Rai, Campo dall’Orto: “Vorrei Bonolis e Crozza. Chiude Virus, né Vianello né Giannini per Ballarò”

Il DG Rai parla della prossima stagione al Festival della Tv e dei Nuovi Media di Dogliani.

Domandarsi “Come sarà la nuova Rai?” comincia ad essere noioso. Antonio Campo Dall’Orto è diventato il direttore generale dal 6 agosto 2015 ma i primi palinsesti ideati ed approvati dalla nuova dirigenza saranno quelli della prossima stagione televisiva, in onda da settembre 2016.

Chi arriverà? Bonolis? Crozza?“Bonolis è un fuoriclasse della tv, certo che lo vorrei. Crozza? Sono stato io a portarlo a La7 dopo averlo visto a teatro a Reggio Emilia. Sono tutti nomi che stanno nell’Olimpo di quelli bravi, ha raccontato il dg durante un faccia a faccia con Giovanni Minoli durante il Festival della Tv e dei Nuovi Media di Dogliani (Cuneo).

“Il direttore di RaiUno Andrea Fabiano sta organizzando il palinsesto nuovo, legato alla necessità di trovare modi diversi di interloquire con il pubblico”, ha proseguito, precisando anche che Porta a Porta di Bruno Vespa subirà una riduzione (una serata in meno): “Vespa ci sarà ma non sarà da solo per l’informazione”. Non è mancato un commento sull’intervista al figlio di Totò Riina: “E’ stato un vulnus. La liberatoria andava firmata prima dell’intervista, non dopo”.

Rimanendo in ambito talk, non tornerà Virus con Nicola Porro su Rai 2: “Virus non ci sarà, ma stiamo lavorando con lui su un nuovo progetto”. Confermato Ballarò su Rai 3, ma cambierà formula e conduttore: “Non sono contro i talk show, bisogna piuttosto trovare la formula: conta come li fai e avere in testa a cosa servono […] I palinsesti li chiuderemo il 31 maggio, con la direttrice di Rai 3, Daria Bignardi, ci stiamo lavorando, abbiamo in mente dei nomi”. Non saranno Andrea Vianello né Alessandro Cattelan (Campo Dall’Orto, comunque, ha espresso parole di stima nei confronti del conduttore di X Factor).

Sul fronte fiction “È arrivata la felicità e Tutto può succedere avranno una seconda stagione perché sono due prodotti in cui credo”.

Infine una riflessione sulla tv:

“Per un lungo periodo la tv è stata considerata una maestra cattiva, oggi ha la possibilità di riscattarsi perché è diventata elemento di unione […] Perché un programma come Che tempo che fa, per carità bellissimo, in cui però si fanno tre interviste, non può essere prodotto internamente?”.

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