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Metis Di Meo a Blogo: “Torno su Rai2 per parlare di lavoro, formazione e soldi con Il nostro capitale umano”

Metis Di Meo presenta a Blogo le nuove puntate del programma di Rai2 dedicato al mondo del lavoro

Il nostro obiettivo – riconosciuto anche dal Moige che ci ha premiato – è trasformare il mondo del lavoro in un viaggio fatto di racconti veri e immediati, con linguaggio diretto, fatto di consigli. Far sì che le storie vere possano essere d’esempio per gli altri. Grazie agli esperti facciamo capire dove c’è possibilità nel mondo del lavoro“. Metis Di Meo a Blogo racconta con orgoglio la riconferma di Il nostro capitale umano, la cui seconda edizione andrà in onda su Rai2 a partire da sabato 19 settembre, ogni settimana, alle ore 9.20. Otto le nuove puntate previste, registrate dopo il lockdown, con la produzione firmata da da Lilith Factory:

Abbiamo trattato temi diversi rispetto a quelli dell’anno scorso. Il gap tra il lavoro femminile e quello maschile, l’abbattimento del lavoro nero, l’alternanza scuola-lavoro, il percorso carcerario che può essere riabilitato dal lavoro. Ma anche la riqualificazione all’interno del Ministero della Difesa. Il tema centrale ovviamente rimane capire dove va il mondo del lavoro e perché la domanda non si incontra con l’offerta. Tutte le storie che noi ricostruiamo e che Assosom, l’associazione che raggruppa le agenzie per il lavoro, ci aiuta a trovare, sono vere. Parliamo anche di soldi, non ci vergogniamo a farlo, spesso c’è una remora a farlo in altri programmi. Cerchiamo di capire quanto merita di essere pagato un lavoratore e quali sono i suoi doveri e diritti.

Tutti temi interessanti. Ma il pubblico ne è abbastanza interessato? O, meglio, quanto è difficile parlare in televisione di lavoro?

Il pubblico non è abituato a sentir parlare di lavoro in maniera didattica, propedeutica alla comprensione e positiva. Ma il lavoro riguarda tutti, ha un interesse nazionale, ma purtroppo a volte è trattato con tecnicismi che fanno sì che quelli che si occupano di sviluppo e lavoro si rivolgono solo a chi si occupa di sviluppo e lavoro, criticando quelli che lo stanno facendo. Così il circuito diventa chiuso. Questo programma prova a contrastare chi, demoralizzato, sta sul divano e pensa ‘non c’è lavoro, lavorano solo i raccomandanti, quello che ho studiato è inutile’. Ehi, tu, vieni qua, cerco di capire qual è il tuo talento, fammi capire cosa sai fare. Vieni, ti faccio fare un corso di formazione e ti faccio lavorare. È improbabile non trovare lavoro oggi in Italia, se una persona guarda attentamente il mondo del lavoro. I corsi di formazione delle agenzie per il lavoro vengono fatti solo ed unicamente perché c’è un’impresa che già sta cercando quel ruolo.

La collocazione in palinsesto al sabato mattina come la vivi?

È una scelta editoriale della rete, che piazza questo tipo di prodotto televisivo – istituzionale – in quella fascia. Non è una scelta strettamente legata al singolo programma.

La seconda serata sarebbe meglio?

Spero in una crescita in futuro, cambiare target, orario e giorno ti permette di confrontarti con un pubblico nuovo. La seconda serata, nello specifico, lo prendo come un ottimo augurio (ride, Ndr).

Il mondo del lavoro che hai incontrato quanto è cambiato dopo il lockdown?

Tanto, anche se alcuni settori sono anticiclici, come per esempio quello sanitario che ha avuto una implementazione di richieste di lavoro; la pandemia ha portato un’accelerazione della digitalizzazione di tante aziende. Parleremo anche di quanto siano importanti le competenze green, più di quelle digitali, che pure sono fondamentali. Una persona da casa può fare in due ore un lavoro che un altro dipendente prima in azienda faceva in otto ore.

Quali saranno le novità della seconda edizione?

Ho portato avanti un progetto legato all’orientamento e alla formazione dei ragazzi, progetto sposato dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dal ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. E poi ci saranno le incursioni di personaggi noti: nella prima puntata Giorgetto Giugiaro.

Il tuo è un programma dedicato al lavoro. Avete mai pensato di realizzare una puntata rivolta a chi vuole lavorare in televisione?

No, non ci abbiamo pensato. Non è facile parlare di schemi formativi nel settore dello spettacolo, perché è complesso, ampio e confuso. Nel nostro settore il cantante fa il conduttore, l’attore può essere scambiato per un ballerino e così via. Per il pubblico tutto è uguale. Servirebbe una maggiore professionalizzazione del settore. Il consiglio che posso dare è che non c’è maggiore formazione di quella che si fa in campo. E di proporre idee che abbiano qualità, costo e tempi adatti a ciò che richiede il mercato.

Dal 2012 sei inviata di Unomattina, che con grande frequenza cambia i conduttori. Per te è un problema o non cambia niente?

Mi interfaccio più frequentemente con gli autori, ma ho un rapporto di affezione e di stima con alcuni conduttori, da Franco Di Mare, che mi conosce da quando ho 16 anni, a Valentina Bisti, fino a Marco Frittella. Quando arriva un giornalista esterno alla Rai c’è sempre bisogno di un periodo di conoscenza, soprattutto per gestire le dirette. Ma Unomattina è un programma difficilmente comparabile a qualcos’altro. È il morning show della televisione italiana che ha le regole della deontologia di un tg e l’approfondimento e la correttezza che si può avere soltanto all’interno di una rete generalista. E le persone percepiscono la differenza. Unomattina è un unicum, quindi, anche se cambiano i conduttori, lo stile di Unomattina da 30 anni non cambia.