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La Misura del Taricomico

Accade che si diventi famosi, che si realizzi il sogno che migliaia di persone – se non milioni – inseguono attivamente, facendo provini e audizioni. Oppurre può accadere che si realizzi “per caso” un sogno che semplicemente ci si concedeva di immaginare distrattamente [il caso dei Primicerio], nelle pause tra uno shampoo e l’altro, durante

di maxrenn



Accade che si diventi famosi, che si realizzi il sogno che migliaia di persone – se non milioni – inseguono attivamente, facendo provini e audizioni. Oppurre può accadere che si realizzi “per caso” un sogno che semplicemente ci si concedeva di immaginare distrattamente [il caso dei Primicerio], nelle pause tra uno shampoo e l’altro, durante la dura vita del lavoro, dopo uno sfottò paricolarmente duro al bar con la compagnia. Un sogno che è uscita dal quotidiano, ma che è anche ineffabile rivalsa, la rivincita sulla vita, sul vicinato e sul postino che ti consegna sempre le raccomandate nella buca delle lettere sbagliata.
La realizzazione del sogno è certamente l’approdo al successo. Ma il successo è una brutta bestia, la sfilza di esperti non smette mai di dircelo: provoca assuefazione, non se n’è mai padroni pienamente, si viene sopraffatti, ci si può sentire schiacciati e bla-bla-bla.
Questo è ancora più vero quando la popolarità arriva sparata da un reality-show. Anche qui la sfilza di sociologi e psicoprofessori dall’ottimo appeal televisivo direbbe: in questo caso il successo può essere anche più dannoso perché lo si è ottenuto senza avere una particolare abilità. No skills – No party. Quindi bisogna ricorrere a dei ripari, cercare di non bruciare la propria immagine nei barnum della domenica, provare di avere un di-più rispetto alla vasta gamma dei prodotti sfornati dai reality – fare la differenza, insomma.
E’ il caso di Pietro Taricone. Ma forse è più corretto utilizzare il passato remoto.
Fu il caso di Pietro Taricone.


Restio alle passerelle, alle remunerative serate in discoteca, alle esibizioni a Buona Domenica e al Maurizio Costanzo Show, Taricone ha conquistato la stima di molti perché una volta ottenuta la popolarità voleva lanciarsi in una carriera da attore. L’ha fatto. Il suo nome risulta schedato all’IMDb. Non vogliamo entrare nel merito e giudicare il suo contributo al cinema contemporaneo. Avevamo simpatizzato con lui perché non si era prestato al gioco al massacro dei neo-vip da reality perdendo, si suppone, una barca di soldi.
Ieri sera però un che di amaro è apparso nelle sue dichiarazioni. E Pietro Taricone sembrava Roy Batty di Bladerunner che si rivolta contro il suo creatore, aspettandosi come colpo finale la fatidica frase: la candela che fa più luce, si consuma più velocemente delle altre. Ma nessuno gliel’ha detta. E Pietro c’è come rimasto male. Era stizzito, amareggiato, faceva delle battute infelici, e metteva sul banco i suoi problemi economici. Perché?

Questo il fatto: invitato da Mentana come esponente pensante dei fuo(ri[usciti]) dai reality, Pietro Taricone si è comportato come un bimbo che lascia cadere per la terza volta una palla di gelato dal cono per vedere l’effetto che fa una volta spiattellatasi a terra. Ve lo dico io che effetto fa: anche il genitore più comprensivo s’incazza. Ma Pietro ci teneva a dire che non aveva nulla da dire, che se era lì presente la faccenda era ricollegabile solo ai soldi che gli davano per scaldare la poltrona di Matrix, che dopo cinque anni si era detto tutto, di lui come dei reality, che si è sottratto alle platee, che voleva fondare un sindacato per regolamentare i prezzi delle ospitate, che lui fa l’ospite di professione perché pure lui deve campa’, in un battibecco con Mentana che a un certo punto, all’ennesimo rifiuto profuso da Taricone di rispondere a una semplicissima domanda, ha fatto proprio come un genitore che rimprovera un bimbo: lo ha ripreso dicendogli che dovrebbe imparare a comportarsi.
Non ho potuto fare a meno, come penso tanti altri spettatori, guardando ieri sera Matrix, di provare un po’ di imbarazzo per questa performance di Taricone. Gli ospiti in studio – tra cui il vero mostro sacro era Gianluca Nicoletti – cercavano di dissimulare il fastidio. Giorgio Gori ci riusciva perfettamente. Marco Bassetti un po’ meno, dev’essere uno che quattro risate se la fa volentieri non appena può. Pietrangelo Buttafuoco guardava le scenate di Taricone pensando “per fortuna che ho ascoltato i miei e mi sono laureato”.
Insomma, Pietro ha fatto proprio una figura magra, condita da quella misura tragicomica dell’uomo che vorrebbe dire le cose come stanno, ma sa che non è conveniente, per cui ne dice alcune, ma quelle poche non sono sufficienti, quindi si ritira nel suo, perché non vuole peggiorare la situazione, ma la situazione è già deleteria, e bastano poche battute, e quelle battute sono già state pronunciate, e allora come si rimedia?, cercando di rincarare la dose, ma non c’è contraddittorio, perché nessuno ha niente contro di te né contro quello che rappresenti, e così finisci con il parlarti tragicomicamente addosso. E tutto precipita.
Ma che andavi cercando, oh Pietro, anima in pena? Perché ti sei abbandonato alle pratiche di masochismo catodico? Perché non te ne sei stato buono-buono pensando al gruzzoletto che ti avrebbero pagato? Perché hai cercato di scovare la verità? Perché ci hai fatto stare tanto in pena?
Forse per farci riflettere, mi sono detto. E allora eccomi qui. Ho capito che non farò mai un provino per un reality-show. Ho capito che se dovessi fare mai un provino cercherò comunque di farmi accettare per quello che sono (come Daniele Interrante il sestessista). Ho capito che se dovessi parteciparvi non farò il macho. Ho capito che una volta uscito dal reality cercherò di costruirmi una carriera nel mondo dello spettacolo basata sulle mie sole forze. Ho capito che una volta che avrò fallito [non è detto che le mie forze siano all’altezza] mi ritirerò in silenzio e solitudine, ma solo dopo aver sposato la donna più bella tra quelle che ci sono nei cartelloni pubblicitari. Ho capito che quando avrò bisogno di soldi e mi inviteranno come ospite a un talk-show me ne starò zitto buono-buono, e che la prossima volta che mi sveglierò da un sogno in cui ero famoso e popolare dirò “Meno male che io non valgo un cazzo di niente”.

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