La Pupa e il Secchione - un Ritorno dal successo annunciato (pur tra mille polemiche) già da Edmondo Berselli

pupa secchione

La Pupa e il Secchione  il ritorno - foto prima puntata 18 aprile 2010
La Pupa e il Secchione  il ritorno - foto prima puntata 18 aprile 2010
La Pupa e il Secchione  il ritorno - foto prima puntata 18 aprile 2010
La Pupa e il Secchione  il ritorno - foto prima puntata 18 aprile 2010

A poche ore ("ieri sera si è fatta una certa") dal ritorno de La Pupa e il Secchione, è giusto fare un bilancio più approfondito, rispetto all'immediatezza di un post in tempo reale. Il sottoscritto ha ricevuto critiche di tutti i colori e con le critiche bisogna confrontarsi, perché siamo qui per questo. In ordine di gravità, secondo alcuni commentatori a TvBlog avremmo ricevuto bustarelle per pompare al massimo la trasmissione, saremmo partiti positivi verso il programma per partito preso e avremmo dei rapporti privilegiati con la produzione.

Innanzitutto, è evidente che in questo blog - come in molti altri moltiplicatisi in rete negli ultimi anni - un brand del genere è di massimo richiamo. La rete è a misura di giovani, molti dei quali si fermano alla prima lettura (tette e culi, che - non lo nascondiamo - anche TvBlog non può permettersi di ignorare). Tuttavia, la stessa attenzione riservata a questo programma è stata destinata a tanti altri reality / talent, con particolare attenzione negli ultimi tempi anche ai programmi del sabato sera. Su TvBlog c'è stato spazio per Ballando con le stelle, come per X Factor passando per Il più grande e Io Canto (senza dimenticare i grandi classici Amici, Grande Fratello e Isola dei Famosi).

Detto questo, va anche dato atto che ci si è qui espressi in termini entusiastici prima di vedere i risultati Auditel (colpa altre volte attribuitaci). Il Ritorno de La Pupa e il Secchione è stato obiettivamente un successo, raggiungendo al tempo stesso un alto valore di share del 15.90% (complice il termine dopo l'1 di notte) ma anche una media da record per Italia 1 (2.700.000 è forse il suo più alto ascolto dell'anno). Ma ieri sera, durante il liveblogging, il sottoscritto che l'ha curata si è basato su ciò che ha visto, ovvero uno show con una sua identità, forte, che è rimasto se stesso pur nella consapevolezza che sono passati 4 anni dalla prima edizione (e il budget si è ridotto di un terzo).

La Pupa e il Secchione  il ritorno - foto prima puntata 18 aprile 2010
La Pupa e il Secchione  il ritorno - foto prima puntata 18 aprile 2010
La Pupa e il Secchione  il ritorno - foto prima puntata 18 aprile 2010
La Pupa e il Secchione  il ritorno - foto prima puntata 18 aprile 2010

barale papi

Con dei mezzi piuttosto "risicati" e alte aspettative Italia 1 è riuscita a offrirci un ottimo rapporto qualità-prezzo, a partire dalla conduzione. Un duo come quello formato da Enrico Papi e Paola Barale ci ha riportato alla freschezza della tv anni '90, divertente e al tempo stesso fatta con professionalità. Stiamo parlando di due "giovani esperti" che riescono a farti scivolare addosso la scaletta, lei con una classe da fare invidia alle matrone addobbate delle reti ammiraglie, lui con un'aria scanzonata da eterno Peter Pan. La loro intesa, per di più, era decisamente tangibile e ha contribuito alla riuscita di una conduzione di coppia, così difficile nella tv odierna fatta di protagonismi.

Ma passiamo al vero argomento del contendere, che tante polemiche ha suscitato su TvBlog degne di essere trattate: la diseducatività del format. Ora, di fronte a La Pupa e il secchione il primo pensiero è che le bellone siano un retaggio del berlusconismo alla Drive In e che i secchioni siano la testimonianza che la cultura è morta nel nostro paese. Il punto è che il racconto e il modo con cui queste due categorie vengono assemblate va esattamente nella direzione opposta.

Se la prima edizione poteva sembrare decisamente più macchiettistica e forzata, forse anche per un'incoscienza di fondo, vedendo Il Ritorno hai la sensazione che gli autori abbiano pensato proprio a tutto e nulla sia lasciato al caso. Finalmente assisti a un programma in cui tutto ha un senso e che ha un'identità forte e precisa, che può piacere o disgustare ma resta fondamentalmente coerente con i suoi principi di fondo.

Lo stesso pubblico che l'ha premiato nel 2006, annus horribilis della crisi dei reality, ora respira aria fresca di fronte ai troppi talent show che si prendono sul serio. La Pupa è un'ininterrotta parodia dall'inizio alla fine, è un centone metatelevisivo che assembla gli ingredienti più disparati con una fine chiave umoristica.

E, per chi si indigna dinanzi alla donna oggetto, vedere una pupa che accavalla le gambe o balla sulla cattedra anziché sul cubo restituisce invece al telespettatore un immaginario erotico, che il linguaggio porno del Grande Fratello, con tanto di lesbo-chic da copione, avevano vilipeso. Non che ci si aspetti che tutte le donne siano oche e prive di spessore: testimonianza lampante ci viene dalla conduzione della Barale, una che da ragazza girava la Ruota della Fortuna e ora è così glamour da sembrare uscita da una copertina di Vogue.

Poi c'è l'argomento secchioni. Molti nella prima edizione facevano effettivamente pena, perché probabilmente avevano fatto passare loro il programma per un'altra cosa (non a caso ci fu un ritiro in corsa). Quest'anno sembrano molto più consapevoli del loro ruolo, estremamente autoironici e al contempo taglienti nel rapporto con le pupe. Se in partenza potrebbero sembrar loro le vittime - della serie che studi a fare una vita intera per sputtanarti così in televisione - alla lunga sanno il fatto loro e, dietro gli occhiali nerd ormai di moda, potrebbero rivelarsi più "affascinanti" delle finte bellone con cui gareggiano.

Insomma, a la Pupa si passa dallo Zucca Quiz (che pure ieri era credibile visto che è stato riconosciuto il Dalai Lama e di Manzoni si sapeva che ha scritto i Promessi Sposi) a un gioco a metà tra il Dr. House (giusto per giocare in casa) e i b-movies con infermierina a seguito. Passando per l'insegnamento della filosofia in fascia notturna, mentre la pupa di turno si spalma la crema idratante sulle cosce.

E' un continuo mischiarsi di alto e basso, che apre Italia 1 a un pubblico onnicomprensivo, dal ragazzino che si accontenta di un po' di trash (decisamente privo di controindicazioni pesanti) allo studente universitario che pende dall'indignazione di Sgarbi.

Infine, c'è un ultimo aspetto che è il vero segreto del successo di questo format, se persino l'appena scomparso Edmondo Berselli - non una firma qualsiasi - ne prendeva atto sul paginone di Repubblica ai tempi dell'esordio. E la sua riflessione è ancora attualissima:


"Sicché, nonostante la sua tremenda lunghezza, l'irreality show di Italia 1 trionfa negli ascolti: proprio perché spiega agli italiani e alle italiane che guardano la televisione che tutte le inibizioni sono cadute e si può stare in tv giocando narcisisticamente con i propri difetti. Che importa se è fiction o reality, se è gioco o sceneggiatura? La pupa e il secchione riporta il paese all'età e all'eternità psicologica della scuola secondaria, al tempo delle mele, delle conquiste, delle sconfitte, delle ritirate, delle cosce della supplente e del potere della prof. E vero o no che uno dei sogni principali di tutti i secchioni, in certe notti prima degli esami, era di portarsi a letto la bella e possibile, l'eterna bocciata, l'oca giuliva in ritardo irrecuperabile sul programma scolastico? Forse il programma è un transfert postumo: la realizzazione televisiva di quel sogno".

Se poi a qualcuno proprio non piace, si può sempre cambiare canale. Almeno questi non ce li ritroviamo spalmati fino alla nausea (lo si spera) da Barbara D'Urso, per allungare il brodo dei loro scandaletti. Ci intrattengono per alcune ore, riportandoci ai tempi delle gite d'istruzione, delle assemblee di classe, o se preferite della ricreazione. Ci voleva.

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