Tutto può succedere, Pietro Sermonti a Blogo: “Ruolo commovente, spero che serie abbia funzione di servizio pubblico” (VIDEO)

“Racconto un rapporto affettivo deludente e arido tra padre e figlio; un bambino con la sindrome di Asperger non ti guarda negli occhi, non ti tocca, non sorride. Mi auguro che la serie possa avere anche una funzione da servizio pubblico”

Pietro Sermonti (o Stefano Accorsi?) ha presentato a Blogo Alessandro Ferraro, il personaggio che interpreta nella nuova serie di Rai1 (13 appuntamenti in prime time) in onda da domenica 27 dicembre dal titolo Tutto può succedere. Si tratta di uno dei quattro figli di Ettore (Giorgio Colangeli) ed Emma (Licia Maglietta), sposato con Cristina (Camilla Filippi) e papà di Federica (Benedetta Porcaroli) e di Massimiliano (Roberto Nocchi), affetto dalla sindrome di Asperger. Alessandro è “apparentemente un uomo d’acciaio, ma fin dalla prima puntata inizia a perdere i pezzi“.

Il Guido Zanin di Un medico in famiglia ha spiegato:

La famiglia Ferraro è molto diversa da quella dei Martini raccontata da Un medico in famiglia. Tutto può succedere è figlia di una serie americana, Parenthood, ha un baricentro drammatico, drammaturgico, di dialoghi. I personaggi non sono di un colore solo. A chi ha amato Un medico in famiglia mi sento di consigliarla perché una delle grandi forze della serie – al di là degli attori adulti che tutti conoscono e che sono straordinari, tranne me – sono gli attori più giovani, gli adolescenti e i bambini. Raccontano zone dell’animo umano anche molto dure e pesanti. Benedetta Porcaroli, mia figlia, è un’attrice molto brava, ne sentirete parlare. Roberto Nocchi, mio figlio di 10 anni, ha la sindrome di Asperger: è stato commovente vederlo lavorare tutti i giorni, organizzare un personaggio così difficile.

La fiction, diretta da Lucio Pellegrini e prodotta da Cattleya, è ispirata alla serie americana Parenthood, divorata da Sermonti in soli tre giorni (tutte e sei le stagioni):

Amavo follemente l’attore che fa il mio ruolo, Peter Krause, perché è stato uno dei protagonisti della serie che più mi piace, Six Feet Under. I miei amici mi prendevano in giro dicendo che io sono Peter Krause all’amatriciana.

L’attore ha confessato di aver accolto la proposta di lavorare in Tutto può succedere anche per ragioni ‘famigliari’:

Mia sorella, poco più grande di me, se ne è andata molto presto. Mi ha commosso l’idea di poter in qualche modo ripercorrere quello che avevano vissuto i miei genitori, mi ha toccato immediatamente. Anche l’idea di interpretare un padre geloso: io non sono padre, non ho una famiglia così numerosa. Ho avuto la possibilità di raccontare un rapporto affettivo così deludente e arido perché un bambino con la sindrome di Asperger non ti guarda negli occhi, non ti tocca, non sorride. La sindrome di Asperger è molto diffusa, ma molto poco conosciuta: mi auguro che la serie possa avere una funzione da servizio pubblico facendo sentire meno soli i genitori di bambini con questo problema e facendo capire agli altri come la precocità della diagnosi sia fondamentale.

Nel video integrale dell’intervista, in apertura di post, potete ascoltare anche le parole di Sermonti sull’indimenticata serie Boris e sul perché negli ultimi anni abbia fatto così poca televisione.

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