Un supermanager per la Rai? Ma non chiamatelo commissario, per carità

Si affastellano le ipotesi per il futuro del servizio pubblico. Forse si potrebbe andare verso una proroga del cda con “leggina” ad hoc per dare più poteri al d.g.

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Che ne sarà della Rai? Dopo il vertice di maggioranza di ieri, da cui Monti, Alfano, Bersani e Casini sono riemersi con un bel nulla-di-fatto sul tema del servizio pubblico, si affastellano le ipotesi, le ricostruzioni a mezzo stampa, le soffiate dei bene informati.

Secondo la maggioranza di queste voci, Monti avrebbe in mente di fare una “leggina” che darebbe più poteri al d.g. (una specie di supermanager, con poteri molto vicini a quelli di un commissario straordinario, ma senza il commissariamento, per carità, perché non sarebbe affatto tollerato dai partiti). La soluzione sarebbe salomonica: si andrebbe alla nomina del cda con la Gasparri, e così sarebbe contento il Pdl (la cui affezione alla Gasparri appare ormai null’altro che un enorme desiderio di mantenere lo status quo della lottizzazione). Si cambierebbe, contestualmente, la governance, e così sarebbe contento il Pd. Che, per inciso, contro la Gasparri protesta da tempo (l’immagine qui sopra, © TM News, è del 2004), ma che, pur di non far cadere il Governo sulla Rai, evidentemente sarebbe disposto all’ennesimo compromesso (il che fa nascere qualche dubbio sulla bontà della protesta originaria).

E l’Udc? Be’, da buon uomo di centro, Casini fa sapere la sua, e spiega che lui è per la prorogatio:

«La Rai? Riparliamone dopo le amministrative, quando ci sarà la serenità necessaria per affrontare la questione della prima azienda culturale del Paese che non va bene. La proroga? Si tratta di quindici giorni».

Il tempo scorre velocemente. E una soluzione andrà trovata comunque. Quale sia, al momento, con buona pace delle ipotesi e delle ricostruzioni, non è dato saperlo. Perché la tv pubblica è importante per tutti e tutti intendono giocare su di essa la loro partita (una partita la cui importanza strategica è stata chiarita da tempi immemorabili, e confermata quando qualcuno scrisse un certo Piano di rinascita democratica, che di democratico non aveva proprio nulla).

Certo, a guardar bene le condizioni al contorno, c’è da meravigliarsi che il colosso comunque continui a funzionare. Il che significa che una fetta virtuosa di servizio pubblico esiste, indipendentemente dalla lottizzazione. La soluzione migliore? Ma è ovvio: eliminare del tutto l’ingerenza politica dall’azienda. Ovvero, una missione impossibile.

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