Silvio Berlusconi è vicino agli evasori: "La Rai fa programmi troppo faziosi. Capisco chi non paga il canone". L'apologia della censura, in Italia, è un'opera silenziosa e costante

Silvio BerlusconiPrima le congratulazioni agli evasori ("Legittimo non pagare tasse alte" - 16 febbraio 2004), adesso la comprensione per chi non paga il canone Rai. Stiamo lì, a ben pensarci: quantomeno la coerenza è assicurata. A firmare la provocazione il premier Silvio Berlusconi, un autentico genio nell'arte di non far calare MAI l'attenzione sul proprio conto. In questo senso vanno fatti a a lui e ai suoi esperti di marketing e comunicazione i più ammirati complimenti: da vent'anni in Italia non si parla d'altro che di lui.

"La televisione pubblica è l'unica che attacca il governo con una pluralità di trasmissioni infinita. Sono sempre di più gli italiani che non pagano il canone e li capisco, perché non sono d'accordo che con i loro soldi si paghino trasmissioni di contrasto con la politica e con il leader del Governo".

Queste le parole del Presidente del Consiglio a Canale Italia. Le trasmissioni incriminate, com'è ovvio, sono "Annozero", "Ballarò" e "Report". E' uno sport a cui siamo abituati, questo: l'incredibile è il non stupirci più, non la consistenza antidemocratica di tali affermazioni. L'Italia, trascinata dai propri governanti, è salita sulla china di una nave con la scritta "Titanic" sulla fiancata: tutta la stampa europea e internazionale lo risalta; qui è proibito. Le accuse del presidente non sono di stampo tecnico: Berlusconi non parla di "Annozero", "Ballarò" e "Report" in termini televisivi, lo fa in termini politici. Dice che la gente non ne può più di guardare quei programmi perché sono troppo faziosi. Invece non è vero: invece la gente quei programmi li guarda eccome e, per esempio, trova la possibilità di farsi un'idea diversa rispetto a quelle espresse dal suo telegiornale, il telegiornale del Premier, caso unico nella storia democratica, cioè il Tg4, multato di 180mila per faziosità, quello sì.

Il canone è fastidioso. Il canone non dovrebbe esistere, per carità. Tuttavia c'è. E' una legge. E' una tassa. Silvio Berlusconi è il presidente del Consiglio e, per quanto portatore inevitabile di un punto di vista, non può - non può - dire che comprende chi evade il canone. Non può perché un microfono davanti alla bocca, se sei il responsabile del governo, non è un cappuccino in un bar. E' il motivo per cui è sbagliato, sbagliatissimo, ridere di Emilio Fede; Emilio Fede non dovrebbe far ridere. Emilio Fede è il direttore di un importante telegiornale nazionale (almeno in linea teorica...) e i direttori di telegiornali nazionali non dovrebbero far ridere. Bisognerebbe uscire da questo clima da "accettazione della sciocchezza", dovremmo sdoganarci da questo regime di "volemose bene, tanto sono goliardate".

Le parole sono pericolose. Le parole di un politico sono studiate. Sempre. Silvio Berlusconi non è il Cavaliere Mascarato che Striscia la Notizia, un altro gigantesco strumento del governo, abilissimamente truccato da mezzo reazionario, vorrebbe farci intendere: le pecche del premier non sono le belle donne, non sono i congiuntivi sbagliati, non sono i parrucchini. Le pecche del premier - le pecche di UN premier, uno qualsiasi - sono e devono essere altre. Silvio Berlusconi è stato ospite di una puntata di "A Porta a Porta", venti giorni fa, in cui ha potuto parlare a ruota libera per due ore, senza che il conduttore intervenisse mai a fare il proprio mestiere; una conferenza stampa autoproclamata e autocondotta, senza controparte. Questa è faziosità e "Porta a Porta" è un programma che non va di certo in onda su Canale5.

Pagare il canone si deve. "Annozero", "Ballarò" e "Report" non sono faziosi; la gente che non paga il canone non lo fa per i motivi che intende Berlusconi. Dire ciò non significa essere di sinistra o di destra; anche un elettore del PDL può serenamente osservare il dato di fatto di un esercizio terroristico di censura perpetrato ogni giorno. E votare comunque dove ritiene meglio.
La faziosità non esiste se c'è intelligenza.

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