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Malaparte ho letto Malaparte, e mi è sorta una domanda: che fine ha fatto lo spettatore Tv?

Caro Malaparte, il nostro Malaparte (come usiamo chiamarlo), ho letto Malaparte. Il vero Malaparte, Curzio (Suckert), autore di “Kaputt”, grande romanzo del dopoguerra- milioni di copie vendute, pubblicato in libricini smilzi- che è tornato in una versione molto accurata e di spessore presso[…]

Caro Malaparte, il nostro Malaparte (come usiamo chiamarlo), ho letto Malaparte. Il vero Malaparte, Curzio (Suckert), autore di “Kaputt”, grande romanzo del dopoguerra- milioni di copie vendute, pubblicato in libricini smilzi- che è tornato in una versione molto accurata e di spessore presso l’Adelphi, sempre definita casa editrice raffinata. L’ho letto, anzi riletto dopo tanti anni e l’ho trovato straordinario. Altro che le accuse di sensazionalismo, virtuosismo letterario-giornalistico, effettismo facile, accuse di ieri e di oggi.
Malaparte, il nostro Malaparte, mi domanderai: ma che c’entra il vero Malaparte, “Kaputt”, con la vita di notizie e di commenti di Tv Blog? C’entra, e cerco di dimostrarlo. Noi qui, tutti, ciascuno con il proprio linguaggio e stile, ci mescoliamo alle notizie sempre molto fresche e presentate senza troppi peli sul computer; ma forse ci dobbiamo rendere conto di un qualcosa che mi pare di intravedere non solo in Tv Blog ma in genere quando si parla di Tv.
Il qualcosa è questo , e lo pongo sotto forma di domanda: che fine ha fatto lo spettatore Tv? Noi, chi più o chi meno, siamo dei professionisti o comunque addetti ai lavori (mi riferisco in parte anche ai commentatori volanti che firmano con i nickname). Diamo notizie, forniamo critiche o pareri. I commentatori volanti peraltro alimentano un flusso verso chi legge (e non fa commenti) ma anche lo rimpallano fra loro stessi, e spesso sono formidabili. Sto studiando i loro commenti o messaggi e penso che si tratti di un’onda lunga che ha la capacità di fare argine alla invadenza della Tv, anzi delle Tv. Per vis polemica, ironia, intemperanza. Per quanto?
Anche loro però, come noi con o senza nick name poichè siamo dalla parte degli addetti, ci stiamo dimenticando gli spettatori, il pubblico? Lo intravediamo negli ascolti, forniti giornalmente, utilissimi e sempre al centro di discussioni vivaci; ma lo intravediamo soltanto. Non sappiamo, non cerchiamo di sapere chi sono gli spettatori, dove e perchè vengono smistati fra le Tv. Non so se i drigenti delle Tv sappiano veramente chi sono gli spettatori; penso di no, penso che li considerino cavie senza identità o con la identità che fa comodo, da consumatori.
La situazione si è poi complicata con il pasticcio tecnologico che c’è e che si può aggravare. Ecco: io non faccio che incontrare spettatori che si lamentano, che protestano, che butterebbero decoder e parabole dalla finestra. Che relazione c’è fra questi disperati e gli spettatori delle Tv? C’è qualcuno in grado di spiegarlo? Gli spettatori avranno un domani, in Italia, e soprattutto chi sono?
Caro nostro Malaparte, in “Kaputt” fra i capitoli più belli (lo scenario è quello della seconda guerra mondiale, certo più cruento delle attuali battaglie fra le Tv) ci sono quello dedicato ai cavalli finiti in un lago per sfuggire un incendio, congelati come statue; e quello dei cani uccisi a centinaia per impedire che il nemico potesse servirsene come ignari kamikaze spediti sotto la pancia dei carri armati. Immagini fortissime. Neanche troppo fantasiose se si pensa alle crudeltà della storia. Cavalli e cani mandati o andati al macello. Ed è così che , ripensandoci, all’improvviso, nella mia mente malata di letteratura malapartiana sia i cavalli che i cani con le loro storie sono stati sostituiti dagli spettatori delle Tv. Inconsapevoli. Spettatori analizzati finchè si vuole ma forse mai capiti. Quantificati finchè si vuole ma sfuggenti, in cammino verso un destino incerto. Verso un “kaputt” senza speranze? Curzio Malaparte ricorda che la parola letteralmente significa “rotto, finito, andato in pezzi, in malora”. Sta accadendo, accadrà per gli spettatori Tv, noi compresi?
Ciao al nostro caro Malaparte: che ne pensi?
Italo Moscati

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