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L’ultima puntata dell’Infedele – Gad Lerner inchioda con la signorilità di sempre l’anti-populista Elsa Fornero

Il Ministro del lavoro viene intervistata in maniera ficcante dal giornalista, prima del suo congedo dalla prima serata.

Se c’è un giornalista che ci ha dato una lezione di stile – anche se troppi lunedì ci ha costretto a cambiare canale, va ammesso, per uno sbadiglio di troppo – è Gad Lerner. Ha chiuso un ciclo di carriera e di vita con la grandissima signorilità che l’ha sempre contraddistinto. Queste le sue encomiabili parole in apertura dell’ultima puntata in assoluto dell’Infedele, con tanto di passaggio di consegna sportivo al suo successore:

“Stasera L’Infedele chiude i battenti dopo dieci anni di trasmissioni. Da lunedì 7 gennaio prossimo questo spazio televisivo verrà occupato da Corrado Formigli a cui do il benvenuto. Avendo compiuto io l’altro ieri 58 anni credo che magari con qualche attimo di anticipo sulla tabella di marcia prevista… questo non possa essere un commiato lacrimoso, ma al contrario un sano passaggio esistenziale. Vedremo da venerdì 25 gennaio se a questo commiato dal talk show televisivo sarò capace alle 22.20, sempre su La7 di cui mi sento socio fondatore, di far seguire un prodotto televisivo diverso e interessante per voi. Intanto questa sera ci facciamo la festa da soli, in compagnia di alcuni vecchi amici. E’ tornato a trovarci e non poteva mancare Enrico Mentana”.

Il Direttore del TgLa7 ha onorato il rapporto di amicizia e stima professionale che lo lega da sempre a Lerner, andandolo a trovare nella sua ultima prima serata. Va detto, comunque, che per Lerner non si avvicina affatto la pensione, vista la sua nuova sfida professionale del 2013 con La Effe Tv, il nuovo canale digitale della Feltrinelli di cui sarà presidente del comitato editoriale.

Ma il vero botto Lerner lo ha fatto intervistando Elsa Fornero, come mai nessuno era riuscito sinora. Il botta e risposta tra i due ha visto un contraddittorio di qualità come se ne ricordano pochi nei programmi di informazione. Ve ne riproponiamo uno stralcio delle dichiarazioni salienti:
L\\’ultima puntata dell\\’Infedele
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Il meglio dell’intervista di Lerner alla Fornero

Fornero: “L’impoverimento del Paese è il risultato di problemi strutturali di lungo termine sui quali si è pesantemente inserita la crisi, prima finanziaria e poi trasferitasi sull’economia reale nel 2008. E’ come una malattia su un corpo già debilitato”

Lerner: Voi da professori siete più abituati a guardare i numeri che le persone. Mi chiedo se il vostro limite non sia stato quello di essere solo tecnici, di portare soltanto la vostra linea accademica”.

F: “Io sono stata anche ridicolizzata per due lacrime che mi sono sorte spontanee mentre presentavo la riforma delle pensioni. Due lacrimucce di Fornero sono state ridicolizzate per un anno, mentre quelli di Bersani sono simbolo di sensibilità virile. Quei venti giorni non sono stati semplici psicologicamente. Sapevo cosa avrebbe comportato in termini di sacrifici, ma la risposta quando si facevano le riunioni della cabina di regia è che le misure non bastavano mai. La crisi voleva dire non riuscire neanche a pagare le pensioni, non riuscire a pagare gli stipendi pubblici, una situazione come quella greca amplificata”.

L: “Intanto non si poteva dare il senso della lotta contro le diseguaglianze? Persino volendo citare il mensile Vita, che è cattolico nell’ambito del no profit, certamente non estremista, nell’ultima copertina ci ha messo Monti trasformato in vampiro”.

F: In questo paese c’è tendenza al populismo, a pensare che i problemi complessi si possano risolvere in maniera facile. Con la riforma del lavoro abbiamo cercato di costruire delle chance migliori per i giovani, che sono i più sacrificati. Molti parlamentari mi dicevano: ‘Ma tu credi davvero alla precarietà dei giovani? Non pensi che questo sia uno stato di necessità per entrare nel mondo del lavoro?’. La povertà oggi si annida soprattutto nelle famiglie giovani che non si riescono a formare, o famiglie che hanno dei giovani di ritorno e hanno un padre in cassa integrazione e una madre che un’occupazione non ce l’ha. La lotta alla povertà vuol dire ridistribuzione, ma io lo voglio costruire all’interno di una società in cui rendere meno infelice un povero viene dal progresso di tutti. So che sarò criticata anche per questo, ma l’idea di dare a tutti un’illusione di un titolo di studio, fintamente, e di non basarci su meriti veri, non di famiglia di appartenenza…”.

L: Sa, ministro, io non sono sicuro che i giovani che non si iscrivono più all’università sono meno meritevoli. Non si iscrivono quelli delle famiglie più in difficoltà”.

F: “Dobbiamo ridare dignità a tutto il lavoro. Per questo ho messo al centro della riforma l’apprendistato, in passato l’apprendimento professionale è stato ridicolizzato. Ridare dignità ed adeguata retribuzione al lavoro, questo è la cosa vera per la povertà”.

L: La sua impopolarità, mi scusi, viene contestata quando è in giro… è solo frutto di populismo? O vuole oggi riconoscere un limite culturale insito nel fatto di essere tecnico laddove ci vuole la politica? il vostro operato può dare un consenso elettorale?”

F: “Io credo che ci sia un consenso nel Paese molto più di grande di quanto non trovi rappresentazione nei media. In molti voterebbero Monti e io lo voterei”.

Se a questo aggiungete l’intervento di Brunetta in un rvm, con tanto di posizione anti-Renzi, è stata proprio un’ultima puntata all-star:

“Siamo all’interno di una speculazione finanziaria. La Borsa non era in pericolo l’anno scorso e non lo è quest’anno. Se ci sono oscillazioni positive dello spread è merito della Banca centrale europea, non certamente delle politiche sangue, sudore e lacrime di Angela Merkel. Il termine rottamazione lo trovo volgare e stupido, si rottamano le cose, non le persone. Nel nostro partito ci sarà un fisiologico turn over, un cambiamento tra esperienza. Pensare di rottamare qualcuno come D’Alema e Veltroni è stata una violenza alla democrazia italiana, quindi non riprodurremo all’interno del nostro Partito questa cultura”.

Un gran finale da antologia.

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