Game of Thrones 8 e la Battaglia di Grande Inverno: parla Maisie Williams

Maisie Williams, Kit Harington ed il regista Miguel Sapochnik commentano il terzo episodio di Game of Thrones 8, attesissimo dal pubblico e che ha riservato una gran bella sorpresa

La Battaglia di Grande Inverno (o "la 8x03", come in tanti hanno abbreviato in queste ore) è finalmente andata in scena. L'episodio più atteso -forse addirittura più del series finale del 19 maggio- di Game of Thrones ha portato con sé qualche dubbio, qualche critica (inevitabile) e qualche sorpresa. E che sorpresa.

-Attenzione: spoiler sulla terza puntata dell'ottava stagione di Game of Thrones-
Una sorpresa di nome Arya Stark (Maisie Williams): è stata lei la vera protagonista della puntata, sebbene non in prima linea nella battaglia contro gli Estranei, come altri personaggi, su cui si era maggiormente focalizzata l'attenzione del pubblico.

Così, mentre tutti si aspettavano un gesto eroico o un sacrificio da parte di Jon (Kit Harington), Jaime (Nikolaj Coster-Waldau) o Brienne (Gwendoline Christie), a segnare il match point è stata la piccola Stark, che ora tanto piccola -almeno nelle sue gesta- non è più.

E' innegabile che l'evoluzione del personaggio di Maisie Williams avrebbe dovuto portare a qualcosa di grande: scappata da Approdo del Re dopo la decapitazione del padre, si è finta un ragazzo, si è nascosta, ha combattuto contro nemici che sulla carta avevano più probabilità di sopravvivere rispetto a lei e, soprattutto, ha affinato la propria capacità di combattimento. La seconda parte dell'episodio la vede, in crescendo, protagonista: inizia ad affrontare gli Estranei dopo che questi riescono a superare le mura di Grande Inverno, cerca rifugio nella biblioteca, che si rivela essere già stata occupata dai non-morti, ed infine trova riparo là dove incontra nuovamente Melisandre (Carice van Houten): è lei a ricordarle di averle detto un tempo che avrebbe ucciso "occhi marroni, occhi verdi... ed occhi blu". Ma, soprattutto, è lei a ricordarle che al Dio della morte Arya dice "Not Today", "non oggi", diventato anche trending topic per tutta la giornata.

Il colpo finale dell'episodio, così, è tutto suo: quando il Re della Notte raggiunge Bran (Isaac Hempstead Wright) per segnare la sua vittoria sui vivi, è lei ad assalirlo da dietro e, sebbene fermata in tempo dal nemico, riesce a distruggerlo con una mossa che è già diventata una scena cult.

"Era incredibilmente entusiasmante", ha raccontato la Williams ad Entertainment Weekly ricordando quando ha scoperto cosa sarebbe toccato fare alla sua Arya. "Ma ho anche pensato che tutti l'avrebbero odiato, che Arya non se lo merita. La cosa più difficile in una serie tv è quando si costruisce un nemico che sembra impossibile da sconfiggere e poi viene sconfitto. Deve essere fatto in modo intelligente, altrimenti la gente penserà che non doveva essere così cattivo se viene ucciso da una ragazzina. Quando l'ho detto al mio ragazzo mi ha detto 'Ma non dovrebbe farlo Jon?'".

David Benioff e D.B. Weiss hanno rivelato di aver deciso che ad uccidere il Re della Notte sarebbe stata Arya fin dalla terza stagione. Questo ha permesso di costruire tutto l'arco narrativo del personaggio rendendo credibile il fatto che "una ragazzina" riuscisse in quello in cui personaggi più blasonati non sono riusciti.

Anche la Williams ha iniziato ad entrare nell'ottica che non era un'idea così assurda, ma solo quando ha lavorato alla scena dell'incontro con Melisandre:

"Ho capito che quella scena ha ricordato tutto ciò a cui ho lavorato nelle ultime sei stagioni -quattro se partite da quando Arya va nella Casa del Bianco e Nero-. Tutto porta a questo momento. E poi è una scena inaspettata, ed è quello che ha sempre fatto lo show. Quindi ho iniziato a pensare 'Fancxxo, Jon, me lo prendo io'".

A proposito di Jon, anche Harington è rimasto sorpresa da questa decisione:

"Pensavo toccasse a me! Ma l'idea mi piace, dà un senso al percorso di Arya. Penso che sia un po' frustrante per il pubblico vedere Jon dare la caccia al Re della Notte e non vedere mai quest'epica battaglia, ma è una cosa alla Game of Thrones. Eppure, è la scelta giusta per il personaggio, è qualcosa che non ti aspetti: la giovane donna che pugnala il nemico".

Il racconto doveva ingannare il pubblico fino all'ultimo. E qui entra in scena il regista Miguel Sapochnik, colui che ha diretto l'episodio, le cui riprese sono durate undici settimane, con riprese in notturna per ben 55 giorni. "Dovevamo vederla allontanarsi dal racconto e poi comparire a sorpresa, facendo svanire tutte le speranze sul fatto che al suo posto ci sarebbe stato Jon", ha spiegato. "Quindi seguiamo Jon, perché il pubblico deve dire 'Jon ce la fa, ce la fa', ma poi fallisce. Spero sia stata una bella sorpresa che nessuno si aspettava".

Piaciuta o meno, la sorpresa c'è stata. Arya Stark entra di diritto nell'olimpo degli eroi televisivi e conferma quando Game of Thrones non lasci mai nulla al caso. Anche il fatto che quella in cui è spiccata come la vera protagonista, per la Williams, sia stata anche la sua prima esperienza in una battaglia sul set della serie:

"Arya non c'era mai nell'episodio 9 (che per molte stagioni era quello deputato a raccontare uno scontro, ndr). Il che è strano perché Arya è la prima che inizia ad allenarsi. Non ho mai preso parte ad uno di quegli episodi, poi lo fai e ti alleni, ma nulla può prepararti a quanto sia sfiancante fisicamente. Era una ripresa notte dopo notte, e dovevamo ripetere tutto, non ci si poteva fermare. E non potevi ammalarti, dovevi prenderti cura di te perché doveva fare qualcosa che nessun altro poteva fare. Ma la soddisfazione dopo una giornata sul set è unica. Sono giornate dure, ma sai che diventeranno parte di qualcosa di iconico".

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