Auditel Rewind – 1961

Parte oggi su TvBlog una nuova rubrica che racconterà gli ascolti televisivi, dagli albori della televisione in Italia fino al 2000 e che ci farà compagnia per questo scorcio d’estate. Nelle varie puntate dell’ “Auditel Rewind“, stileremo la top 10 delle trasmissioni più viste nel corso dell’anno preso in considerazione. Sarà l’occasione di inquadrare anche

di Hit



Parte oggi su TvBlog una nuova rubrica che racconterà gli ascolti televisivi, dagli albori della televisione in Italia fino al 2000 e che ci farà compagnia per questo scorcio d’estate. Nelle varie puntate dell’ “Auditel Rewind“, stileremo la top 10 delle trasmissioni più viste nel corso dell’anno preso in considerazione. Sarà l’occasione di inquadrare anche gli avvenimenti televisivi di quegli anni, ripercorrendo così, per sommi capi, la storia della nostra televisione, parlando ovviamente grazie alle varie classifiche, anche dei programmi che ne hanno fatto l’ossatura.

La nostra “piccola storia degli ascolti televisivi” in Italia inizia dal 1961, anno in cui la RAI tramite il suo servizio opinioni, inizia a monitorare gli ascolti dei suoi programmi. Tutto questo fino al 1984, anno in cui entra in servizio il “Meter”, sistema di rilevazione degli ascolti, progenitore dell’attuale “Auditel”, approntato dalla Rai. Fininvest all’epoca però portò la Rai in tribunale, ritenendo inattendibili i dati e costringendo Rai a non renderli noti. Ecco perché nelle annate 1984,1985,1986, non avremo i dati per le nostre classifiche. Proprio nel 1984 nasce auditel, di proprietà sia pubblica che privata, che renderà noti i dati dal dicembre 1986.

La prima puntata dell’Auditel Rewind parte quindi dal 1961, anno in cui c’è l’insediamento nella poltrona di direttore generale RAI di Ettore Bernabei, già direttore del “Popolo” quotidiano della Democrazia Cristiana e Fanfaniano di ferro (membro della corrente di Amintore Fanfani della Democrazia Cristiana). Bernabei sarà uno dei direttori generali RAI più “condizionanti” sull’immagine e sulla sostanza del servizio pubblico, fino allora ritenuto dal potere politico qualcosa di più che un giocattolo. La Democrazia Cristiana capisce che la televisione avrà un ruolo sempre più importante in Italia, la mossa quindi di nominare Bernabei, va proprio questa direzione, quella cioè di rendere più agile e penetrante l’azione della TV nel costume italiano. Fra gli eventi del 1961 c’è la nascita del Secondo programma con circa due ore di programmazione quotidiana, dalle 21:05 alle 23:15.

Dopo il salto la classifica dei programmi più visti in Italia nel 1961:

Al decimo posto della top ten del 1961 troviamo il programma “Quel che passa il convento” andato in onda il 17 settembre con 10.800.000 telespettatori. Il nono posto è per lo sceneggiato “Graziella” che ottenne una media di 10.900.000 telespettatori. Ottavo posto per il programma “Direzione nord” andato il onda il 23 ottobre con 11.400.000 telespettatori, mentre il settimo posto è occupato dalla trasmissione “Barriera invisibile” trasmessa il 16 ottobre con 11.500.000 telespettatori. Sesto posto è per la serata finale del 9° Festival della canzone napoletana che ottiene una media di 11.700.000 telespettatori. Al quinto posto un piccolo classico della televisione dell’epoca “Campanile sera”. Una trasmissione fatta direttamente dentro i comuni italiani, con collegamenti in diretta da una città del nord e una del sud che si sfidavano a colpi di piccoli giochi enigmistici e di abilità pratica. Alla conduzione Mike Bongiorno, Renato Tagliani ed Enzo Tortora, che totalizza una media di 11.900.000 telespettatori. Quarto posto per il programma “Il cantautore” con una media di 12 milioni di telespettatori, mentre al terzo posto c’è l’edizione ’61 di Canzonissima condotta da Sandra Mondaini.

Medaglia d’argento della top ten auditel del 1961 è per “L’amico del giaguaro” , spettacolo musicale a premi condotto da Corrado e Gino Bramieri con Marisa Del Frate e Raffaele Pisu. Il programma che ottiene una media di 12.200.000 telespettatori, viene definito come una “tombola fatta per un pubblico che conosce il significato della parola quiz”, ed è il vero successo televisivo di quell’anno. Con la scusa del game, vengono realizzati dei filmati con il trio Bramieri-Pisu-Del Frate, che inventano cosi il genere della “parodia televisiva”. Primo posto per un classico della televisione italiana, si tratta di “Studio Uno” di Antonello Falqui e Guido Sacerdote che ottiene una media di 13.600.000 telespettatori, condotta quell’anno da Mina. Definire “Studio Uno” in due parole è molto difficile, ecco perché ci torneremo sicuramente in futuro in una delle prossime puntate della “Tv che c’era”.

[Dati tratti da “Storia della tv italiana” Garzanti]

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