Alessandro Banfi a Blogo: “Pomeriggio 5 non paga i testimoni di cronaca per averli ospiti, la Rai sì”

Il giornalista torna su Rete 4 con un documentario sulla Regina Elisabetta che oggi compie 90 anni

È la Regina Elisabetta II, che oggi compie 90 anni, la protagonista del primo appuntamento con Il Presidente, in onda su Rete 4 oggi in seconda serata. Dopo il buon risultato del documentario su Vladimir Putin (639.000 spettatori, 8.85% di share), la rete diretta da Sebastiano Lombardi propone una serie di approfondimenti dedicati ai più importanti leader mondiali viventi. Le successive puntate, monografiche e trasmesse con cadenza mensile, sono dedicate ai personaggi chiave della storia contemporanea: i presidenti Barack Obama, Kim Jong-un, Angela Merkel, Bashar al-Assad, François Hollande. Ad Alessandro Banfi, con brevi interventi di contestualizzazione storica e di approfondimento socio politico, il compito di introdurre e commentare i ritratti ai Grandi della Terra.

Lo storico giornalista Mediaset conduce ogni mattina la rassegna stampa A carte scoperte su TgCom24, canale che ha diretto fino ad ottobre scorso (è stato sostituito da Paolo Liguori) e nel 2011 ha esordito in prima serata con la Versione di Banfi, talk show andato in onda su Rete 4. Banfi, per dieci anni al Tg5 con Enrico Mentana e per sei a Matrix (sia con Mentana sia con Alessio Vinci), oggi lavora per la testata Videonews come curatore di Pomeriggio 5.

Dopo la fortunata esperienza televisiva del documentario su Putin abbiamo deciso di sfruttare lo stesso format, cioè reperire dei documenti originali fatti nei paesi di origine dei leader e adattarli in una versione italiana. Nel caso della Regina abbiamo sfruttato un documentario molto bello della Bbc, realizzato da chi è stato in contatto con la vita quotidiana della Regina. È un documentario inedito in Italia. C’è un lavoro di adattamento italiano, ma l’80% lo fa il documentario originale della Bbc, un po’ come per Putin l’80% lo faceva il documentario originale di Rossiya1, il primo canale russo.

Il documentario si avvicina di più ad una agiografia o ad una biografia critica?

È una biopic, non posso dire che sia estremamente critica. Anche se c’è il capitolo Lady D: in 64 anni di Regno il momento più difficile per la Regina è stata la morte di Lady D, quando ha dovuto fronteggiare l’impopolarità. Il popolo dopo la morte della principessa si è stretto intorno a Lady D mentre la monarchia l’ha snobbata. E alla fine la Regina ha dovuto fare marcia indietro e la monarchia fare i conti con il consenso popolare.

Qual è il dettaglio raccontato nel documentario che l’ha colpita in particolare?

Nella sua stanza della residenza di campagna, a Balmoral, c’è una stufa elettrica molto modesta e dei cuscini ricamati con le sue insegne e con su scritto ‘è bello essere Regina’. Mi ha fatto ridere, mi sembra una cosa molto pop. Poi è divertente quando il suo stilista parla dei cappellini e dei vestiti. E poi ci sono riflessioni interessanti – meno di colore – per esempio sulla monarchia: parla Blair, parla il sindaco di Londra Boris Johnson, parla il capo dell’opposizione.

L’80% del documentario dunque è tratto da quello della Bbc. Per il 20% restante c’è stato il tentativo da parte di vostra di entrare in contatto con chi vive vicino alla Regina e di produrre documenti inediti?

No. Non c’è stata questa ambizione perché già il materiale della Bbc era basato sul contatto diretto con la Regina. Il nostro lavoro è stato fare un controcanto rispetto ad elementi non messi in piano. Per esempio nel caso di Lady D. Anche perché abbiamo dovuto mantenere bassi i costi, senza andare in Inghilterra e stare un mese a Londra per fare un’inchiesta vera e propria. Ci siamo basati, invece, sul lavoro fatto dai colleghi locali, prestigiosi, trattandosi della Bbc.

Cosa ci può anticipare a proposito dello speciale su Obama, in onda tra un mese?

C’è un’intervista-bilancio della Cbs a Obama, che non sarà mai più Presidente degli Stati Uniti essendo al secondo mandato. Poi c’è una chicca: la sua prima intervista televisiva, del 1993, quando Obama era ancora legato alle associazioni studentesche di volontariato di Chicago in lotta per i diritti civili. Lo speciale è ancora in lavorazione, ci saranno delle piccole parti anche su Trump e Clinton.

Un documentario su un politico italiano contemporaneo è possibile?

Fino adesso abbiamo evitato perché poco si presta a questo tipo di bilanci divulgativi. Però magari più avanti… In Italia è difficile perché qui la politica è sempre molto faziosità e litigiosità. Quando parli di politica sembra che devi prendere la parte di qualcuno. Magari se riuscissimo a fare una serie su personaggi italiani del passato… verrebbe più facile. Così non si entra nel pollaio di tutti i giorni… Renzi, Salvini…

Quale personaggio politico italiano contemporaneo dovrebbe essere oggetto di un eventuale speciale?

In coerenza con quanto fatto con gli altri dovrebbe essere il Presidente Mattarella. Ma per adesso non è previsto.

Il fatto che Il Presidente vada in onda in seconda serata è la conferma che il formato dei documentari a Mediaset non possa trovare spazio in prime time, dove invece vanno in onda solo i talk show politici tradizionali?

Direi che questo non è un problema solo di Mediaset, ma di tutta la tv italiana. È difficile vedere un approfondimento in prima serata che non sia un talk show. È una regola applicata da tutti. Del resto Il Presidente non ha l’ambizione della prima serata che coinvolga grandi strati popolari, ma di essere una cosa di nicchia, curiosa. Lo speciale su Putin un interesse lo ha suscitato, adesso vediamo se era solo curiosità sul personaggio Putin o se, come spero io, l’idea di fare piccole biografie di uomini viventi a basso costo sfruttando materiale straniero già preparato può funzionare. La seconda serata mi sembra scontata e inevitabile, non la sento come una collocazione di serie B. Per 6 anni ho fatto Matrix – 3 anni con Mentana, 3 con Vinci – in seconda serata e non è certo un programma di secondo piano.

Dal 29 ottobre è curatore di Pomeriggio Cinque. Che novità ha introdotto?

Non ho l’ambizione di aver cambiato molto. Ho avuto il compito di cercare di migliorarlo. Ho cercato di moderare alcune punte. Ho ottenuti buoni risultati pur evitando qualche estremizzazione e qualche drammatizzazione. Però il programma era già molto forte prima, con una redazione molto buona e con una conduttrice fuoriclasse come Barbara d’Urso. Non c’era bisogno di niente. Io ho cercato di aiutare il gruppo di lavoro accompagnandolo in un possibile miglioramento. Purtroppo o per fortuna – non lo so neanche io – i dati mi hanno dato ragione, nel senso che c’è stato un miglioramento negli ascolti e forse qualche polemica in meno per i contenuti. Non lo dico per lodare me, ma per fare onore alla d’Urso e al gruppo di lavoro di prima qualità.

A proposito di polemiche, qualche mese fa a Videonews è scoppiato l’ennesimo caso. In base ad alcune intercettazioni telefoniche depositate dalla procura di Ragusa agli atti dell’indagine sull’omicidio del piccolo Loris Stival, il bambino trovato morto nel comune di Santa Croce Camerina il pomeriggio del 29 novembre 2014, sembrerebbe che Carmela Anguzza e Antonella Panarello, rispettivamente madre e sorella di Veronica (madre di Loris, accusata dell’omicidio) abbiano “trovato un’ottima risorsa economica nei proventi derivanti dalle loro partecipazioni ai programmi televisivi“. Nelle carte vengono citati i programmi Domenica Live e Segreti e Delitti, entrambi firmati da Videonews. Lei che è stato anche condirettore di Videonews come commenta la vicenda?

Non posso commentare la vicenda perché in quel momento non ero responsabile di niente a Videonews. Posso dire che da quando io ci sono e sono responsabile anche penalmente di Pomeriggio Cinque – e solo di Pomeriggio Cinque – non abbiamo mai pagato nessuno. Almeno da quando ci sono io. Io rispondo del mio operato. Dal 29 ottobre non abbiamo mai pagato nessuno in alcun modo, meno che mai i testimoni di cronaca. Anzi, spesso ci capita che gli ospiti prima confermino la loro presenza accettando liberamente il nostro invito, poi ci richiamino dicendo ‘no, vado alla Rai perché lì mi danno qualcosa e voi no’. Questo ho visto da quando ci sono.

Quindi è capitato che abbiano disertato Pomeriggio Cinque preferendo andare in Rai…

Sì, a volte il giorno stesso. Io mi sono segnato i casi e i nomi degli ospiti, ma non li dirò mai perché non ho interesse a fare polemica con questo o quel programma della Rai. Ospiti che hanno detto ‘volevamo venire da voi, ma poi dall’altra parte ci hanno convinto perché ci danno dei rimborsi che voi non ci date’.

Stiamo parlando di testimoni di fatti di cronaca?

Sì, certamente non parliamo di star dello spettacolo. Non dico chi perché non mi interessa fare scandali, non me ne frega niente, ma in coscienza le dico quello che ho visto da quando ci sono.

Pensa che la testata Videonews sia un po’ presa di mira con qualche pregiudizio di troppo dalla critica?

No. La d’Urso, essendo una che piace molto, alla fine ha molte critiche. Ma fa parte del gioco. È come la Juve che ha tanti nemici: per forza, vince 5 scudetti di fila! Se la d’Urso non fosse lì da 8 anni a fare l’infointament non ci sarebbero polemiche. Io le critiche le metto nel conto. Il nostro compito è essere a posto con la nostra coscienza e fare le cose, se possibile, meglio degli altri.

In verità ci sono stati casi che hanno riguardato anche altri programmi Videonews. Per esempio Quinta Colonna…

All’epoca ero a TgCom. Quello è stato un incidente brutto, un episodio che più che Videonews, i programmi e la televisione, riguarda il nostro mestiere e la capacità di fare sempre le cose in coscienza quando hai la pressione di chi ti chiede ‘portami delle storie, delle testimonianze’. C’è chi per fragilità cede e fa dei pasticci. Purtroppo capita.

È una questione di singolo, dunque?

È sempre una questione di singolo. Chi ha la responsabilità di un programma esercita una pressione su un giovane che è ambizioso, che ha voglia di emergere, che vuole un contratto più assicurato… e questa pressione a volte può diventare fatale. Ma è naturale che la pressione ci sia su chi fa giornalismo. I direttori ti chiedono la notizia che gli altri non hanno. Il problema è non fare mai niente di scorretto per avere quella notizia. Perché prima o poi ti torna indietro.

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Il sito di retroscena Il BiscioneTv sostiene che esista una rivalità tra lei e Paolo Liguori, che l’ha sostituita alla direzione di TgCom 24 e che lo stesso Liguori dopo averle tolto la rubrica della sera La Giornata “a breve gli toglierà quella della mattina“, ossia la rassegna stampa A carte scoperte.

Prima di tutto: con Paolo siamo amici da una vita, in qualche modo io sono responsabile del fatto che lui tanti anni fa sia diventato direttore del vecchio settimanale Il Sabato. Poi ci siamo ri-incontrati e lui mi ha succeduto a TgCom. Ma la cosa è in famiglia, non ha alcun senso la rivalità.

Per quanto riguarda La Giornata, è una rubrica che ho chiuso io, che io da direttore di TgCom mi sono tolto, perché non ce la facevo più: la mattina la rassegna stampa, il giorno lavoravo come un pazzo e la sera arrivavo stanco.

A Carte scoperte continuo a farlo dal martedì al venerdì, sono in onda, come tutti vedono. Quando Paolo è diventato direttore sono stato io a dirgli ‘guarda, sono tre anni che la faccio, quando vuoi ti lascio campo libero e mi cambi’. Francamente è una polemica che proprio non c’è.

Scrivendo Alessandro Banfi il primo suggerimento di Google è ‘parente/figlio di Lino Banfi’.

(ride, Ndr).

Vorrei chiarirlo una volta per tutte: c’è un legame di parentela con l’attore?

No, Lino Banfi è un nome d’arte (Pasquale Zagaria, Ndr). Il nome Banfi, per niente diffuso in Puglia, è molto diffuso in Lombardia, pare abbia origini ungheresi. Non siamo in alcun modo parenti. Mio nonno, che si chiamava Alessandro come me, è stato il fondatore della tv in Italia, ha fatto il primo esperimento di televisione in Italia come dirigente tecnico dell’allora Eiar. Mio padre Vittorio anche lui era un tecnico, ha fatto le prime trasmissione della Rai nel 1954, era un ingegnere. Loro facevano un lavoro serio, io sono degenerato nel giornalismo.

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