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Omicidio Scazzi: solo Rai3 ammessa al processo. Ma Sabrina Misseri non vuole “fare lo show”

Le telecamere di Un giorno in pretura ammesse a seguire il processo Scazzi, ma potranno mandare in onda le immagini solo a processo concluso


Il processo per l’omicidio di Sarah Scazzi ha una rilevanza pubblica ed è giusto che i cittadini possano seguire il dibattimento. Sono queste, sommariamente, le motivazioni che ieri hanno spinto la Corte d’Assise di Taranto ad ammettere in aula le telecamere per seguire tutte le fasi del processo. Ma non tutte le testate avranno il diritto di riprendere: niente fotografi, solo una trentina di giornalisti e le telecamere della trasmissione di Rai3 Un giorno in pretura, da cui le altre emittenti potranno prendere le immagini.

Inoltre, ci saranno delle ulteriori restrizioni: le riprese non potranno essere mandate in onda prima della fine del processo (e chissà per quanto tempo si protrarrà) e non potranno contenere i volti degli imputati – Cosima Serrano, Sabrina Misseri, Carmine Misseri, Antonio Colazzo e Cosima Prudenzano -, nonché di testimoni e consulenti che ne abbiano fatta esplicita richiesta.

Il caso di cronaca nera più “mediatico” che si sia mai visto, quindi, dà un parziale stop alla fame di conoscenza della tv. Chi si aspettava di vedere da subito le immagini di Sabrina Misseri dimagrita, o gli sguardi tra madre e figlia, e tra Michele Misseri e le donne della sua famiglia, dovrà rassegnarsi.

Meritano una riflessione le parole che avrebbe pronunciato una soddisfatta cugina Sabrina dopo la decisione della Corte di vietare la ripresa dei volti di chi ne abbia fatto richiesta:

Non volevo finire in tv. Sono qui dentro per colpa loro.

Sarebbe quindi la tv la causa della sua incarcerazione. La persona che maggiormente è apparsa in televisione nel periodo immediatamente successivo alla scomparsa di Sarah Scazzi, punta il dito contro un mezzo da cui è parsa in qualche modo ossessionata per averla sfruttata, fino ad averla fatta finire in carcere. Bizzarro, ma indice di un rapporto “malato” col piccolo schermo che, purtroppo, molti telespettatori hanno.

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