«Kramer contro Kramer», perché il film del 1979 resta un classico sul divorzio e la famiglia
Che cosa ha reso Kramer contro Kramer, il film del 1979 scritto e diretto da Robert Benton e tratto dal romanzo di Avery Corman, un classico del cinema ma anche un’intramontabile narrazione del concetto stesso di divorzio e di che cosa significhi veramente per una famiglia?
Martedì 20 ottobre 2026, alle 23.10 su La7 Cinema, torna Kramer contro Kramer, il film del 1979 scritto e diretto da Robert Benton e tratto dal romanzo di Avery Corman. Un classico che continua a reggere il tempo perché ha raccontato, senza enfasi e senza scorciatoie, il divorzio, la genitorialità e l’affidamento di un figlio in un’America che stava cambiando.
Dal romanzo di Avery Corman al film di Robert Benton
Prima di diventare uno dei film più citati del cinema americano degli anni Settanta, Kramer contro Kramer era un romanzo. Lo aveva scritto Avery Corman, pubblicandolo nel 1977, con uno sguardo secco e molto concreto sulla fine di un matrimonio e su ciò che resta dopo: case da mandare avanti, sveglie all’alba, avvocati, silenzi pesanti.
Robert Benton, già sceneggiatore di Gangster Story e regista più interessato alle persone che agli effetti, ne ricavò un film asciutto, quasi tutto dentro le stanze di casa. La storia è semplice e dolorosa: Ted Kramer, pubblicitario newyorkese preso dal lavoro, viene lasciato dalla moglie Joanna, che se ne va abbandonando anche il figlio piccolo, Billy, per cercare una propria identità fuori da un matrimonio vissuto come una gabbia. Ted si ritrova padre ogni giorno, spesso impreparato, spesso in affanno. Joanna poi torna e chiede l’affidamento del bambino. A quel punto la famiglia finisce in tribunale.
Il film uscì negli Stati Uniti nel dicembre 1979, quando il divorzio era ormai un tema pubblico, ma portava ancora addosso un peso sociale enorme. Anche per questo colpì così forte: parlava di legge, sì, ma soprattutto di abitudini spezzate.
Ted, Joanna e Billy: la separazione senza eroi né colpevoli
La forza di Kramer contro Kramer è tutta nel modo in cui evita la scorciatoia più facile: dividere i personaggi tra buoni e cattivi.
Ted Kramer, interpretato da Dustin Hoffman, all’inizio è un marito distratto, convinto che il lavoro basti a definire il suo posto in famiglia. Quando Joanna se ne va, davanti a lui restano un bambino da vestire, la scuola, la colazione, le paure da calmare. La scena dei french toast, prima un disastro e poi un gesto naturale, dice più di tante spiegazioni: la cura si impara, anche sbagliando.
Joanna Kramer, interpretata da Meryl Streep, poteva diventare una figura facile da condannare: una madre che lascia il figlio. Benton e Streep, invece, la raccontano tra esitazioni, senso di colpa e bisogno di salvarsi. Davanti al giudice Joanna dice, in sostanza, che allora non era una buona madre, ma rivendica il diritto di esserlo dopo aver ritrovato sé stessa. Una frase dura, che ancora oggi divide.

In mezzo c’è Billy, interpretato da Justin Henry: un bambino che non capisce fino in fondo le ragioni degli adulti, ma ne sente ogni scossa. Il film non lo trasforma in simbolo. Lo mostra mentre fa colazione, piange, guarda il padre prima con diffidenza e poi con fiducia. Piccole scene, molto vere.
Dustin Hoffman e Meryl Streep: due prove da Oscar
Il successo del film passò anche, e molto, dai suoi interpreti. Dustin Hoffman vinse l’Oscar come miglior attore protagonista con un ruolo che cambiò il modo di raccontare la paternità al cinema: non più solo autorità o assenza, ma presenza quotidiana, goffa, vulnerabile. Il suo Ted è nervoso, a tratti brusco, mai davvero risolto. Cambia perché la vita lo costringe a farlo, non perché all’improvviso diventa migliore.
Meryl Streep, allora all’inizio della consacrazione internazionale, ottenne l’Oscar come miglior attrice non protagonista. La sua Joanna appare meno di Ted, ma lascia un segno netto. Streep lavorò perché il personaggio fosse meno giudicato e più complesso. Fu una scelta decisiva: il pubblico poteva non approvare Joanna, ma era costretto ad ascoltarla.
Accanto a loro, Justin Henry diventò uno dei più giovani candidati nella storia degli Oscar, nominato come miglior attore non protagonista a soli otto anni. Dopo quel debutto non ha avuto una carriera da divo classico: ha continuato a recitare in alcuni film e serie, restando anche lontano dalla parte più esposta di Hollywood. Per molti spettatori, però, resta Billy: il cappotto, lo sguardo serio, quella fragilità trattenuta.
Dai cinque Oscar al ritorno in tv: l’eredità di «Kramer contro Kramer»
Agli Academy Awards 1980, Kramer contro Kramer vinse cinque Oscar: miglior film, miglior regia a Robert Benton, miglior attore protagonista a Dustin Hoffman, miglior attrice non protagonista a Meryl Streep e miglior sceneggiatura non originale. Un risultato che confermò il peso del film nel cinema di quegli anni, ma anche la sua capacità di parlare a pubblici diversi.
Rivisto oggi, porta addosso i segni del suo tempo, dai ruoli familiari al linguaggio del tribunale. Eppure non sembra un reperto. Il tema dell’affidamento dei figli, del lavoro che invade la vita privata, della maternità giudicata e della paternità da costruire resta vicino. Cambiano le leggi, cambiano le parole, ma certe ferite domestiche si riconoscono ancora.
Il ritorno in tv su La7 Cinema, nella serata del 20 ottobre, non è quindi solo un passaggio da palinsesto. È l’occasione per rivedere un classico che non offre consolazioni facili. Alla fine Ted, Joanna e Billy non consegnano una morale pronta. Restano tre persone dentro una separazione. Ed è forse per questo che, dopo tanti anni, Kramer contro Kramer continua a funzionare.