Kate Moss e i cinquantasette giorni

La via della riabilitazione è lastricata di foto griffate a seno nudo e passa attraverso i calendari del 2006. Questa la parabola – il cui fulcro giace al limitare della teologia postmoderna – che si impara dalla vicenda occorsa a Kate Moss. Prima il peccato: la cocaina. Poi la punizione e la gogna: le sue

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La via della riabilitazione è lastricata di foto griffate a seno nudo e passa attraverso i calendari del 2006. Questa la parabola – il cui fulcro giace al limitare della teologia postmoderna – che si impara dalla vicenda occorsa a Kate Moss.
Prima il peccato: la cocaina.
Poi la punizione e la gogna: le sue immagini mentre pippa fanno il giro del mondo – complice anche il video-primato poco lusinghiero detenuto da un Matrix appena nato ma già a caccia di ascolti.
Poi il mea culpa: la disintossicazione.
Quindi la confessione e l’espiazione: il documentario.
Infine, l’assoluzione e la purificazione il rientro nella società civilizzata, il ritorno alla vita, la rinascita: il nudo sul calendario Pirelli 2006 (da Repubblica.it)
Un percorso che per un essere umano qualsiasi può essere troppo lungo e restare incompleto, impossibile da percorrersi in una vita intera.
Che invece per Kate Moss – calendario alla mano – dura cinquantasette giorni. Cinquantasette.