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Reality: sceneggiati e ben curati

E’ mercoledì, e qui si cerca di dare un minimo di periodicità all’Angolo di Malaparte. Come da ogni buon palinsesto che si rispetti.Prendiamo spunto da una notizia del L.A. Times – poi riportata da molte agenzie d’oltreoceano: gli autori dei reality show vogliono essere rappresentati nel sindacato degli sceneggiatori. E sapete cosa vuol dire questo,

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E’ mercoledì, e qui si cerca di dare un minimo di periodicità all’Angolo di Malaparte. Come da ogni buon palinsesto che si rispetti.Prendiamo spunto da una notizia del L.A. Times – poi riportata da molte agenzie d’oltreoceano: gli autori dei reality show vogliono essere rappresentati nel sindacato degli sceneggiatori.
E sapete cosa vuol dire questo, miei cari? Che i burattinai hanno dichiarato di esserlo.
Non che ci volesse chissà quale intelligenza per capirlo, ma i reality show sono scritti.
E il segreto è che sono scritti da persone sottopagate, almeno secondo gli standard degli sceneggiatori americani.
Jeff Bartsch, ha 26 anni, è uno degli editor dei reality (via Forbes) e sostiene con forza quel che può sembrare banale. E cioè che in un reality ci vuole un inizio, un punto di mezzo, una fine. Che gli spettatori vogliono il conflitto e la soluzione, vogliono vedere il progresso, i personaggi che imparano.
Già, e ciò necessita proprio di una scrittura. Non delle battute, magari, ma di ciò che deve succedere, e che poi sarà montato secondo una moderna tecnica, ormai assimilata a dovere dal pubblico, e utilizzata in maniera fin troppo evidente. Si chiama Frankenbite, e torneremo a spiegarla e commentarla. Nessun commento, invece, dai grandi produttori di reality show.

Non mi si venga a dire, vi prego, che hanno paura che gli si stia rompendo il giocattolo.