#WIDG - Io & L’Auditel – Renzo Arbore: «Auditel, Auditel... quanti delitti si compiono in tuo nome»

Renzo Arbore

WIDG - La Tv che vorrei è al suo secondo giorno di vita. Dopo le esternazioni di Pippo Baudo, oggi su TvBlog vi proponiamo il parere di un altro dei guru della tv che hanno deciso di dire la loro sull'Auditel. Il secondo dei nostri magnifici 7 è un grande del piccolo schermo "alternativo": Renzo Arbore. Il quale prende la palla al balzo per parlare non solo degli ascolti ma anche della situazione in cui versa la televisione italiana.

    Io & l'Auditel - Renzo Arbore

    Finalmente, da più parti, viene messa in dubbio la tracotanza dell’Auditel, che devo dire a me ha fatto sempre sorridere e sospettare. Non ho mai ritenuto che l’ascolto fosse sinonimo di gradimento, mentre i dirigenti che si sono avvicendati in questi anni alle direzioni delle reti, venendo anche da altri professioni, come il giornalismo, hanno sempre identificato solamente nell’ascolto il gradimento del pubblico. Non è così. Spesso invece si guarda un programma, come rappresentava Totò nel celebre sketch di Pasquale: “questi stupidi dove vogliono arrivare”. E’ una teoria che io ho portato avanti con i miei collaboratori e si chiama “il Pasqualismo”. Questa è una teoria che funziona spesso con l’Auditel e cioè la gente vede un programma perché è un evento, perché si aspetta uno scandalo e poi ne rimane fortemente delusa. Però l’ascolto risulta comunque alto e quindi quel programma ha vinto, nell'accezione comune ovviamente.

    C’è poi un termine di misurazione di un programma che non è soltanto basato sull’ascolto ma anche sulla risonanza e sull’affezione, non voglio chiamarlo come il vecchio gradimento che sa forse di passato, ma quello è. I telespettatori cioè che guardano quel dato programma perché a loro piace: penso per esempio al programma di Crozza. Dico questo anche alla luce della mia personale esperienza in tanti anni di televisione, avendo fatto più successi di risonanza che di ascolto. Parlo in particolare dell’Altra domenica, di trascurabile ascolto, ma ritenuto da una giuria di giornalisti, il secondo programma più bello della televisione italiana. Quelli della notte aveva anch’esso un ascolto non molto elevato, ma aveva un’affezione del suo pubblico molto alta, oltre che una risonanza il giorno dopo davvero significativa e che ancora oggi resiste, infatti quando canto le canzoni di quel programma nei miei concerti hanno un grande successo.

    E’ da sempliciotti ritenere che l’ascolto sia sinonimo di gradimento, di affezione, di stima al programma. L’Auditel è semplicemente un indice di quantità, basato su un campione di italiani che hanno quella macchinetta in casa, che è un campione non fallace, però è un campione che ahimè purtroppo, con mio grande dolore, risponde al grado culturale del pubblico italiano, che nella grande quantità è molto basso. Ecco perché del successo dei reality e di certi talk show che vanno a cercare la rissa, oppure fanno finta di non cercarla ma poi invitano gli ospiti che gliela garantiscono. Molti programmi ormai sono fatti con il criterio del pianerottolo che una volta veniva stigmatizzato come il chiacchiericcio decadente delle collaboratrici domestiche e lo dico con tutto il rispetto per questa categoria.

    L’etichetta di quella televisione a cui mi riferisco si può definire cheap. A fianco di questo tipo di televisione ce n’è un'altra che non mi piace e che chiamerei e mi scuso per la parola: TV paracula. Quella cioè che si sviluppa in quelle squallide riunioni fra autori di programmi in cui si dice: qui ci mettiamo quell’ospite che va poi a litigare con quell’altro… qui ci mettiamo la bellona di turno e le facciamo accavallare le gambe… qui è necessario prendere le parti di quella per poi far litigare quell’altro… Qui ci mettiamo una cosa per far parlare i siti e i giornali cosi ci fanno pubblicità…



    Io & l'Auditel - Renzo Arbore

    Il discorso non è generalizzabile, ci sono anche programmi sani, però diciamo che nell’intrattenimento è quasi tutto così ed in questo senso che l’Auditel ha fatto dei danni. Grossolanamente e questa è una mia teoria, purtroppo in Italia ci sono due pubblici: quello del Grande Fratello e quello di Ballarò. Ma questo lo rimandiamo ad una prossima puntata sempre qui su TvBlog.

    Secondo me andrebbe affiancato all’indice numerico anche un indice di affezione, di accettazione, come lo vogliamo chiamare. Un programma per esempio potrebbe avere un indice di ascolto 10 ed un indice di accettazione 2 o il contrario e questo potrebbe essere un alibi per il servizio pubblico per poter salvaguardare alcuni programmi di nicchia che magari con Auditel sarebbe stato costretto a chiudere. Quindi l’ideale secondo me, oltre ad una ridefinizione del panel a favore del cosiddetto pubblico acculturato il cui attuale rapporto è basso, sarebbe quella, senza entrare nel tecnico che non è il mio campo, di far dare un giudizio ai programmi che si stanno vedendo. Ovviamente si dovrebbe far monitorare anche i nuovi media come il web e tutte le nuove tecnologie. In sintesi io credo che il punto focale della nuova Auditel debba essere non solo un discorso di quantità, ma anche di quanto un programma sia amato e gradito.

    Ormai al giorno d’oggi non c’è più spazio per la sperimentazione, c'è poco rispetto per le avanguardie. Tra i format esteri già pronti e la paura di fare cose nuove non si fa quasi più nulla in Tv. Ahi ahi, Auditel Auditel… quanti delitti si compiono in tuo nome!

    (Renzo Arbore)

Foto | © TM News

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