Italian Pickers, al via dal 1 luglio su Cielo: "E' difficile far capire il vero valore degli oggetti"

La nostra intervista a Sandro Beretti, Simone Papini e Lorena Masdea

Da brava fan della versione americana dei 'Pickers', ovvero di quei cercatori di tesori abbandonati e ricoperti di polvere nelle cantine, sono animata da una sincera curiosità nei confronti di Italian Pickers, che è appunto, come è facilmente intuibile dal nome, la versione italiana della omonima serie internazionale di successo.

La prima puntata del programma, che vede protagonisti Sandro Beretti, Simone Papini e Lorena Masdea, andrà in onda il 1 luglio alle 21.00 in chiaro su Cielo.

Si tratta di una vera e propria passione che viene portata in tv, ci spiegano i tre all'interno del negozio di proprietà di Sandro (Beretti Antiquaria a Milano). E recuperare oggetti e restituire loro un valore commerciale non è impresa semplice. Sandro spiega che "ogni settimana vengono in negozio molte persone per proporre oggetti, ma pochissime materiale è davvero interessante. Confondono gli oggetti, pensano che uno sia uguale all'altro per poca conoscenza...La gente propone, viene da me o va alla cooperativa di Simone. Il fattore moda influisce sul mercato, ma dipende anche dall'età del cliente".

"In cooperativa - precisa Simone - a volte vieni via con 10 camion rasi. Di 10 camion puoi prenderne 7, 8 e buttarli via. Anni fa la situazione era diversa, si trovavano più cose interessanti. Oggi le cose che vengono date via sono di scarsissimo valore. C'è magari un forte valore affettivo, storicamente possono avere un valore, ma commercialmente no. Questo è difficile da far capire alla gente, anche perchè rischi di urtare la loro sensibilità".

"Io ci metto il mio gusto invece - aggiunge Lorena - Mi capita di avere clienti di diversa estrazione sociale. La richiesta comunque è cambiata negli anni".

Magazzini, cantine, soffitte: anche se è difficile trovarli, i veri 'tesori' possono nascondersi ovunque. In questa serie però i tre hanno preferito girare luoghi già noti, in cui sapevano di poter trovare qualcosa di interessante.

Ognuno poi ha non può ignorare le proprie passioni. Per Sandro "il negozio è lo specchio della mia personalità. Sono molto variegato, anche per esigenze lavorative. Non ho mai comprato un oggetto solo per il suo valore commerciale. Se hai il tuo timbro la gente lo riconosce. L'emozione quando compro una cosa ce l'ho sempre, ho più piacere ad acquistare che a vendere".

Lorena invece segue il suo gusto personale "e le esigenze del cliente. Ma io personalmente ho una passione per l'illuminazione, e per gli anni a cavallo tra i 50 e i 60. Mi spingo molto verso il design nordico e l'industrial francese".

Mentre Simone ha un approccio un po' diverso: "Cerco di non farmi acciuffare. Nel mio lavoro vieni in contatto ogni giorno con un sacco di cose, rischi che poi diventi appassionato di tutto, per questo cerco di mantenermi distaccato: ci sono delle cose che mi piacciono, come i bauli. Sandro dice una cosa giusta, il negozio esprime la persona che c'è dentro. Io, non avendo un negozio, cerco di scovare la potenzialità di un oggetto. Cerco di non accumulare, persino a casa mia".

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