La fine di 24, Lost, Ugly Betty, Heroes (e non solo): addio ai grandi show della tv generalista americana?

Domenica 23 e lunedì 24 maggio: un uno-due ben assestato che metterà ko numerosi fan di telefilm. In due giorni, infatti, milioni di telespettatori hanno dovuto salutare definitivamente due serie già da tempo considerate fondamentali per chi volesse studiare il “fenomeno telefilm” dei giorni nostri. Parliamo ovviamente di “Lost” e “24”, la prima giunta a

Domenica 23 e lunedì 24 maggio: un uno-due ben assestato che metterà ko numerosi fan di telefilm. In due giorni, infatti, milioni di telespettatori hanno dovuto salutare definitivamente due serie già da tempo considerate fondamentali per chi volesse studiare il “fenomeno telefilm” dei giorni nostri.

Parliamo ovviamente di “Lost” e “24”, la prima giunta a termine domenica, dopo sei anni di misteri, colpi di scena e di un vero e proprio gioco che ha coinvolto autori e telespettatori. La seconda, invece, si è conclusa stanotte dopo otto anni, nei quali il protagonista Jack Bauer ha dovuto affrontare numerosi nemici, primo fra tutti sé stesso e la sua difficoltà di essere un uomo “normale”.

Ma questi sono solo due degli show che sono stati chiusi (o che sono terminati) nella stagione televisiva 2010-2011 dalle reti generaliste. Anche “Ugly Betty”, “Heroes”, “Law and order”, “Scrubs” e “Ghost Whisperer” (e non solo) sono giunte alla loro conclusione. Telefilm che, chi più chi meno, hanno segnato un’era nella produzione seriale americana, e che con la loro conclusione non possono che farci domandare: quale sarà il destino delle serie tv future?

Se diamo un’occhiata alle novità del prossimo anno, c’è poco da rallegrarsi: le idee vere mancano, gli show che ti fanno venire voglia di “dare un’occhiata al pilota” sono davvero pochi (salviamo “No Ordinary Family”, “The Cape” e “Undercovers”, ma quest’utlimo solo perchè J.J. Abrams nel genere spionistico ha un precedente di nome “Alias”). Come mai? Non si può guardare al futuro semza dare uno sguardo al passato, almeno quello prossimo, ovvero la stagione tv che si sta concludendo.

Le serie “esplose” sono davvero poche, anzi, potremmo trovarne solo una. “Glee” è riuscita a ricreare quel misto di curiosità pop-sociologica che non trovavamo dai tempi del primo “Desperate Housewives”, sebbene la sua struttura non abbia nulla di realmente innovativo. L’altra novità attesa, “FlashForward”, non è riuscita a guardare il suo futuro neanche per altri tredici episodi, da quanto il calo di telespettatori sia stato allarmante.

Le reti generaliste americane, insomma, stanno facendo i conti con una crisi economica che li costringe a scegliere prodotti rassicuranti e poco coraggiosi, dove i telespettatori se ne stanno al loro posto senza interferire con gli autori e senza attendere con troppa ansia la prossima puntata. La prospettiva, per chi è cresciuto a pane e “grandi serie”, è di ritrovarsi con un sacco di storie autoconclusive, laddove sarà il rating a determinare eventuali trame orizzontali e, quindi, sviluppi narrativi.

Soldi sicuri, telespettatori in po’ meno: sempre più vicini ad internet, la fruizione di un prodotto dipende dai propri tempi, oltre che, ovviamente, all’intereazione che i network stesso decidono di avere con la rete. Averne paura, ormai, preannuncia una perdita di spettatori inevitabile.

Un esempio? Prendiamo le tv via cavo, che hanno fatto di internet la loro seconda casa, con webisodes (come quelli che anticipano la terza stagione di “True Blood”), community e pagine su Facebook. Certo, casi del genere si possono trovare anche nella tv generalista (pensiamo a “Fringe” ed al corso per principianti online), ma sono ancora casi isolati, o allo stadio iniziale.

Ecco che, allora, ancora una volta per capire dove sta andando la tv di oggi bisogna citare internet, formando un connubbio ormai imprescindibile per chi cerca un successo. Abc, Nbc, Fox, Cbs e The Cw solo negli ultimi anni stanno prendendo confidenza col web, prese come erano in passato a farsi la guerra l’una contro l’altra. E nel frattempo, Showtime, Hbo, Starz e tutte le altre ne hanno approfittato (e noi beneficiato).

L’era delle grandi serie della tv generalista è dunque finita? A noi piace pensare che si sia solo presa una pausa, il tempo per mettere in ordine le idee e ripartire. Perchè se non fosse così, se dovessimo davvero pensare che nessuno ci racconterà più storie capaci di emozionarci come quella di un gruppo di persone perse su un’isola, di una ragazza brutta ma determinata o di un agente antiterrorismo in crisi con sè stesso, il vero ko sarebbe della tv, e non nostro.

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