Vincenzo Mollica racconta Federico Fellini tra cinema e televisione: “Ultimo Fellini” è molto più di un semplice documentario
Vincenzo Mollica alla Festa del Cinema di Roma presenta in anteprima assoluta Ultimo Fellini, documentario diretto da Gianluigi Attorre, prodotto da ATOMIC con Rai Cinema tra le co-produzioni. Un ritratto inedito del regista romagnolo tra aneddoti e retroscena.
Vincenzo Mollica, molto spesso, viene associato alla parola riferimento. Non solo per quello che ha costruito a livello giornalistico, ma anche e soprattutto perchè il suo modo di descrivere e raccontare la cultura di un Paese coincide con la voglia di documentare. Nel senso specifico del termine. Mollica, infatti, non ha soltanto intervistato le migliori personalità dello spettacolo e della cultura italiana e internazionale: le ha effettivamente accompagnate anche quando i riflettori si spegnevano. È successo, tra gli altri, con Andrea Camilleri. Lo scrittore si fidava, nell’ultima parte della sua vita, esclusivamente del cronista nato a Formigine.
Questo perché Vincenzo Mollica ha sempre avuto la capacità di domandare le cose più intime con un’educazione e un’attenzione ai dettagli desueta. Il noto giornalista informava, faceva cultura, chiedeva senza risultare invadente o eccessivamente provocatore. La sua curiosità era e resta cristallina. Se ne parla spesso al passato soltanto perchè in pensione, ormai, il celebre giornalista ci è andato da qualche anno. Il suo patrimonio di interviste e documenti, però, resta a disposizione di tutti.
Vincenzo Mollica confidente di Camilleri e Fellini
Gli aneddoti sviluppati con Camilleri sono stati messi insieme in un libro evocativo dal titolo “Amo le triglie di scoglio”, scritto con Bruno Luverà. Si tratta di un vero e proprio excursus che racchiude le conversazioni tra Mollica e Camilleri con particolare riferimento agli ultimi anni di vita del narratore e scrittore. Uno scambio tra due personalità amiche, soprattutto accumunate da una stima reciproca sconfinata. Mollica riesce ad aprirsi con molte persone dato che non ha mai voluto ergersi a cronista: si poneva come comunicatore desideroso di capire cosa si celasse all’interno della mente di un artista. Cosa animasse uomini e donne di cultura.

Nel caso specifico di Camilleri, Mollica voleva sapere cosa si prova effettivamente quando si è convinti di aver già dato il massimo. Forse anche qualcosa in più. Arrivare a rivelare suggestioni simili vuol dire anche e soprattutto sviluppare un’intimità molto profonda necessaria a ispirare pubblicazioni autentiche. Un percorso del genere non è scontato, in molti casi neppure possibile, ma a Mollica viene concesso perché oltre alla professionalità conserva un tatto e una delicatezza nel modo di porsi che viene quasi spontaneo affidare gli istinti più profondi allo sguardo di chi – per deformazione professionale e talento naturale – è in grado di mettere insieme i pezzi di un’epoca per poi trasferirli allo sguardo di una platea sempre più esigente.
Un archivio dettagliato fra aneddoti e retroscena del regista
Camilleri non è stato il solo ad affrontare questo percorso di condivisione emotiva e professionale con il celebre cronista. L’altra personalità – fra le tante – che negli anni ha scelto di affidarsi completamente al racconto di Mollica è stata Federico Fellini. Tra i due c’era un’amicizia strettissima che ha portato il giornalista a conservare un archivio di filmati e documenti sempre più nutrito. Fellini è la vera pietra miliare del cinema italiano. Non tutto, ma una buona parte passa dalla sua visione.
Una prospettiva che il regista ha visto affievolirsi negli ultimi anni della vita in cui si poneva delle domande, desideroso di risposte, per provare a decifrare il mondo che stava cambiando. Questo passaggio ha scelto di affidarlo all’amico di sempre. Ecco perché Mollica conosce Federico Fellini come nessun altro, non offre semplicemente un racconto didascalico. Arricchisce la narrazione di un’icona con tutta una serie di aneddoti e retroscena da coltivare. Una vera e propria eredità. Ultimo Fellini, il documentario di Gianluigi Attorre prodotto da ATOMIC, è molto più di un’opera cinematografica.
La Festa del Cinema di Roma
Il prodotto – presentato in anteprima all’ultima Festa del Cinema di Roma – è un vero e proprio concentrato di autenticità che traccia l’ultima versione del Maestro della settima arte italiana. Lo sguardo critico e interessato di un uomo che ha cambiato le sorti del grande schermo e intende capire quale direzione prenderà il prossimo futuro.

Un avvenire senza il noto regista, ma con i suoi ricordi e quel metodo specifico – fatto di fantasia, estro e un pizzico di pragmatismo – valido ancora oggi. In quest’opera Fellini non è soltanto l’intervistato. È parte attiva della troupe: dirige, muove le camere, dà indicazioni alle comparse e allo stesso Vincenzo Mollica. Davanti e dietro la macchina da presa, trasforma anche una ripresa televisiva in una messa in scena, continuando a dirigere il modo in cui ciò che lo circonda diventa racconto.
Fellini oltre il genio cinematografico
Gli altri compagni di viaggio che raccontano e provano a capire l’universo di Fellini sono Milo Manara, Nicola Piovani, Fiammetta Profili, Martin Scorsese e Roberto Benigni. Mollica a modo suo fa la storia: non solo perchè il red carpet romano è il primo della sua carriera giornalistica che ha vissuto da diretto interessato – non esclusivamente in qualità di addetto ai lavori – ma anche per essere riuscito a raccontare e restituire la competenza e il genio Felliniano. L’archivio documentale che il docufilm mostra è di casa Mollica. Reperti dal valore inestimabile che sono, attualmente, a disposizione di tutti.
Visione dopo visione, Ultimo Fellini (disponibile in sala nel 2027) non racconta soltanto un grande regista. Descrive anche la capacità giornalistica di un uomo che oggi combatte gli acciacchi e i suoi demoni – in riferimento particolare alla condizione di salute – ma è ancora in grado di fare la differenza quando si tratta di dispensare profondità, cultura e salvaguardia artistica. Vincenzo Mollica resta il riferimento di Fellini nell’ultima parte della sua esistenza, ma è diventato anche una colonna portante dell’informazione cinematografica e televisiva italiana. Ancora oggi riesce a spingersi laddove altri possono a malapena avvicinarsi.