Christian De Sica, lo “Zio D’America” che tutti aspettano: quando la fiction incontra il cinema
Lo Zio D’America è una fiction Rai particolarmente apprezzata dei primi anni Duemila che ha permesso ulteriormente a Christian De Sica di fare breccia nel pubblico televisivo. Il prodotto presenta numerosi punti di contatto con la serialità odierna.
Christian De Sica tornerà in Rai nel 2027 e già al solo pensiero gli affezionati provano una sensazione di dejavù, nella carriera dell’attore e regista romano c’è anche una buona dose di fiction che parte proprio da Viale Mazzini. Uno degli esperimenti più riusciti da parte del Servizio Pubblico è stato proprio “Lo Zio D’America”: serie televisiva andata in onda su Raiuno agli inizi degli anni Duemila, precisamente tra il 2002 e il 2006 con altrettante stagioni.
La prima di 8 episodi, la seconda – a distanza di quattro anni – con la metà delle puntate. Un totale di 12 incontri con il pubblico che hanno fatto la differenza. La fiction in questione non era innovativa per l’epoca, ma aveva una qualità incontrovertibile. Era riconoscibile. I suoi meccanismi narrativi e gli espedienti di scrittura erano immediati e inclini alle corde del pubblico. La Rai aveva individuato quello che la platea televisiva aveva bisogno di vedere in prima serata: “Lo Zio D’America” è un abito seriale costruito su misura per enfatizzare le caratteristiche interpretative di De Sica.
Lo Zio D’America su Raiuno
Il quale, nello specifico, interpreta Massimo Ricciardi: un nobile italiano emigrato in America per tentare la sorte con la musica. Le sue ambizioni, tuttavia, si rivelano un fallimento e inoltre è pressato da un’americana tradita in cerca di vendetta. Sfuggire a questa situazione diventa, dunque, una priorità: non c’è altra soluzione, deve tornare in Italia. A Roma la sua famiglia di appartenenza, composta da due sorelle – interpretate nella fattispecie da Eleonora Giorgi e Rosanna Banfi – è falcidiata dai debiti.

Nessuno mette al corrente Ricciardi della situazione economica familiare, né tantomeno di una vendita imminente: la lussuosa villa di famiglia è in vendita. Lo Zio D’America, come iniziano a chiamarlo tutti, lo scopre solo a cose fatte. Quindi il suo estro e la capacità di persuasione che lo contraddistinguono serviranno non solo per far saltare la compravendita di Villa Ricciardi (che in realtà è Villa Chigi e si trova a Castel Fusano), ma anche per trasformare quella che in principio era una lussuosa dimora in un centro per cerimonie e grandi eventi. Questi fattori scatenano una serie di divertenti equivoci che sono il sale della fiction, contenuto che matura attraverso il concetto eterogeneo (e piacevolmente complicato) di famiglia come macchina narrativa.
Christian De Sica e la fiction italiana
Il personaggio principale della serie (Massimo Ricciardi) è ambivalente: non è il classico protagonista tradizionale della fiction italiana. Si presenta come un aristocratico, ma squattrinato; elegante, con la capacità di arrangiarsi; irresponsabile, ma risolutivo; truffaldino, ma positivo nella sostanza. Insomma De Sica basa il suo carattere scenico sugli ossimori: due peculiarità apparentemente incompatibili fra loro si sposano benissimo in un performer come l’interprete romano capace di muoversi in bilico fra tutte queste suggestioni. Il protagonista, per esigenze di copione, deve alternare comicità, carisma e profondità d’animo. Tutte cose che a De Sica riescono benissimo, motivo per cui ritroviamo un personaggio molto vicino alla goliardia scanzonata, ma anche con una buona dose di empatia e romanticismo. Una maschera scenica cosiddetta di confine che stimola l’attore e gli autori, senza contare il contributo di un cast corale importante.

Maria, il personaggio interpretato da Ornella Muti, è l’altro elemento riconoscibile nel cast: estetista dolce e romantica sempre alla ricerca di amori impossibili. Sul piano scenico, Muti fa da contraltare a De Sica. L’attrice porta con sè un immaginario cinematografico molto forte, mentre De Sica rappresenta la tradizione della commedia in tutte le sue sfumature. Questo consente di lavorare, contemporaneamente, su due registri: il primo più allegro, il secondo più sentimentale con un rimando costante alla passione e all’emotività.
Villa Ricciardi: un microcosmo sociale
Troviamo, poi, un altro elemento importante che assume il ruolo di protagonista aggiunto: Villa Ricciardi. La lussuosa abitazione di famiglia rappresenta un microcosmo sociale che determina un ponte fra passato, presente e futuro. La casa trasuda di nobiltà, aristocrazia e storia tra relazioni di antenati e tratti comuni fra epoche e trascorsi non ancora remoti. Questo si scontra con la più stretta attualità, fatta di necessità e (nel caso della famiglia Ricciardi) poche virtù economiche. Tale dicotomia non solo è la forza motrice della fiction, ma diventa anche la base per successivi intrecci narrativi che finiscono con l’animare gli episodi della seconda serie.
La parabola della prima stagione è necessaria a introdurre i personaggi e far decollare la trama, mentre la seconda stagione permette di mostrare una successiva maturazione dei protagonisti utile a chiudere ogni linea narrativa. La parola d’ordine, sul piano del contenuto, per “Lo Zio D’America” è lieto fine accompagnato da leggerezza.
I punti di contatto con Superhost
Due punti cardinali che si distingueranno anche in Superhost che arriva sul primo canale a partire dal 2027. Anche in questo caso, Christian De Sica interpreterà un personaggio facoltoso caduto in disgrazia. Costretto a trasformare il proprio castello in un B&B. Ci sono punti di contatto e ispirazione con quel che resta un riferimento seriale targato Rai Fiction e Publispei in grado di garantire paradigmi cinematografico televisivi ancora validi a distanza di vent’anni.