Tg4, Gerardo Greco ricostruisce la sua Agorà a Genova

Il crollo del ponte Morandi di Genova diventa il primo banco di prova del nuovo Tg4 di Gerardo Greco. E l'impronta del nuovo direttore si sente tutta, subito.

Camicia bianca, collegamento panoramico su una Genova assolata e su un ponte squarciato, collega al fianco, inviati sul campo e conduttrice in studio a Milano: Gerardo Greco impone il suo stile al Tg4 cogliendo la drammatica occasione sfortunatamente dettata (concedetemi l'appello alla sorte e non a responsabilità tutte da definire) dal crollo del ponte Morandi nella vigilia di quello che doveva essere un sonnacchioso Ferragosto.

La terrazza di quella che sembra essere un'abitazione privata sul colle Belvedere, affacciata sul vuoto di un ponte che non c'è più, diventa l'Agorà non solo virtuale di Gerardo Greco. Un'agorà nel senso greco del termine, intesa come fulcro delle attività del Tg, condotto da marina Dalcerri a Milano ma anticipato da uno speciale condotto dal direttore che si assume anche l'onere, e l'onore, di aprire l'edizione regolare delle 11.30; fulcro delle attività anche perché è lì il coordinamento dei contenuti, dei servizi, dei tanti collegamenti con gli inviati nei pressi delle zone rosse.

Ed è il dispiegamento di forze a fare di questo nuovo Tg4 un'Agorà alla maniera di Greco, che conduce col supporto di una collega sul posto, della Dalcerri da Milano, dei due inviati ai piedi del ponte Morandi Alberto Pastanella e Davide Loreti. Le edizioni straordinarie spazzano via il (sempre, non solo ferragostano) sonnacchioso daytime di Rete 4 del 14 agosto, offrendo praticamente una copertura all news, inaugurata con l'edizione delle 11.30 e proseguita, giusto con qualche pausa, per tutto il pomeriggio, fino allo speciale di prime time. Si riprende, quindi, nel mattino di Ferragosto, con l'edizione straordinaria che fa da traino all'edizione delle 11.30: una vera no-stop, guidata con sicurezza e con ritmo, e con toni lontani dalla drammaturgia del vecchio Tg4. Meno emotainment, più approfondimento, maggiore contestualizzazione e minor quantità di parole sparate a caso tanto per coprire minuti di diretta.

Qui mi concedo una piccola digressione per notare che soprattutto ieri, a botta calda, se ne sono sentite tante di parole in libertà da parte dei conduttori di all news solitamente abituate a gestire i loop riempi-edizioni: mi riferisco soprattutto a Sky Tg24 che non ha dato il meglio di sé a fronte di una Rai News più lucida ( anche se sulla rassegna stampa della seconda serata di ieri varrebbe la pena ragionare). Sulla gestione delle all-news andrà fatto un ragionamento serio prima  o poi, prima che diventino semplici megafoni di dichiarazioni varie e di sensazioni da social. Ma questa è un'altra storia.

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Torniamo a Gerardo Greco, che da subito impone, dunque, il suo stile al Tg4. Il disastro di Genova finisce così per anticipare ad agosto la prevista rinascita informativa della rete, annunciata da settembre. Ma c'è anche qualcos'altro: la rapida successione di edizioni straordinarie, la tendenza all'approfondimento e al coinvolgimento di inviati e colleghi, l'abnegazione ne fanno un serio antagonista al maratoneta Mentana, grande assente dal racconto tv di questo drammatico Ferragosto. Vero è che la copertura della cronaca non è tra i contenuti preferiti del direttore del Tg La7, anche perché poco c'è da raccontare in una situazione che ha come unico reale aggiornamento quello della conta dei morti e delle dichiarazioni (il più delle volte dimenticabili) dei politici. In questo senso, la maratona ha un senso là dove si agitano acque elettorali ed istituzionali. Ma è anche vero che il piglio di Greco in questo agosto 2018 mi ricorda proprio Enrico Mentana in maniche di camicia in collegamento da Mirandola nel maggio del 2012 dopo le scosse che sconvolsero l'Emilia. Ognuno ha il proprio stile, ma sembra intellegibile il modello di riferimento, anche se declinato in maniera più 'comunitaria'. Vedremo come proseguirà il Tg4 di Greco.

 

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