Se la protesta diventa un format, anche le grida di un popolo sembrano uno “show”: chi è in difficoltà non ha bisogno della retorica dei vip
La protesta degli autotrasportatori sta diventando argomento principale nei talk show e sui social, ma qual è il confine tra sostegno concreto e sfruttamento mediatico?
Dalle vetrine alla vetrina. In questi giorni, in Italia, non si parla d’altro: a tenere banco sono le proteste degli autotrasportatori che chiedono, in tutto il Paese, condizioni di lavoro più eque e un calmiere dei prezzi per quanto riguarda la benzina. Assieme a loro ci sono anche i commercianti e gli agricoltori che desiderano essere ascoltati. Se si ferma il trasporto su ruota, si blocca la compravendita delle merci e questo influisce negativamente sugli scaffali dei supermercati. Ecco perché al sud, da giorni, si vive in maniera precaria.
Molti chiedono sostegno concreto alle istituzioni per una protesta che si sta allargando, a macchia di leopardo, su tutta la Penisola. Ci sono stati anche disordini importanti che hanno coinvolto giovani e meno giovani. Istituzioni da una parte, popolazione dall’altra con diversi comparti di lavoro che chiedono un confronto. Il dissenso, quando è forte e acceso su questioni d’interesse nazionale, porta anche alla rabbia. Il Governo ha promesso tavoli di confronto e soluzioni immediate, ma nel frattempo le manifestazioni continuano e gli autotrasportatori sono fermi in presidio.
La protesta degli autotrasportatori tra tv e social
In questo contesto storico e sociale arrivano anche i vip: protagonisti del piccolo e grande schermo scendono in campo per mostrarsi al fianco di chi è in difficoltà. Prendere posizione, in questi casi, diventa un dovere. La differenza sostanziale però la fanno i modi con cui si sceglie di sostenere una causa. L’Italia sta vivendo una delle fasi più buie della sua storia recente, perlomeno dal punto di vista economico. Chi scende in piazza o sceglie di aderire a un presidio di protesta lo fa rinunciando anche alle giornate di lavoro. Stiamo parlando di persone che non hanno davvero più nulla da perdere. Un grido d’aiuto che parte dal sud, attraversa il centro e arriva al nord.

In quest’escalation tra manifestazioni e richieste di un avvenire sereno, si inseriscono anche i personaggi famosi che vogliono accendere ulteriormente i riflettori sulle difficoltà di un ceto sociale. Il punto, però, è che fare video o appelli in televisione è utile soltanto se ci sono critiche o ragionamenti costruttivi. Stiamo assistendo, tra social e piccolo schermo, a contributi di una retorica disarmante. Personalità che si puntano la telecamera dello smartphone in fronte e cominciano le loro disquisizioni in merito con parole dalla dubbia rilevanza: “Mi stanno scrivendo tantissimi autotrasportatori per chiedere aiuto, ma io posso soltanto mettere a disposizione la mia immagine”.
Il ruolo dei vip tra retorica e riflessione collettiva
Ritenere, o far capire al pubblico di riferimento, che un camionista – in questa situazione particolarmente delicata – per prima cosa contatti il vip di turno sui social per poi permettere a quest’ultimo di andare a dirlo in televisione suona quantomeno come una nota stonata. Sembra più un atto di furbizia, intrapreso da molti del settore entertainment in queste ore difficili, per utilizzare la questione sociale come gancio per i propri contenuti social e televisivi. Dunque le manifestazioni di piazza diventano in un momento di tendenza: il trend anima social e televisioni.

Questo è un bene, se serve a tenere accesi i riflettori sul malcontento dei lavoratori; diventa un male (tutt’altro che utile alla causa) quando i personaggi illustri sfruttano il precariato di autotrasportatori e manifestanti per specchiarsi in una questione vitale solo al fine di accrescere la propria popolarità. L’attenzione è l’unica valuta odierna, ma deve esserci anche un confine da non oltrepassare. Chi è in difficoltà non ha bisogno della retorica dei vip, di chi insegna e dispensa morale dall’alto del proprio privilegio. Questo non aiuta chi chiede sostegno, dimostra soltanto che tutto può diventare format. Quindi essere utilizzato per alimentare ribalta anziché riflessioni. Il futuro resta un’incognita per molti, non solo lungo le piazze italiane.
Il lato oscuro del successo
Le vetrine a cui bisogna prestare attenzione, oltre a quelle dilaniate nei negozi delle piazze invase per la protesta, sono quelle social e del piccolo schermo. Alcune delle quali si sono prestate a un’operazione becera di ipertrofia mediatica, al solo scopo di favorire un volto noto o un content creator. La pelle di chi soffre sacrificata mediaticamente sull’altare della riscossa. Il vero problema della celebrità è (anche) un lato oscuro fatto di strategia e dinamiche a cui, in mezzo al caos generale, non si fa caso.
Quando, però, arriva l’opportunità di rimettere insieme i pezzi – nel momento della quiete dopo la tempesta – ci si rende conto della risma di alcune personalità la cui fama non potrà celare lo sfruttamento mediatico messo in mostra nel momento peggiore. Quando lavoratori chiedevano una mano tesa e in cambio si sono visti ricevere soltanto la boria di alcuni vip, necessaria a riempire il loro ego piuttosto che stimolare e aprire le coscienze altrui fra diritti negati e responsabilità.