La Santa Messa del Papa da Santa Marta e la scelta giusta di Rai1

I tempi del Coronavirus e la tv alla ricerca di un linguaggio diverso

C'è un bisogno di preghiera molto diffuso nel nostro paese in questo difficile periodo e complici le misure restrittive che obbligano gli italiani a restare a casa, questo bisogno deve essere soddisfatto dai moderni mezzi di comunicazione e la televisione -si vede dal consumo giornaliero aumentato a dismisura di questi tempi- è più che mai centrale in questo ruolo. In tutto questo è la televisione generalista che si riprende in mano il pallino e lo fa ottenendo dei numeri altissimi (paradossalmente in un momento di contrazione pubblicitaria, ma questo è altro discorso e attiene alla miopia di alcuni "professionisti" del settore).

Con tutta evidenza è Rai1, in quanto televisione di tutti gli italiani, ad avere la centralità televisiva di questo triste periodo. Il compito della prima rete del servizio pubblico radiotelevisivo, che una volta veniva chiamata appunto "Nazionale", deve essere quello di unire gli italiani e rappresentarli soddisfacendo la loro sete di programmi di informazione, di servizio, ma anche di intrattenimento, che sono poi i cardini da cui si deve basare l'attuale offerta televisiva di una rete generalista.

Stefano Coletta, da poco chiamato alla guida del primo canale televisivo italiano, ha pensato di soddisfare il bisogno di molti credenti ed aprire le porte della Rete 1 alla Santa Messa quotidiana delle 7 del mattino, che il Pontefice celebra dalla cappella di Santa Marta in Vaticano. Il risultato in termini di ascolti è straordinario (vedete il grafico delle curve di ieri mattina a fine post) con dati che ormai arrivano ad oltre il 25% di share, ma con un'osservazione che va oltre il numero Auditel.

Prima del termine della Messa, ci sono 5 minuti di Adorazione Eucaristica, cinque minuti di assoluto silenzio, con un pubblico di 1.200.000 telespettatori che rimane su Rai1, alla ricerca di un momento carico di interiorità. Il benessere dell'afasia, dell'ineffabile in un tempo governato fino a qualche settimana fa dalla frenesia, alla ricerca perenne dell'estetica e del risultato a tutti i costi. "Il silenzio non fa domande, ma può darci una risposta a tutto" diceva Ernst Ferstl, dunque quei 5 minuti diventano un momento di riflessione in cui il linguaggio televisivo cui ci siamo abituati va nel cassetto, mentre cerchiamo di ossigenarci e di trovare delle risposte rispetto alla terribile situazione che stiamo vivendo.

Oggi Liliana Cavani in una bella intervista al Messaggero in cui si parlava della Benedizione Urbi et Orbi diffusa anche dalla prima rete venerdì con punte di oltre 10 milioni di telespettatori, diceva rispetto all'importanza della religione in questo periodo di emergenza: "Non serviva una calamità. Nella storia dell'umanità il sacro ha sempre svolto un ruolo importante riconnettendo l'esperienza terrena a qualcosa di più grande".

La scelta di Rai1 dunque della Santa Messa delle 7 del mattino del Papa va oltre la pur importante questione di servizio. Va verso una televisione che ci faccia riflettere, che ci metta di fronte alla nostra immagine riflessa su di uno specchio e ci indichi una strada diversa rispetto a quella cui ci eravamo abituati. Una televisione in cui il minuto conti di meno, lì separato dal contesto solo per catturare più "teste", ed in cui invece è nel totale della propria offerta che concentri gli sforzi.

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