Damiano Carrara a Blogo: "Fuori Menu, un'occasione per evadere"

Damiano Carrara approda su Food Network (canale 33) con Fuori Menu. Ecco l'intervista.

Per la prima volta Damiano Carrara diventa il conduttore (in solitaria, s'intende) di un programma televisivo. Dal 9 aprile, ogni giovedì alle 21, andrà in onda con Fuori Menu. Da Real Time (dove il programma è stato trasmesso fino al 2014 con la conduzione di Alessandro Borghese) fino a Food Network, il format mette a disposizione un vero ristorante per due cuochi amatoriali in competizione tra loro. L'obiettivo? Creare un vero menu per soddisfare venti clienti esigenti.

Lo vivi come un upgrade?

"Massì, decisamente. E' molto bello cambiare e migliorarsi. Il cambiamento fa sempre bene e questa è una bella sfida".

In questo programma sei un uomo per tutte le mansioni: cuoco, aiuto-cuoco, cameriere, portinaio...

"Sì, praticamente faccio un po' di tutto. Sto in sala, parlo con i clienti, apro le porte, aiuto in cucina, faccio avanti e indietro. Insomma, faccio tutto quello che farei all'interno del ristorante da proprietario. Ma non sempre mi rendo utile: ci sono dei concorrenti che non volevano essere aiutati".

I concorrenti chi sono?

"Sono tutte persone amatoriali, che non hanno mai fatto nulla nel settore della ristorazione. Spesso sono amici, altre volte familiari: una persona di loro decide di stare in cucina, l'altra in sala, e per la prima volta si ritrovano a gestire un ristorante a tutti gli effetti".

Quali sono le difficoltà?

"La difficoltà sta nel preparare un menu da cinque portate con due ore di tempo e un'ora per il servizio. Più ti complichi la vita, più è difficile portare a termine il menu. Quasi nessuno, in effetti, è riuscito a terminarlo".

Fuori Menu può essere un modo per distrarsi?

"Spero di sì. Anche perché ora ora come in tv si parla solo ed esclusivamente di Coronavirus. Capisco l'emergenza. Capisco la necessità di informare il pubblico. Ma ne parlano costantemente 24 ore su 24. C'è bisogno dei programmi che permettono di staccare, altrimenti qui si impazzisce tutti".

La televisione è invasa da programmi e talent di cucina. C'è chi dice che ce ne siano troppi.

"Ma le persone si lamentano di tutto. Quello che conta sono i numeri, che sono ancora ottimi. D'altronde, il cibo riguarda tutti: per sopravvivere bisogna mangiare, perché non imparare a farlo bene? Lo stiamo vedendo anche in un periodo di difficoltà come quello attuale".

Questa è anche la prima volta che esci dal settore dei dolci in tv, sbaglio?

"Sì, in Italia sì. Ma non ho solo una pasticceria, il mio locale è un ristorante vero e proprio. Dalle cene con servizio al tavolo alle colazioni all'italiana, facciamo di tutto. Alla pasticceria mi sono avvicinato solo successivamente con l'apertura di un locale ad hoc, ma nella mia vita sono sempre stato dentro al mondo della ristorazione".

Bake Off rischiava di confinarti nell'immaginario comune nella pasticceria?

"Beh, questo programma mi aiuterà a togliermi dall'idea di Bake Off e basta. Ci sono persone che sono state etichettate in una certa maniera e non sono riuciti a fare altro. Ecco, vorrei evitare. Preferirei dimostrare che una persona può cambiare ed avere svarie sfaccettature".

Dicci la verità: ok l'America, ma l'approdo alla tv italiana ti ha cambiato la vita?

"Eccome, me l'ha stravolta. Mi sono ritrovato con due piedi, uno in America e uno in Italia. Inizialmente trascorrevo soltanto 3 o 4 mesi all'anno qui, adesso sono diventati 7 o 8. Il 60% di lavoro arriva dall'Italia. Più si va avanti e più mi sta sconvolgendo la vita. Adesso sto pensando anche di aprire un locale qui".

Da imprenditore quali sono le conseguenze ai vari lockdown dovuti all'emergenza Coronavirus?

"Io ho tutti i locali chiusi con quasi 60 dipendenti a casa. L'America, poi, non dà nessun tipo di aiuto. Anche il locale nuovo italiano è pronto ma non posso aprirlo. Sarà dura ripartire".

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