Come saranno i programmi tv dopo la fine dell'emergenza coronavirus?

Amici e X Factor come gestiranno le fasi dei solitamente affollatissimi casting? E le fiction dovranno rinunciare alle scene (già scritte) in cui è previsto il contatto fisico?

Gli esperti continuano a ripeterlo: quando l'emergenza sanitaria per il coronavirus finirà, non si potrà tornare subito alla vita normale. Bisognerà farlo gradualmente, con degli step che pian piano riporteranno tutti (si spera) alla quotidianità pre-coronavirus.

Nella fase di transizione saranno riaperte molte aziende, in modo da poter rimettere in moto il sistema Italia, da quasi un mese costretto ad un immobilismo che rischia di avere conseguenze economiche disastrose, ma bisognerà convivere con il virus.

Probabilmente nessuno in questo momento sa come la televisione italiana tornerà in onda durante la fase di transizione (dal mese di maggio in poi?). Quasi sicuramente lo farà senza pubblico in studio e con ospiti a debita distanza (di almeno un metro) dal conduttore di turno.

Nel mare di incertezze in cui stiamo navigando in questo periodo, è il momento di pensare a soluzioni. O, più precisamente, a ipotesi di soluzioni. È il momento di immaginare nuovi scenari.

Se i talk show sembrano i più avvantaggiati, con interviste realizzabili a distanza (con la speranza che il collegamento regga), più complicato appare il lavoro per i programmi che necessitano di una più lunga genesi. Il pensiero va a talent e reality show.

Come potrà X Factor realizzare i casting se gli assembramenti dovessero essere vietati anche nei prossimi mesi? Si opterà per dei provini a distanza in versione video e audio? Gli stessi interrogativi valgono per Amici, la cui 20esima edizione non è stata ufficialmente confermata (ma non ci pare ci siano dubbi sulla riconferma). Il talent di Maria De Filippi è stato il primo (e unico) grande show di prime time a fare i conti con il coronavirus e ha dimostrato che show 'can' go on anche in questo caso (aspetto che, in ottica futura, può tranquillizzare gli appassionati di Ballando con le stelle). Resta, appunto, da capire come gestire la fase che precede la messa in onda.

Stesso discorso per un'altra fortunata creatura televisiva della De Filippi: Uomini e donne potrà permettersi il 'lusso' di far incontrare nello studio a Roma dame e cavalieri da tutta Italia? E, in esterna, il contatto fisico, decisivo per gettare le basi di una storia d'amore, sarà consentito? Oppure il programma pomeridiano di Canale 5 si trasformerà in una sorta di Tinder televisivo che non va oltre l'amore virtuale?

Ed, ancora, Temptation Island potrà riunire all'interno di uno stesso villaggio concorrenti (coppie e tentatori) e l'intero staff tecnico senza correre rischi oppure dovrà arrendersi alla realtà ed essere rinviato a tempi migliori?

E L'Isola dei famosi, considerando la chiusura delle frontiere agli italiani, sarà costretta a 'delocalizzare' in Italia consentendo la nascita della prima vera edizione 'italiana' del reality solitamente realizzato in località esotiche?

Un capitolo a parte, fondamentale per il sistema televisivo italiano, riguarda le serialità. Le fiction girate ai tempi del coronavirus dovranno portare in scena il mondo ai tempi del coronavirus? Ossia, le scene d'amore (già scritte nei copioni) o tutte quelle che prevedono un contatto fisico o una vicinanza sul set, saranno modificate per ottemperare alle norme del distanziamento sociale?

Per esempio, la sceneggiatura di Un posto al sole, la cui messa in onda è stata interrotta proprio per l'impossibilità di girare nuove puntate, si dovrà bruscamente adeguare alla realtà esistente al di fuori del set?

Le domande fin qui elencate affondano le radici nella concreta necessità di far ripartire il sistema produttivo televisivo-cinematografico. L'alternativa è una (impraticabile) drastica rivoluzione a livello di produzione, di programmazione, di palinsesti e di risorse umane in campo.

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