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Masi contro la Digital Key di Sky: viene da chiedersi, “perché?”

Un punto sembrava chiaro fino a qualche mese fa: il concorrente naturale di Sky è Mediaset con la sua offerta Premium. I contenuti “chiave” (il calcio, le serie tv e i film) sono in mano ai due network sulle piattaforme pay, un po’ sul digitale terrestre e un po’ di più sul satellite. Qualcosa è

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Un punto sembrava chiaro fino a qualche mese fa: il concorrente naturale di Sky è Mediaset con la sua offerta Premium. I contenuti “chiave” (il calcio, le serie tv e i film) sono in mano ai due network sulle piattaforme pay, un po’ sul digitale terrestre e un po’ di più sul satellite. Qualcosa è cambiato da quando Mauro Masi è diventato il dg della Rai. Improvvisamente il conflitto si è acceso fra la tv di stato e Sky e qualche maligno si è addirittura permesso di paragonare la tv di stato ad uno di quei ragazzini che gli ayatollah iraniani costringevano a camminare di fronte ai carrarmati per “scovare” le mine.

La questione RaiSat, con il braccio di ferro (in realtà con l’intenzione chiarissima di non concedere a Sky i canali Rai seppur pagati 50 milioni di euro l’anno), è stata interamente un’invenzione di Masi. Si è detto, pur di giustificarlo, che quei soldi erano pochi, che troppo era il vantaggio ottenuto da Sky nel poter inserire nel suo bouquet anche quei canali. Fatto sta che la Digital Key, pur essendo tutt’altro che una rivoluzione come abbiamo cercato di spiegare nel nostro piccolo, ha scatenato rabbiosa la reazione del direttore generale Rai pronto ad una dichiarazione nel Cda della tv di stato che più che contro la tv di Murdoch appare come la classica excusatio non petita.

Il tutto ha i connotati di un’abile campagna promozionale e di marketing che di una reale messa a disposizione a tutti i propri abbonati della programmazione digitale terrestre in chiaro. Merita un attento approfondimento, anche dal punto di vista legale e regolamentare, la eventuale immissione dei canali della piattaforma terrestre all’interno dell’Epg (la guida elettronica dei programmi, ndr) di Sky. Potrebbe essere in conflitto con le disposizioni delle Autorità di garanzia che limitano l’utilizzo da parte di Sky del sistema digitale terrestre. L’utilizzo di questo strumento sarà, anche nel tempo, circoscritto a un ristretto numero di abbonati. La limitazione dell’uso della chiavetta ai decoder Sky di nuova generazione e in particolare a quelli in Hd restringe ancor di più il numero di abbonati serviti dalla Digital Key poiché questi dovranno essere dotati di un televisore Full Hd. Notoriamente tutti i nuovi televisori sono obbligatoriamente provvisti di un decoder digitale terrestre integrato: la visione del digitale terrestre integrale è dunque già garantita dal televisore. Inoltre occorre aggiungere che parte significativa dei televisori in Hd già venduti prima dell’obbligo del decoder integrato era già in grado di ricevere il digitale terrestre a causa dell’elevato costo del televisore e della relativa necessità di dotarlo di tutti gli strumenti tecnologicamente più aggiornati, compreso il decoder per il digitale terrestre.


Tutto perfettamente comprensibile, tutto chiaramente inquadrabile in una reazione che viene fuori da una realtà innegabile: la Rai ha rinunciato ai 50 (si dice anche 60 mln) di euro l’anno per i suoi canali RaiSat mettendoli gratuitamente a disposizione sul digitale terrestre. Presto, prestissimo, potranno goderne tutti, anche quelli che pagavano per vederli su Sky.

Come si giustifica il mancato introito quando la Rai è destinata a chiudere in rosso il suo bilancio? Possibile rispolverare il vecchio cavallo di battaglia dell’evasione del canone (problema reale e da sempre presente)? Masi ci sta provando, in pochi gli crederanno.

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