RaiDue è piatto.


Ieri sera, al di là di tutto, abbiamo assistito a un miracolo: due seconde serate di intrattenimento sulle reti Rai. Se RaiTre confermava il crescente Volo in diretta, su RaiDue ha debuttato con il 5.85% e 538.000 spettatori Super Club, il nuovo esperimento metaradiotelevisivo di Luca Barbarossa e Max Giusti.

Per quest’ultimo è un ritorno alle imitazioni, oltre che a Matinée e Soirée, programmi già dalla simile vocazione naif. In Super Club ricorre la gag di lui che deve uscire dal tunnel dei pacchi (già in un’intervista a Corriere aveva dichiarato che Affari Tuoi gli ha tolto qualcosa artisticamente). Peccato che, a differenza di Insinna, lui non voglia rinunciare alla conduzione, vista anche la buona tenuta degli ascolti.

E così qui il comico-conduttore fa quel che gli pare, tra una parodia di Don Matteo decisamente più aziendalista del Don Babbeo dei Gialappi e lo sciampista Icaro, che in realtà è un doppione di Malgioglio.

Super Club: la prima puntata (foto)




Per Barbarossa, invece, Super Club è un impacciato quanto genuino approccio alla conduzione televisiva, per ora funzionale solo a far sembrare brillante, al confronto, Giusti. Quantomeno il cantante dà un senso al suo vero talento eseguendo suoi brani o duettando con i cantanti italiani ospiti – ieri sera è stata la volta di Noemi e Cristicchi – mentre Giusti ci intavola delle parodie musicali comiche, non particolarmente illuminate.

I due ammettono sin dalle prime battute, un po’ per scherzo un po’ per davvero, che il “loro incontro è frutto dell’anarchia che regna in Rai, ormai zona franca”. C’è spazio anche per qualche coraggiosa frecciatina al sistema televisivo, che sembra colpire velatamente più la Parodi che la Clerici:

“Una cosa positiva in questo programma c’è. Non c’è il televoto, non c’è giuria e gente che va a casa. E poi non ci sono le ricette. Ora non c’è programma televisivo che non abbia la gara tra cuochi. E’ sensazione di inaridimento della nostra creatività. In Italia tutti sanno insegnarti a cucinare. A me dà fastidio che persone che fino al giorno primo hanno fatto tutt’altro, come gli attori o i giornalisti, se ne escono col libro. Diamo un segnale di diffidenza”.

A un certo punto la traduttrice Olga Fernando viene annunciata con uno stacchetto da grande star. E’ lei a fare da interprete con l’ospite Dott Reed, artista-rivelazione dalla Tasmania, anche se Giusti farà notare più volte, ostentando di parlare personalmente l’inglese, che a volere la Fernando in veste istituzionale è stato Barbarossa. Fosse stato per lui se ne sarebbe fatto a meno.

Insomma, omessa la comparsata del “buon Neri Marcorè”, Giusti è il cattivone che passa al convento per quest’autogestione alla buona.

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Edoardo Ferrario a Blogo per Paese Reale