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FalconeeBorsellino, dalla tv un appello alla verità 25 anni dopo: emozione e impegno (nonostante Fazio)

Rai 1 celebra la Giornata della Legalità nel 25esimo anniversario della strage di Capaci con una serata evento senza pubblicità in diretta da Palermo.

pubblicato 23 Maggio 2017 aggiornato 9 Novembre 2020 15:34

Sfrondate le due ore e mezza di racconto puro dagli inutili picchi retorici incarnati da Fabio Fazio, da una regia che alterna l’immobilismo ai controcampi in battere e levare, da un finale cinematografico che sconfessa l’intento documentaristico e testimoniale della costruzione narrativa e avrete una delle cose migliori fatte in tv negli ultimi anni.

Non è facile sintetizzare le varie anime di questa serata-evento.

Sul piano strettamente spettacolare, tutti i contributi attoriali sono stati di altissimo profilo. Interpretazioni intense e assolutamente coinvolgenti, da Pierfrancesco Favino a Luca Zingaretti, da Michele Placido a Francesco Scianna, passando per Beppe Fiorello (anche se appesantito da un lancio di palloncini bianchi alle 21.10 che mi ha fatto temere per il tono complessivo della serata) e per Ottavia Piccolo, con Vittoria Puccini e Isabella Ragonese forse penalizzate dal momento meno coinvolgente della partitura teatrale. Testi e interpretazioni ineccepibili rese ancor più emozionanti dalla scelta delle location, tutte profondamente simboliche, anche se non sempre sfruttate al meglio. Di grande impatto anche le esibizioni musicali, con Carmen Consoli affacciata “‘A fenestra” (con una soluzione scenografica cara alle vecchie edizioni di Che Tempo Che Fa), una suggestiva Fiorella Mannoia accompagnata da Danilo Rea al piano sotto l’albero di Falcone, una Amara terra mia da mano sul cuore per gli Avion Travel, mentre Giuliano Sangiorgi si è rifugiato in una canzone dei Negramaro.
Molteplicità di location, continui collegamenti, mescolati a contributi video: un impegno tecnico davvero imponente, coordinato da una regia concentrata, anche se sostanzialmente di servizio (e talvolta fastidiosa) nelle parti di palco, più ‘illuminata’ nelle parti teatrali.

Restando sul racconto televisivo, il tono è stato quello ‘sacrale’ tanto caro al Fazio degli eventi tv. Là dove sarebbe servita una funzione di collegamento tra contributi video, interventi sul palco e momenti spettacolari per armonizzare ritmi e contenuti, Fazio ha appesantito tutto sotto la cappa di una solennità eccessiva, condita da una ricercata commozione, che non ha contribuito affatto ad accrescere l’emozione, se questa fosse stata l’esigenza del conduttore. A emozionare bastavano gli artisti, viste anche le performance di impatto: non c’era bisogno anche dell’officiante gregoriano. A emozionare ci è riuscito PIF, con la misurata e sincera partecipazione sincera di un palermitano che ha vissuto tutte le stagioni di una città segnata da una lotta senza quartiere e di quartiere. E’ valso più uno sguardo di PIF di una presentazione di Fazio: la sincerità si sente, in tv ancora di più. Fazio, quindi, ha peccato di protagonismo: ha gigioneggiato nella commozione, non si è messo a servizio della narrazione, non ha lasciato spazio ai ‘partner’, ha imposto toni e sapori, pur costruendo con gli autori un viaggio interessante che è riuscito a puntare sul futuro più che sulla commemorazione tout-court.

E qui cambiamo oggetto: dagli aspetti più strettamente televisivi si passa al contenuto di questa serata. Un contenuto che passa dalla scelta delle testimonianze filmate (tutte molto belle, in particolare l’apertura con la straziante intervista di Caponnetto all’indomani della morte di Borsellino e il ricordo di Camilleri) e degli ospiti sul palco.  Il pregio della scrittura è stato quello di far emergere, in tralice e qui davvero senza retorica, il bisogno di verità che anima i familiari delle vittime e l’Italia tutta 25 anni dopo il doppio attentato (e 24 anni dopo la stagione stragista del 1993). Questo “appello alla verità” si respira nella scelta dei passi della ‘mediografia’ di Falcone e Borsellino e anche nella presenza dei sopravvissuti, finora rimasti spesso dietro le quinte. Sono proprio loro, insieme ai parenti, a chiedere  conto di indagini mal condotte, di depistaggi, di segreti e di misteri che sembrano ancora lontani dall’essere risolti, nonostante sentenze e rivelazioni. L’autista della Croma di Falcone, Giuseppe Costanza, racconta quasi en passant che in 25 anni non è mai stato ascoltato dagli inquirenti, Antonio Vullo che chiede conto dell’agenda rossa di Borsellino,  il giudice Ayala ricorda di come l’attentato all’Addaura abbia mostrato la solitudine istituzionale di Falcone, Saviano torna sull’invidia che rese Falcone una vittima senza protezione, la figlia di Borsellino che chiede giustizia: una serie di accuse che guardano al futuro, non si fermano al ricordo di quello che questi uomini hanno fatto.

Questo 25° anniversario, quindi, sembra voler aprire un nuovo capitolo nella commemorazione di FalconeEBorsellino (una parola sola): può trasformarsi in un appuntamento sullo stato dell’arte nella ricerca della verità. Dopo 25 anni è tempo che chi sa parli e molti possono ancora farlo. E’ quello che chiede anche Rita Borsellino, voce del momento forse migliore di tutta la serata, che si fa proprio portavoce di questa esigenza di giustizia e verità al cospetto di Pietro Grasso, amico, magistrato e ora seconda carica dello Stato. Il discorso della Borsellino sembra sintetizzare esattamente quello che questo 25° televisivo poteva essere e il rischio che le celebrazioni portano con sé.

“Io ho due preoccupazioni: la prima è legata a questo 25° anniversario, celebrato con molta enfasi. Non è una critica, è una constatazione. Non vorrei che questo 25° mettesse un punto e ci portasse a guardare solo all’indietro, al passato. Guai a mantenere questi toni trionfalistici. Bisogna invece continuare con la fatica di ogni singolo giorno. Il 25° anno è solo un anno in più del 24 esimo ed è un anno in più senza verità e giustizia. I coriandoli di verità ci offendono. Ora che ci sono delle sentenze, che ci sono degli innocenti in galera perché qualcuno ha voluto mandarceli, ora che ci sono le prove delle collusioni tra stato e mafia vogliamo la verità. La seconda preoccupazione è in quei 57 giorni trascorsi tra i due omicidi: Paolo e Giovanni vengono ormai ricordano sempre insieme, come un unicum. Ma così si rischia di dimenticare tutto il resto. Si finirà per ricordare ‘Falcone e Borsellino con le scorte’. E invece i nomi e le persone vanno ricordati, vanno nominati, vanno imparati a memoria i nomi mai citati come se non ci fosse mai il tempo. E poi questi 57 giorni sono quelli in cui si è tramato per la morte di Paolo. E allora dobbiamo capire cosa è successo in quei 57 giorni: perché era necessario fare fuori Paolo subito? Cosa c’era nella sua agenda? E’ stato qualcosa scritto là sopra ad accelerare la sua morte? La fatica di tutti i giorni è proprio quella di scoprire questo”.

E si può cominciare proprio da questa serata evento, di cui per prima cosa andrà cambiato, giustamente, il nome, aggiungendo quegli spazi che non sono solo una scelta grafica, ma una forma di rispetto individuale e collettivo.

“Sono contento che questa serata ha lasciato fuori la retorica”

ha detto Fazio poco prima della fine (mostrando un certo senso dell’umorismo del tutto inconsapevole, come immagino). Eppure tra conduzione vescovile, palloncini bianchi, magliette rosse, ringraziamenti stampati sui muri della Questura, non si può dire che la retorica non abbia puntellato – direi anche inutilmente – una serata di per sé decisamente e genuinamente emozionante. Al momento di quella frase di Fazio, mancava all’appello proprio il finale, con La Vita è Bella suonata in diretta da Piovani sul luogo esatto dell’esplosione a Capaci, tra volti compunti e un Presidente del Senato con la mano sul cuore al passaggio di una Croma Bianca.

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Una chiusura cinematografica, che fa ‘sognare’ un finale diverso: un attentato non riuscito, un Falcone tornato a casa, una strage incompiuta e un’altra Italia. Se fosse questo il sottotesto del finale, sconfesserebbe in un attimo tutte le premesse narrative costruite in due ore e più di programma, che ha cercato invece di restituire a casa testimonianze e documenti, anche se conditi da arte ed emozione, per dimostrare anche la ‘svolta’ che quegli attentati hanno significato nella coscienza civile degli italiani e nella lotta alla Mafia. Quella Croma bianca che supera il totem di Capaci potrebbe voler significare altro? Beh, il simbolo che Falcone(eBorsellino) vivono ancora tra di noi, magari. Come se le tre ore precedenti non fossero bastate a raccontarlo.

Il finale, si sa, raccoglie la morale di un racconto: in questo caso rischia di sviare una costruzione che invece ha aiutato a ricollocare Falcone e Borsellino, la lotta alla Mafia e il sacrificio delle scorte nella giusta cornice di impegno e di valori, di lealtà e di fatica, di onestà e di dirittura morale. E allora mettiamo da parte la conduzione e il finale e recuperiamo tutto quello che Rai 1 ci ha ricordato di Falcone e Borsellino con un nuovo obiettivo: far sì che ‘l’opinione pubblica’ chieda a gran voce quella verità sepolta da 25 anni sotto del tritolo e una Cupola che ebbe importanti simpatizzanti. E che si torni a urlare “Fuori la Mafia dallo Stato” come ai funerali di Borsellino.

 

FalconeeBorsellino | Diretta | 23 maggio 2017

FalconeeBorsellino, la serata evento live su Blogo.

  • 20.32

    Collegamento in diretta del Tg1 con Palermo con Fabio Fazio, Saviano e PIF, di cui stavo seguendo la bella puntata di Caro Marziano dedicata proprio ai due giudici.

  • 20.39

    Si inizia direttamente con Fazio che spiega la parola strage per aprire la serata. Ma il primo contributo è quello di Mattarella, che ricorda di aver conosciuto Falcone ancor prima che diventasse noto e ricorda le critiche che ricevette per i suoi metodi considerati ‘da poliziotto’, non da giudice, e l’importanza del Maxi Processo.

  • 20.43

    Ricordi personali ed eventi istituzionali si mescolano nel racconto del Presidente.

  • 20.44

    Fazio incontra l’autista di Chinnici, sopravvissuto all’attentato che lo ha ucciso. E’ la stessa persona che PIF ha intervistato nella puntata di oggi di Caro Marziano e anche i luoghi sono gli stessi, ovvero il minibunker diventato un museo con gli uffici di Falcone e Borsellino. Lui cura ancora tutti i documenti e l’allestimento originale.

  • 20.48

    Come lo stesso contenuto, di fatto, può essere raccontato in modi diametralmente diversi: basta confrontare l’inizio della serata con Fazio e la puntata di Caro Marziano di Pif.

  • 20.48

    Il racconto continua per immagini con le parole di Falcone e Borsellino sul coraggio, quindi le scene delle prime edizioni del Tg e le prime immagini, con le voci e i rumori originali, da Capaci.

  • 20.51

    Molto bello anche il recupero del ricordo di Borsellino, di cui poi si mostrano le immagini dell’attentato del 19 luglio 1992.

  • 20.51

    “E’ finito tutto”: quel Caponnetto terreo che stringe le mani dell’intervistatore all’indomani dell’attentato a Borsellino stringono il cuore.

  • 20.52

    Il ricordo di Camilleri che ricorda come venne a sapere della morte di Falcone. Un racconto come solo lui sa fare.

  • 20.52

    E anche lui si commuove al ricordo delle parole di Caponnetto: “Fortunatamente non fu così. venne dopo l’era Caselli che riportò la giustizia in Sicilia”.

  • 21.00

    Fazio ricorda i nomi delle vittime dei due attentati e ringrazia i sopravvissuti.

  • 21.02

    Pierfrancesco Favino interpreta la lettera scritta dal figlio di Borsellino, Manfredi, che scrisse dopo la morte del padre. Lettera bellissima e interpretata magistralmente da Favino.

  • 21.05

    “Se sei di Palermo e ci credi è durissima” dice PIF che racconta un aneddoto accaduto nel 19esimo anniversario dell’attetntato di Via D’Amelio. “Stava per iniziare il minuto di silenzio e due signore in un’auto iniziarono a suonare il clacson infastidite perché non potevano passare… Il problema non è la Mafia, che la conosci e la studi, ma sono quei palermitani, come quelle due signore, che non hanno capito due cose: che se c’è un minimo di civiltà e libertà in questa città e grazie a Falcone e Borsellino e che se un giorno uscendo di casa alle 17.58 non troveranno più nessuno, beh quella sarà davvero la fine.

  • 21.08

    Nuovo momento: in diretta dal Palazzo di Giustizia di Palermo, Beppe Fiorello racconta la vita blindata dei giudici, come l’ha raccontata lo stesso Falcone. Un pezzo di teatro studiato sul luogo. Molto suggestivo e anche ben girato. Ma i palloncini bianchi coi ragazzi fanno davvero troppo retorica. Troppa per essere le 21.10.

  • 21.10

    Frasi di Paolo Borsellino e Falcone, legati ai palloncini, vengono letti e fatti volare: non era meglio farlo alla fine?

  • 21.13

    Roberto Saviano introduce il racconto del Maxi processo: ecco, queste sono le parti interessanti, con i filmati realizzati ad hoc con chi ha vissuto quei giorni e chi custodisce ancora i documenti.

  • 21.16

    Fazio smista il traffico e i collegamenti. Passa la linea a Ottavia Piccolo nell’Aula Bunker in cui si tenne il maxi processo. Ecco, il programma sta facendo venir voglia di recuperare quell’evento, quel pezzo di storia d’Italia troppo spesso sottovalutato. In seconda serata inizia una serie di doc dedicati. E documentarsi è la via migliore per ricordare i giudici.

  • 21.18

    Regia didascalica sul racconto dal bunker di Ottavia Piccolo. E gli inserti dei documenti ufficiali sono meravigliosi.

  • 21.22

    PIF si impegna a raccontare il punto di vista dei mafiosi, che quel 23 maggio festeggiano la morte di Falcone, anche all’Ucciardone.

  • 21.24

    Il poeta Salvo Licata immaginò che un mafioso non brindò quel giorno. E a interpretare la sua orazione civile ci pensa Michele Placido in diretta dall’Ucciardone. Non male la struttura a innesti, ma la parte di palco dovrebbe essere più esplicativa, meno a effetto, più a servizio del racconto e meno dell’emozione. A emozionare ci pensano gli attori e le testimonianze.

  • 21.27

    Carmen Consoli canta A Finestra,
    sul balcone del palazzo di Via D’Amelio. Una location che spesso si usava a Che Tempo Che Fa, prima ancora che lo facesse Fiorello quest’anno…

  • 21.29

    Erano partiti i sottotitoli. Male, però.

  • 21.31

    Vabbè, Vicario, non è che bisogna cambiare inquadratura a ogni battere…. E chissà se a Carmen piacerà questa.

  • 21.33

    Roberto Saviano racconta quel 19 luglio 1992, in cui la mafia fece saltare in aria Borsellino. E racconta il giudice prima di quella domenica che si era preso di festa.

  • 21.37

    Intanto i social di Rai 1 mostrano il backstage dell’intervento di Beppe Fiorello.

  • 21.38

    Saviano racconta ovviamente anche la vita sotto scorta dei due giudici, anche l’assurdo del carcere dell’Asinara che presentò il conto a Falcone e Borsellino per il tempo trascorso sull’isola durante la preparazione del processo.

  • 21.41

    Spiegone di Saviano sulle scelte di Falcone e Borsellino. “Si sta tornando alla cultura del silenzio ed ecco perché essere qui stasera è molto più di una semplice commemorazione”: su questo sono d’accordo.

  • 21.42

    Poco prima di morire, Borsellino aveva scritto una lettera a una docente di una scuola, nella quale si diceva speranzoso nel futuro. Le immagini del suo funerale, quel desiderio di partecipazione, quella rivolta popolare in qualche modo lo confermarono.

  • 21.45

    Dopo 25 anni parla per la prima volta Fiammetta Borsellino, una delle tre figlie del giudice. Lungo applauso del pubblico. Fazio le dà del tu.

  • 21.47

    Un intervento commosso sul valore della memoria, sulla scelta di campo, e sulla ricerca della verità “perché si conoscano i nomi di quelle menti raffinatissime che con le loro azioni e omissioni hanno ucciso i due giudici, che hanno lasciato scorrere ore fondamentali per le indagini dopo gli attentati. Tutto questo per me per la mia famiglia non può passare in secondo piano “. Un attacco frontale alle istituzioni che hanno depistato, hanno cancellato prove (come i file dei computer di Falcone). “Dobbiamo pretendere la verità e non ricordarcela solo nelle commemorazioni. Solo così possiamo far vivere i nostri figli in un paese libero dalla puzza del ricatto mafioso”.

  • 21.50

    E Fiammetta legge anche una poesia, un fuori-programma.

  • 21.52

    Fazio si commuove. Fazio fa troppo il protagonista. Fazio non sa cosa sia il servizio. Fazio primo attore. Meno male che ci pensa PIF.

  • 21.53

    E si va davanti al Palazzo della Questura per un ‘silenzio’ suonato in memoria delle scorte che hanno perso la vita in servizio. Anche questo lo avrei messo in coda. Per loro solo foto proiettate e mal riprese: per loro il racconto passa dal silenzio e da una scritta “Grazie ragazzi”.

  • 21.56

    Si intravede la moglie di Vito Schifani, che fu protagonista dei solenni funerali di Falcone: era giovanissima, oggi il figlio di Vito, che il padre non ha mai conosciuto, è nelle forze dell’ordine.

  • 21.57

    “La magistratura iniziò a farlo morire il 1° gennaio 1988 quando iniziò il concorso per essere a capo dell’Ufficio Istruzione”: Luca Zingaretti racconta l’inizio della fine di Falcone nelle parole di Borsellino dal chiostro della Biblioteca di Villa Professa.

  • 22.00

    Luca Zingaretti interpreta l’ultimo discorso pubblico di Borsellino, pronunciato il 25 giugno 1992 nel corso di una manifestazione promossa da MicroMega, in cui il giudice rivelò il clima di diffidenza e di isolamento che di fatto condannò a morte Giovanni Falcone.
    http://temi.repubblica.it/micromega-online/i-giorni-di-giuda-lultimo-intervento-di-paolo-borsellino-video

  • 22.03

    Un estratto di un intervento di Falcone al Maurizio Costanzo Show nel settembre 1991. E lo ricorda proprio Costanzo.

  • 22.04

    In quella puntata Costanzo bruciò una maglietta con su scritto Mafia Made in Italy.

  • 22.05

    La stagione delle stragi del 1993 si aprì proprio con l’attentato del 13 maggio a Via Fauro, che mirava proprio a Costanzo.

  • 22.07

    E la parola passa alla voce di Fiorella Mannoia, accompagnata live dal piano di Danilo Rea per cantare Povera Patria da Via Notarbartolo, dove c’è l’albero di Falcone.

  • 22.08

    Ecco, questa è emozione, non gli atteggiamenti studiati… L’audio del collegamento salta e si sente invece il microfono di Fazio che suggerisce a qualcuno “più che potete easy, non drammatico”. Ma che davero?

  • 22.10

    PIF racconta la vita quotidiana di quella via ai tempi di Falcone. Racconta di quando una signora mandò una lettera per lamentarsi delle sirene che tutti i giorni segnalavano l’arrivo dei giudici. La signora suggeriva di trasferire tutti i magistrati fuori città per non dare fastidio. Quella stessa signora, però, andò poi a visitare il bunker di Falcone e Borsellino e pianse tutte le sue lacrime: lo ha raccontato lo stesso PIF nel suo Caro Marziano. Anche quell’albero ha rischiato la vita: c’è chi si lamenta che c’è sempre troppa gente.

  • 22.12

    Lettera di Don Ciotti ai più giovani proprio dall’albero di Falcone: “Quel 23 maggio non c’eravate, ma ora siete qui: vuol dire che quel giorno è stato un giorno di morte, ma anche di vita. E quest’albero è cresciuto grazie alle persone che l’hanno fatto vivere”. Bravo Don Ciotti. Due lezioni di narrazione a Saviano, no?

  • 22.17

    Eccola Rosaria Schifani il giorno dei funerali di suo marito. Il suo discorso è rimasto nell’immaginario antimafia degli italiani.

  • 22.19

    Vittoria Puccini ricorda la storia di Emanuela Loi.

  • 22.19

    Isabella Ragonese, invece, descrive Francesca Morvillo, la moglie di Falcone.

  • 22.20

    Sul palco le due attrici si alternano nel ricordare qualche storia minima dei giorni degli attentati, del subito prima e del subito dopo.

  • 22.22

    C’è anche la storia di Rita Atria, testimone di giustizia che si uccise una settimana dopo la morte di Borsellino. Storie di donne nella voce delle donne.

  • 22.24

    Falcone e Borsellino si conoscevano da quando erano piccoli. Amavano lo sport: Borsellino per esempio amava il mare, ma le misure di sicurezza recavano disturbo agli altri. Scelse di ripiegare sulla piscina olimpionica comunale, attento a non disturbare gli altri. Ed è proprio in piscina che troviamo Francesco Scianna che racconta il Borsellino nuotatore.

  • 22.28

    Siamo al 21 giugno 1988: Falcone è nella sua villa, affittata, all’Addaura in attesa di due colleghi svizzeri. La scorta trovò centinaia di candelotti di dinamite: qualcuno, anche tra i magistrati, disse che li aveva messi Falcone stesso per farsi pubblicità. E di quell’epoca ancora non si sono trovati ‘i corvi’ che mandarono lettere contro di lui.

  • 22.30

    All’Addaura c’è il giudice Ayala, che ricorda quel 21 giugno 1988 e di quello che gli raccontò Falcone per capire chi lo volesse morto. “Lavorando insieme sul processo Dalla Chiesa nel 1982 ci rendemmo conto che l’isolamento istituzionale fu il primo passo verso l’attentato. Quella mattina si rese conto che non aveva più molto da vivere”.

  • 22.32

    “Lui pensò alle menti raffinatissime e ai centri occulti di potere che erano dietro”: chissà se mai sapremo i veri ‘mandanti’. Chissà, dice Ayala.

  • 22.34

    Si ricordano tutti gli attentati cui è scampato Falcone. “Visto che lei è ancora qui, chi la protegge?” chiese una ragazza a Falcone durante il programma Babele del gennaio 1992. E lui: “Mi sta dicendo che è credibile solo chi muore?”.

  • 22.37

    Giuliano Sangiorgi canta Lo sai da qui, dei Negramaro.

  • 22.43

    Sul palco il fotografo che ha immortalato Falcone e Borsellino insieme, in quell’icona che ormai li rappresenta e rappresenta la lotta alla Mafia.

  • 22.44

    PIF ricorda come 5 giorni dopo la morte di Falcone 60 ragazzi di un liceo si buttarono a mare con delle magliette rosse, come il sangue, come a volerlo lavarlo di dosso. E si torna lì, ricordando le parole di Falcone: “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”.

  • 22.45

    E come allora, anche stasera 60 tra uomini e donne tornano in acqua con magliette rosse. Vabbè. E meno male che è un maggio torrido.

  • 22.46

    A dare un senso a tutto gli Avion Travel con Amara terra mia. E già apprezzo che non sia stato chiamato Ermal Meta.

  • 22.50

    Interviene anche Pietro Grasso, magistrato e Presidente del Senato. Per lui è stata una lunga giornata… “Dopo quello che state facendo questa sera nessuno potrà dire ‘Io non sapevo’… penso sarebbero orgogliosi di quello che abbiamo fatto, ma c’è il rammarico di sapere che se ci fossero stati loro l’Italia sarebbe diversa”. Ecco, sarebbe bene che anche chi sa sui depistaggi parlasse.

  • 22.53

    Sul palco Antonio Vullo, unico sopravvissuto alla strage di via D’Amelio, e la sorella di Borsellino, Rita.

  • 22.55

    Proprio Vullo ricorda i misteri legati alle stragi, come l’agenda rossa di Borsellino. 25 anni dopo forse si apre un’altra pagina pubblica della storia di Falcone e Borsellino, la connivenza di parte delle istituzioni nei due omicidi.

  • 22.56

    Rita Borsellino ricorda come restare a Via d’Amelio è stata una scelta, ma non facile: “Furono i miei figli e mia madre che vollero tornare a vivere qui. Fu lei a voler piantare quest’albero di ulivo, che viene dal convento dei Francescani di Betlemme nel primo anniversario, per ricordare tutti, e volle farlo solo con i nomi perché davanti alla morte siamo tutti i uguali. E le iniziali siglano le parole PaceWW. Io ho due preoccupazioni: quella del 25esimo anniversario, celebrato con molta enfasi. Non è una critica, è una constatazione. Non vorrei che questo 25esimo metta un punto e ci porti a guardare al’indietro. Guai a mantenere questo trionfalismo. La fatica di ogni giorno deve continuare ancora di più Il 25esimo anno è solo un anno in più del 24 esimo ed è un anno uin più senza verità e giustizia. I coriandoli di verità ci offendono. Ora che ci sono delle sentenze, che ci sono degli innocenti in galera perché qualcuno ha voluto mandarceli, ora che ci sono le prove delle collusioni tra stato e mafia vogliamo la verità. E poi ci sono i 57 giorni trascorsi tra i due omicidi: Paolo e Giovanni si ricordano sempre insieme, come un unicum. I nomi e le persone vanno ricordati con i loro nomi non ‘le scorte’. E poi questi 57 girni sono quelli in cui si è tramato per la morte di Paolo. E allora dobbiamo capire cosa è successo in quei 57 giorni: perché era necessario fare fuori Paolo subito. La fatica di tutti i giorni è proprio quella di scoprire questo”. Grande Rita.

  • 23.03

    “Per la verità si va avanti a piccoli passi – dice Grasso – Ci vuole qualche altro collaboratore, della Mafia e dello Stato. Qualche presenza esterna c’è stata”: Pietro Grasso prova a mediare tra ruolo e voglia di giustizia.

  • 23.04

    Fazio dà erroneamente la linea a Roberto Saviano per parlare di Capaci. Si sentono le voci degli assistenti di studio e la regia: si va invece con Pif dal barbiere di Borsellino, dove il giudice apprese dell’attentato a Capaci.

  • 23.07

    Roberto Saviano ricorda l’attentato a Capaci: “Io avevo quasi 13 anni”…

  • 23.08

    La parola passa però all’autista di Falcone, Giuseppe Costanza, che si è salvato perché era sul sedile posteriore della Croma. E nessuno, dice, in questi 25 anni lo ha interrogato.

  • 23.12

    Quelle immagini restano indelebili. E Saviano racconta l’attentato dal punto di vista di quanti sono coinvolti nell’esplosione: i due turisti austriaci, una coppia di genitori, Salvatore e il cugino, tutti per caso su quel tratto di autostrada.

  • 23.14

    Il racconto è dal punto di vista dell’agricoltore Salvatore, il primo ad arrivare sulla scena.

  • 23.20

    Saviano ricorda le tante accuse rivolte a Falcone, anche per invidia, dai suoi stessi colleghi. E invidia è una parola inserita nella sentenza della Cassazione sull’attentato all’Addaura che sancisce come Falcone sia stato oggetto di macchinazioni e invidie politiche e istituzionali. “Oggetto di torbidi giochi di potere, di strumentalizzazioni ad opera della partitocrazia, di meschini sentimenti di invidia e di gelosia – anche all’interno delle stesse istituzioni – tendenti ad
    impedire che egli assumesse dei prestigiosi incarichi” si legge nella sentenza citata da Saviano, la Sentenza n. 40799 del 19/10/2004.

  • 23.23

    Fazio e Grasso sono al giardino voluto dalla moglie di Montinaro, caposcorta di Falcone, sotto l’autostrada di Capaci. Qui si trova la prima Croma, quella fatta saltare in aria con 500 kg di tritolo, schizzata a 60 metri dal luogo dell’impatto.

  • 23.25

    La moglie di Montinaro ha portato la teca in giro per l’Italia. Ora con Fazio e Grasso percorrono il giardino creato per volontà della signora, con l’aiuto di volontari e la collaborazione della Polizia.

  • 23.27

    In questo canale fu messo l’esplosivo che fece saltare in aria il corteo. Un esplosivo misto, venuto anche dalle bombe inesplose della Seconda Guerra Mondiale e recuperate al porto di Palermo.

  • 23.29

    Di fronte si vede la centralina Enel da cui fu arrivò l’impulso dell’esplosione.

  • 23.30

    Ad aspettare sul palco ci sono i due figli di Montinaro, che all’epoca dei fatti avevano 1 anno e mezzo e 4 anni.

  • 23.31

    Eccola Rosaria Schifani, 25 anni dopo quel funerale.

  • 23.31

    Accanto a lei il figlio Emanuele, oggi nella Guardia di Finanza.

  • 23.33

    Arriva un messaggio anche da Maria Falcone che non ce l’ha fatta a essere presente dopo una giornata faticosa.

  • 23.33

    Il collegamento Via D’Amelio – Capaci è molto bello.

  • 23.34

    Ecco cosa mi rende stucchevole alcuni passaggi; l’annuncio di quel che faremo. “E adesso tutti insieme andremo sull’autostrada, sul luogo esatto dell’attentato. Vi faccio strada”. Tina Montinaro gli fa eco: “Ci fai strada”. Ci leggo una certa ironia: mi sa che lei quella strada la sa a memoria. Parte così una processione laica che rende tutto pesante. Poi ci si mette Piovani al piano con la colonna sonora de La Vita è Bella,

  • 23.37

    Leggera discrasia tra musica e immagini: sembra un Blob live. Tutti impettiti con la musica di Piovani. Mah. Il finale mi perplime.

  • 23.39

    Finale cinematografico, col passaggio della Croma bianca che sarebbe potuta essere di Falcone. Una realtà parallela, come se nulla fosse successo: beh, sarebbe bellissimo, ma cozza con tutto quello che si è raccontato – e il modo in cui si è raccontato – nelle due ore precedenti. La musica de La Vita è Bella nel finale ‘alternativo’ ha un senso, in un parallelo col film di Benigni.

  • 23.40

    La grafica spiega il perché de La Vita è bella con le parole di Maria Borsellino. Tolta la retorica pesante di Fazio, tutto sarebbe scorso diversamente. Anche se quella macchina che scorre via mi fa una certa rabbia dopo tutto quello che si è raccontato.

FalconeeBorsellino | Anticipazioni

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Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, giudici e amici, uccisi da Cosa Nostra a 57 giorni di distanza l’uno dall’altro, 25 anni fa. Oggi, 23 maggio 2017, cade l’anniversario della strage di Capaci – in cui morirono Falcone, la moglie e gli uomini della scorta – ed è questa la data scelta da Rai 1 per l’orazione civile FalconeeBorsellino, in onda dalle 20.35 in diretta da Palermo con la conduzione di Fabio Fazio affiancato da PIF e Roberto Saviano. Un titolo senza spazi, a richiamare il modo in cui ormai si nominano i due giudici, come una sola parola, uniti da un impegno senza fine e da un destino scritto dalla loro stessa voglia di legalità. Una serata speciale, anche perché totalmente priva di pubblicità, in memoria di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, e con loro tutte le vittime della mafia.

Una celebrazione per ricordare l’impegno, l’abnegazione, i risultati raggiunti dai due giudici e da tutti quelli che lavorarono con loro, e che pure furono lasciati soli nel momento più delicato. Per ricostruire gli eventi che hanno portato alle stragi di Capaci e di Via D’Amelio (19 luglio 1992) si può approfittare della programmazione dedicata su Rai Storia e gli speciali online di RaiPlay. L’evento di questa sera, invece, si configura come una commemorazione emotiva più che storica: difficile che si possa ricordare qui la mancata nomina a capo del pool Antimafia da parte del CSM, per dire.

Comunque sia, la serata si dipana lungo i luoghi simbolo della lotta alla Mafia palermitana: il palco principale è stato allestito in via D’Amelio, mentre sono previsti collegamenti e racconti dall’Aula Bunker, dal carcere dell’Ucciardone, dalla Questura e il Palazzo di Giustizia, dagli uffici di Falcone e Borsellino, quindi gli scogli dell’Addaura e la biblioteca di Casa Professa dove Borsellino tenne il suo ultimo discorso pubblico e ancora i luoghi personali come l’albero di Falcone e via Notarbartolo, la spiaggia di Mondello, la piscina comunale e la bottega di barbiere dove Borsellino fu raggiunto dalla notizia dell’attentato di Capaci, fino al nuovo giardino IV° Savona 15 di Capaci, dove si concluderà la serata sulle note del Maestro Nicola Piovani con i musicisti dell’Orchestra Giovanile Siciliana. Un percorso che inverte la cronologia degli eventi, che parte dall’attentato di luglio a Via D’Amelio, che uccise Borsellino, per arrivare a quello di Capaci, del 23 maggio, quasi a voler riprendere il filo di una lotta, quella che ha iniziato il pool antimafia negli anni ’80.

FalconeeBorsellino | Ospiti

Un racconto quasi documentaristico, che unisce narrazione, scrittura teatrale e racconto di cronaca, quello studiato da autori e protagonisti. Sul filo narrativo principale dedicato ai due giudici si innestano le storie di testimoni, superstiti e familiari delle vittime. Previsto anche un messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre tra gli ospiti ci sarà il Presidente del Senato Pietro Grasso.

Attesi gli interventi dell’ex PM Giuseppe Ayala, Don Luigi Ciotti, il cancelliere dell’Aula Bunker Enzo Mineo, il fotografo Tony Gentile che scattò la più celebre immagine dei due magistrati. Il parterre di artisti vede, sul cotè musicale, la partecipazione di Avion Travel, Carmen Consoli, Fiorella Mannoia e Giuliano Sangiorgi, impegnati in una serie di ‘salmi civili’; presteranno la propria interpretazione Pierfrancesco Favino, Beppe Fiorello, Ottavia Piccolo, Michele Placido, Vittoria Puccini, Isabella Ragonese, Francesco Scianna e Luca Zingaretti. Andrea Camilleri e Maurizio Costanzo, infine, ricorderanno le vicende dell’epoca con due testimonianze video.

“Il sacrificio dei magistrati e delle scorte non è solo quello di persone che credono nello Stato, ma di chi pensa che con quel senso del dovere e della legalità si possa costruire un mondo migliore. Il nostro sarà un racconto che affronteremo in punta di piedi nel rispetto di tutti. Un racconto emotivo in diretta, inusuale per la tv: speriamo di riuscire a dare un senso concreto a parole come dignità, senso del dovere e dello Stato, che sembrano astratte ma si concretizzano nelle storie di persone che non volevano fare gli eroi, ma solo adempiere ai loro compiti. Ci rivolgeremo a tutti, ma soprattutto ai più giovani e a coloro che in quel tragico 1992 ancora non erano nati, perché tutti debbono sapere”

ha dichiarato Fazio alla vigilia.

FalconeeBorsellino | Come seguirlo in diretta tv e in live streaming

Come anticipato, il programma – previsto dalle 20.30 fino alle 23.35, quando poi andrà in onda la prima puntata di Maxi – Il grande processo a Cosa Nostra – sarà trasmesso senza break pubblicitari su Rai 1 e Rai HD (DTT, 501). Sarà anche trasmesso in live streaming sul portale RaiPlay. Inoltre sono stati allestiti alcuni maxi-schermi nella città di Palermo (in via Notarbartolo e sul piazzale antistante al Palazzo di Giustizia a Palermo) e a Capaci.

FalconeeBorsellino è un programma di Fabio Fazio, Francesco Piccolo, Claudia Carusi, Arnaldo Greco, Veronica Oliva e si avvale della consulenza di Francesco La Licata. La regia è di Stefano Vicario, le scene sono di Marco Calzavara.

FalconeeBorsellino | Second screen

Seguiremo la serata con il nostro liveblogging, al via alle 20.30. L’hashtag ufficiale su Twitter è #FalconeeBorsellino.