Telefilm medici: stiamo esagerando? Secondo i dottori veri sì

Medicina GeneraleIn principio fu il Dottor Magri, l'amato pediatra interpretato da Massimo Dapporto in "Amico Mio". Da lì, perlomeno nella tv italiana, ha preso il via l'attuale ondata di camici, stetoscopi ed interventi al cardiopalma, che ormai possiamo rintracciare nella maggior parte dei canali ed in tutte le salse -od in tutte le diagnosi, sarebbe meglio dire-.

Nel corso degli anni c'è stata un'impennata di medici in azione, che giocassero in casa o no poco importa: tra una Dottoressa Giò ed un Lele Martini che stupiscono per il loro successo e un "Camici bianchi" ed un "Nati ieri" che invece stupiscono per il motivo opposto, ne è passata di acqua sotto i ponti, soprattutto proveniente dal nuovo continente: "E.R.", "Chicago Hope", "Squadra Med", "Doc", "Dr. House", "Grey's anatomy", "Scrubs", "3 Libbre". Mai come in questo caso, si potrebbe parlare di sovradosaggio di medici in tv.

Eppure i dottori che strizzano un occhio alla prognosi ed uno alla telecamera piacciono, al punto che il cosiddetto genere "medical" per ora non si pensa nemmeno di abbandonarlo, anzi: preparatevi a subire nuovi casi improbabili ed enigmatici, conditi dalle più classiche "storie di vita" che affollano gli ospedali di tutto il mondo. Quest'anno si parte presto: il 29 agosto, per l'esattezza, con la prima puntata dell'italiano "Terapia d'urgenza" (Raidue), a cui seguiranno i connazionali "Medicina Generale" (Raiuno, foto), "Crimini Bianchi" (Canale5), "Medici Miei" (Italia1) ed "Un medico in famiglia 6" (Raiuno). A queste, si aggiungano le serie americane già collaudate: che dite, forse è un po' troppo?



Le idee chiare ce le hanno senz'altro i medici, quelli veri, che ogni giorno hanno sì a che fare con le malattie, ma non si trovano davanti a casi inspiegabili, operazioni inedite o fenomeni miracolosi. Il rischio sarebbe, secondo loro, quello di cambiare la realtà, portando il telespettatore a pensare che la medicina e la sua applicazione sia qualcosa che non ha nulla a che fare con il quotidiano.

"Una realtà inventata, distorta. E dal punto di vista di chi deve costruire serie televisive di cassetta è comprensibile. Noi non facciamo notizia. A chi può interessare una storia che racconta problemi non straordinari... L' 80% dei pazienti a volte vuole solo parlare, sfogarsi, fingendo di avere il capogiro pur di essere ascoltato".

Queste la parole di Aldo Pagni, segretario della società italiana di medicina generale, che non si rivelano una voce fuori dal coro, anzi: la rivolta dei medici trova il suo appoggio anche in Mario Falconi, presidente dell'Ordine di Roma, che esprime il suo disappunto con un secco "non se ne può più di vedere rappresentata un’unica realtà".

La situazione si fa ancora più critica quando ad essere presi in considerazione sono gli ospedali italiani che, secondo gli interpellati sulla questione, non ne escono decisamente bene. Insomma, dopo inchieste e casi di malasanità presentati da telegiornali e quotidiani, ora ci si mettono pure le sceneggiature a gettare discrediti sulla sanità italiana.

E il timore di una rappresentazione deformata del reale aumenta, e viene alimentata dall'attesa della prima tv "Crimini Bianchi", in cui Pietro Valsecchi, tramite i volti di Daniele Pecci, Ricky Memphis e Christiane Filangeri promette di mettere alla berlina i disservizi degli ospedali del Belpaese.

A mettere sale sulla ferita -ops- a questo proposito ci sono anche i radiologi, per cui parla il loro Presidente Alfredo Siani: "Siamo ritratti come esecutori di esami ordinati da altri. Le radiografie dagli attori vengono lette all’incontrario" (in effetti, la cosa accade nella sigla di "Scrubs", ma il riferimento è lontano dai medici del Sacro Cuore).

Il risultato, è un'involontaria parodia dei dottori nostrani, estremizzati al punto da essere o degli eroi senza pari o dei totali incompetenti, bravi solo ad innamorarsi ed a dare brutte notizie. Non ci sta Annalisa Silvestro, della Federazione nazionale dei collegi, che prepara una lettera a Rai e Mediaset in cui chiede maggior rispetto per la categoria da lei rappresentata, gli infermieri:

"Sono molto irritata. Entriamo in scena solo se abbiamo una storia sentimentale col chirurgo o per recitare frasi banali, perlopiù in dialetto, la sigaretta in mano. La sanità non è cattiva, non è tutta casi disperati, risolti con gesti alla Rambo".

La polemica non cesserà nel giro di pochi giorni, ne siamo sicuri. Da quando esistono, i telefilm e le fiction si sono sempre trovati in un limbo morale, dal quale c'è chi li getterebbe nell'inferno delle mistificazioni e chi invece li salverebbe, appoggiando la funzione narrativa e non documentaristica delle storie inventate.

Sopra tutto, una domanda si impone per forza di cose, come fa notare anche il web straniero: ma possibile che il pubblico italiano sia così sottovalutato e considerato così ingenuo da credere ad ogni fatto gli venga proposto? Noi ne dubitiamo, crediamo che chi guarda la tv non sia poi così fesso come alcuni vogliono farci credere. Ma nel dubbio, meglio limitare le dosi di medical drama massimo una volta al giorno, dopo i pasti, e possibilmente accompagnate da una buona dose di consapevolezza.

[Grazie a Monk per la segnalazione]

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