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Masters of Horror

Sembra quasi la storia dell’origine del romanzo di Frankenstein di Mary Shelley. Un gruppo di affermati registi horror si ritrova a una cena (sicuramente a base di carne umana) e tra un ricordo cinefilo e il racconto di un qualche trucco usato in un proprio film, qualcuno comincia a chiedersi: si potranno fare, all’alba del

Sembra quasi la storia dell’origine del romanzo di Frankenstein di Mary Shelley. Un gruppo di affermati registi horror si ritrova a una cena (sicuramente a base di carne umana) e tra un ricordo cinefilo e il racconto di un qualche trucco usato in un proprio film, qualcuno comincia a chiedersi: si potranno fare, all’alba del 2005, dei b-movies come quelli che un tempo affollavano i drive-in americani, brevi horror a basso costo, della durata di un’ora ciascuno e proposti al pubblico nella formula del mititco double-feature immortalato anche dalla canzone d’apertura del Rocky Horror Show? Certo! Basta sostituire i drive-in con un canale televisivo via cavo, nella fattispecie Showtime, imbracciare una telecamera digitale HD e dare libero sfogo al proprio talento visionario.

E’ più o meno così che è nata la serie televisiva Masters of Horror, composta da 13 film di un’ora ciascuno, diretti da veri e propri mostri sacri del cinema fantastico internazionale (Joe Dante, John Carpenter, Mick Garris – il vero ideatore della serie -, Dario Argento, Tobe Hooper, Stuart Gordon, John Landis, William Malone, Larry Cohen, John McNaughton, Takashi Miike, Lucky McKee e Don Coscarelli) finalmente liberi di mettere in scena i propri incubi e le loro passioni cinefile in una produzione che una volta tanto non deve sottostare alle rigide imposizioni hollywoodiane e dell’industria cinematografica mainstream e permette, facendone punto di forza del proprio format, di lasciar scorrere a fiumi sangue, visionarietà e intelligenza critica, quella di un genere, l’horror, che da La notte dei morti viventi in avanti è sempre stato, nelle sue forme più alte, il più attento, diretto e impietoso critico della società contemporanea. E così, un regista come Joe Dante può permettersi di regalarci un piccolo gioiello di satira politica, accolto da applausi a scena aperta durante la proiezione al Torino Film Festival e da una finale standing ovation del pubblico (in mezzo al quale spiccavano anche Ghezzi e Argento, presenti in sala), con una storia in cui la retorica televisiva dell’attuale amministrazione americana riporta in vita i soldati statunitensi morti inutilmente in Iraq, che tornano come zombi per trovare giustizia in modo “democratico”. Il suo film più bello dai tempi de La seconda guerra civile americana. Una lezione di libertà di espressione che va ben oltre le opportunistiche discussioni salottiere su Rockpolitik.
Non so se prima o poi qualcuno distribuirà questi film anche in Italia, spero di sì, magari su dvd o su Sky, ma chi volesse averne un’anteprima in una splendida proiezione HD in sala cinematografica, può gustarseli nel goliardico clima cinefilo del Torino Film Festival, attualmente in svolgimento, dove vengono presentati i film di Dario Argento, Mick Garris, Joe Dante, John Carpenter, Tobe Hooper e John Landis. Sono occasioni che fanno bene alla passione per la settima arte, in cui è ancora possibile “vivere” il cinema al punto di scoppiare in un applauso misto urla e tifo da stadio alla sola comparsa della scritta “directed by John Carpenter” sull’inquadratura che si sofferma sul manifesto di Nosferatu il vampiro.
Per chi è interessato anche al lato musicale, è disponibile la colonna sonora della serie, pubblicata da Immortal Records e realizzata da importanti gruppi metal ed emo-core come Thursday, Matchbook Romance, Rise Against, From Autumn to Ashes. Insomma, un’operazione che è una vera chicca per gli appassionati di Horror e Rock.
Tra l’altro, in Italia c’è un’operazione simile in atto: una serie di thriller di stampo hitchcockiano, diretti da diversi registi italiani, patrocinata da Dario Argento e prodotta dalla Rai. Ma vedrà mai la luce sui nostri piccoli schermi italici? A tutt’oggi, l’unico film realizzato è quello dello stesso Argento intitolato Ti piace Hitchcock? e realizzato l’anno scorso per le vie di Torino e nei teatri dei Lumiq Studios. Pochi fortunati l’hanno potuto vedere al Brussels International Festival of Fantastic Film e ne parlano anche bene. Lo vedremo mai in prima serata al posto del medico in famiglia?

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