Castrocaro: “trionfa” Eduardo Lo Conte tra insulti e polemiche. Klaus Davi: “La qualità è bassa. Tutti omologati”. La Venegoni: “Non si vince nulla qui”. Critiche a Lola Ponce e Marco Carta

Castrocaro peggio della puntata più trash di un reality show. La finale della 52a edizione è stata il trionfo degli insulti e delle polemiche a ruota libera, mandando all’aria il garbo e la sacralità di un intrattenimento confacente a RaiUno. Per certi versi la serata ne ha guadagnato in interesse e appeal, visto che il

Castrocaro peggio della puntata più trash di un reality show. La finale della 52a edizione è stata il trionfo degli insulti e delle polemiche a ruota libera, mandando all’aria il garbo e la sacralità di un intrattenimento confacente a RaiUno. Per certi versi la serata ne ha guadagnato in interesse e appeal, visto che il clima da rissa cattura sempre il telespettatore. Se la visibilità di una giuria insolentemente gratuita deve andare, però, a detrimento delle carriere di cantanti emergenti, distruggendole senza pietà, allora viene meno il senso di continuare questo concorso.

I finalisti erano tutti effettivamente scadenti, poco originali, stonati ed eccessivi nei loro scimmiottamenti di talent-idols televisivi. Eppure la giuria, composta da una serie di teste calde che criticano per gettone di presenze, è stata di una maleducazione inammissibile. E, quel che è peggio, ogni ospite ha approfittato del proprio turno di parola per togliersi un sassolino dalla scarpa, anche se non c’entrava niente con il contest. Ovviamente senza che la conduttrice Elisa Isoardi potesse opporre resistenza: la sua mancanza di polso e il suo impassibile tentativo di salvare le apparenze è stato indice di debolezza e scarsa padronanza del proprio ruolo.

Tutto è cominciato con Klaus Davi che, dopo il primo turno, esterna con la sua consuetà acidità:

“Meno male che la qualità doveva essere alta. C’è il voto zero o non è previsto?”.

E poi continua a sparare a zero per tutta la serata:

“Siete tutti omologati, avete grinta ma è puramente televisiva, non diventerete mai qualcuno”.


Katia Ricciarelli, a sua volta tacciata di buonismo, gli ha dato acidamente della vipera e Alessandro Rostagno, ormai poco più che un guitto prezzolato, ha aggiunto ovviamente carne al fuoco:

“Tu mi hai ricordato Antonacci che io faccio di tutto per dimenticare. Mentre nel caso di Raif questo nome d’arte credo che dovrai dimenticartelo. Essere già un’abrogazione di qualcosa che è, Raf ce lo teniamo così…”.

La Venegoni, dal canto suo, ha pensato bene di unirsi al coro degli sdegnati:

“Vi ho trovati tutti banali. Dovete cercare di essere più voi stessi. La Pausini la fa meglio di te, Io Canto, ma la fa peggio dell’originale, anche lei che è una brava ragazza. Lei stia attenta, invece, al musicalificio, che insegna a cantare a vantaggio del musical e poi penalizza coloro che vorrebbero fare cose per conto proprio “.

E a questo punto parte l’offesa più tranciante contro personaggi portati al successo dalla stessa rete e dal più importante evento musicale italiano:

“La coppia tremenda che ha vinto Sanremo l’anno scorso, sono ancora raccappricciata, Lola Ponce e – come si chiama quello – Giò di Tonno, trovo che sia stato uno dei momenti più bassi delle vittorie di Sanremo”.

Marino Bartoletti, ovviamente, pensa bene di insultare Marco Carta:

“Io trovo peggio la vittoria di quest’anno”.

E La Venegoni approva, da vera radical-chic:

“Ah sì, quest’anno siamo proprio in discesa”.

Dario Tiengo, direttore di Vivo, dal canto suo ci tiene a dire che è meglio Castrocaro dei talent show che vediamo in tv, giusto perché si sentiva la mancanza anche di questa frecciatina.

Se a tutto questo aggiungete la satira amara di Maurizio Battista sulle dichiarazioni dei vip, che dà all’Arcuri dell’attrice cagna o a Giusy Ferreri della fallita, un tasso di veleno così concentrato non lo si vedeva su RaiUno da così tanto tempo… E va bene che i cerimoniali leziosi sono ancora più intollerabili, ma da qui all’invettiva show ce ne vuole, ancor peggio se fatto sulla pelle di giovani ragazzi, che da dilettanti allo sbaraglio diventano carne da macello votata al massacro.

La chiosa della Venegoni è calzante per la vittoria, annunciata senza pathos e in fretta e furia, di Eduardo Lo Conte:

“Per me da domani non cambia niente per questi ragazzi. E’ un momento così tragico per la musica, devono passare degli anni. E poi quando uno esce deve valerne la pena, se no sta a casa e studia. Oggi la musica è il sottofondo del dentista”.

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