Prove tecniche di pluralismo: Porta a Porta su Annozero e la D’Addario

Sorpresa e meraviglia, nemmeno il tempo di godersi la puntata di Annozero, frettolosamente chiusa durante le vignette di Vauro, che su RaiUno è già partita quella odierna di Porta a Porta. Bruno Vespa, in diretta solo come nelle grandi occasioni, con volto severo manda in onda spezzoni di Annozero passati su RaiDue non più tardi

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Sorpresa e meraviglia, nemmeno il tempo di godersi la puntata di Annozero, frettolosamente chiusa durante le vignette di Vauro, che su RaiUno è già partita quella odierna di Porta a Porta. Bruno Vespa, in diretta solo come nelle grandi occasioni, con volto severo manda in onda spezzoni di Annozero passati su RaiDue non più tardi di un’ora prima.

In studio è rappresentata tutta la politica italiana, dal ministro della difesa La Russa a Donadi dell’Italia dei Valori, pronta a commentare rigorosamente live gli esiti della trasmissione più controversa della storia della tv italiana. Un evento, se vogliamo essere di manica larga, che spiega anche il primo caso di “contro-trasmissione” della storia della tv italiana.

In corso d’opera arriva anche il trafelato Maurizio Belpietro, direttore di Libero, già ospite ad Annozero e messo in condizione di porre le sue domande direttamente a Patrizia D’Addario, la escort (o “prostituta” come ha tenuto a specificare in apertura in maniera greve ma onesta La Russa) che ha animato la nottata in cui Berlusconi doveva mandar giù l’esito elettorale delle elezioni americane in cui è stato eletto Obama.

Il tema della libertà di informazione è marginalmente affrontato, l’obiettivo di Vespa è Santoro e la sua trasmissione. Parte il servizio che “descrive” gli ultimi anni del suo corso in Rai. Le polemiche, le proteste, la cacciata di Vauro e le uscite di scena indignate di Mastella e Lucia Annunziata in rapida sequenza. La chiusura è affidata alla stesso Santoro che si lancia nella celebre battuta: “noi siamo un Tg4 fatto bene, lasciateci lavorare“. Vespa rientra in studio e si chiede, sinceramente sconsolato, “può essere servizio pubblico un Tg4 fatto bene?“. La risposta, almeno la sua, è già nella domanda.

Poi uno dice che non c’è il pluralismo dell’informazione sul sacro “servizio pubblico pagato con i soldi degli italiani“. Farabutto!

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