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Ilaria D’Amico fra le prede di calciopoli

Si riferirebbe alla bella conduttrice Ilaria D’Amico una delle intercettazioni telefoniche contenute nel dossier chilometrico che riguarda Lucianone mi-avete-ucciso-l’anima Moggi. Sì, perché come in tutti i film di genere che si rispettino, anche quello del calcio che rivela non solo l’ipotesi di reato – da verificarsi in sede processuale – ma anche il malcostume dell’italietta

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Si riferirebbe alla bella conduttrice Ilaria D’Amico una delle intercettazioni telefoniche contenute nel dossier chilometrico che riguarda Lucianone mi-avete-ucciso-l’anima Moggi. Sì, perché come in tutti i film di genere che si rispettino, anche quello del calcio che rivela non solo l’ipotesi di reato – da verificarsi in sede processuale – ma anche il malcostume dell’italietta machista, risponde al copione e ai suoi cliché. Anche quelli più squallidi.
Si parla di partite, nelle intercettazioni, di arbitri, di ammonizioni, si fa la voce grossa, si gioca a chi ce l’ha più duro, e si parla di donne, in termini ben poco lusinghieri.
Ed ecco che un Alessandro Moggi – indagato insieme al padre – avrebbe lamentato la sua triste sorte, telefonicamente. Avrebbe portato Ilaria D’Amico a Parigi spendendo una fortuna (10mila euro, dice lui) per poi racimolare il caro vecchio due di picche che tocca anche a noi, uomini proletari che invitiamo la malcapitata di turno fuori per un kebab.
Le intercettazioni, oltre a portare tutto in tribunale, smascherano dunque anche i playboy dell’italietta. La diretta interessata non conferma e non smentisce e non si sa se la cifra sia il millanto un po’ sborone dello yuppie rampante o l’investimento andato male di chi maneggia le donne come i calciatori.
Ilaria, nel caso il mio invito per un kebab è sempre valido.