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La guerra dei vent’anni, Pamparana su Twitter rinuncia a difendersi e rincara: “Processo Ruby è farsa”

Su Twitter in moltissimi criticano Canale 5 per la messa in onda de La guerra dei vent’anni, che altro non è che la difesa dell’imputato Silvio Berlusconi, patron dell’azienda televisiva. Il conduttore, Pamparana, pare ammettere di aver confezionato il programma basandosi sulla tesi che il “processo Ruby è una farsa”.

La guerra dei vent’anni è tra i temi caldissimi su Twitter e sui social network in genere. Moltissime le critiche che in questi minuti vengono rivolte a Canale 5 e al conduttore del programma dedicato al processo Ruby, che vede tra gli imputati Silvio Berlusconi e che domani riprenderà a Milano.
Andrea Pamparana, giornalista del Tg5, ha risposto su Twitter alla domanda che in molto probabilmente si sono posti vedendo Canale 5 stasera. Perché un giornalista si presta a cose di questo genere? A formulare l’interrogativo in un tweet Beppe Severgnini. La risposta di Pamparana è illuminante, perché non smonta l’accusa che è contenuta nel quesito, ma è una sorta di ammissione di assoluta parzialità.

Pamparana, evidentemente sommerso da tweet ferocissimi, alcuni dei quali anche offensivi, ha scelto di rispondere anche alla seconda domanda posta dal collega Severgnini; quesito che anche in questo caso a molti noi è spontaneamente venuto in mente (e molti hanno comprensibilmente scritto su Twitter o Facebook senza poter godere del privilegio di una risposta del diretto interessato).

La situazione francamente qui appare cristallina, non c’è molto da aggiungere, purtroppo. Altro che giornalismo di inchiesta; altro che obiettività nel racconto, qui siamo di fronte ad una racconto parziale dei fatti, basato su una tesi ben precisa e cioè che il “processo Ruby è una farsa”. E pensare che nel comunicato stampa di presentazione de La guerra dei vent’anni si leggeva:

L’obiettivo è riepilogare e rendere comprensibile al grande pubblico l’intricata trama, degna di un avvincente legal thriller, iniziata la notte del 27 maggio 2010 e proseguita fino a oggi.

Non resta che sperare che “il grande pubblico” abbia compreso per davvero.