Ripartire dal via. Non è una partita a Monopoli, ma la nuova fase della carriera di Amadeus. Due anni fa, Amedeo Sebastiani approdava al Nove dopo anni di onorata carriera (e successi) alla Rai per cercare di portare avanti una rivoluzione non pervenuta. Le premesse sembravano essere ottime, con il conduttore che i primi di settembre del 2024 aveva ottenuto discreti ascolti con l’evento live denominato Suzuki Music Star. Inizio promettente che ha portato a risultati ben diversi a partire dal 22 settembre dello stesso anno. Data in cui è iniziato davvero il suo percorso sul Nove paragonabile a un’Odissea: il primo tassello è stato Chissà Chi è? Versione aggiornata, riveduta e corretta de I Soliti Ignoti.
La partenza è quella di un programma in sordina, ma il tempo non si rivela galantuomo per il format e i suoi autori. L’orario è particolare e l’ascolto rimane impantanato su percentuali troppo basse anche per resistere. Il programma viene chiuso dopo pochi mesi di permanenza e l’alternativa, per non vederlo soccombere del tutto, sono alcuni speciali in prima serata con i vip a fare da collante. Un impianto che, però, finisce con lo sfaldarsi sotto la sentenza inesorabile dell’Auditel. Intanto, qualche soddisfazione la garantisce La Corrida. La prima edizione, dello storico programma approdato in WBD, ottiene dati di ascolto vicini al milione di telespettatori sintonizzati.
Amadeus riparte da sè stesso
Una base da cui partire che, però, nel 2025 si arena e perde mordente. Ribasso dovuto anche al mancato accordo di Discovery con Sky (ritrovato solo recentemente), quindi i programmi dell’azienda venivano trasmessi esclusivamente in chiaro ma raggiungere i desiderata di ogni fascia di pubblico si è rivelato più difficile del previsto. La Corrida chiude al ribasso e, nel 2025, ci sono anche gli esperimenti con The Cage – Prendi i Soldi e Scappa e Like A Star. Una sorta di Tale e Quale Show in versione nip. Manca la parte fondamentale: gli ascolti.

Le idee sono valide, ma il telespettatore resta difficile da conquistare perchè nessuno ha avuto tempo e modo di abituarsi alle novità. L’esito è dunque, dopo due anni di tentativi, una rescissione consensuale tra l’emittente e Sebastiani per certificare un sodalizio che somiglia più a un’occasione persa. O si vince, oppure s’impara. Lo ha detto sempre il conduttore in diversi frangenti: Sebastiani, per citare le sue parole, ha imparato più in questa circostanza infausta che dai successi di Sanremo. Quando sei impantanato nelle zone basse del palinsesto devi cominciare a farti delle domande: la prima è senz’altro di carattere riflessivo.
Addio al Nove tra domande e qualche esitazione di troppo
Come mai Fabio Fazio sul Nove funziona pur avendo portato una macchina televisiva già collaudata e altri conduttori fanno fatica? La risposta è semplice. Fazio non ha portato, in Warner Bros Discovery, solo un programma: è riuscito a traslare un metodo di lavoro. Che Tempo Che Fa non è soltanto Fabio Fazio, ma è anche e soprattutto il team che si porta dietro. Una squadra impeccabile di autori e collaboratori che inizia la cavalcata a ottobre, portandola a fine maggio, ma a conti fatti inizia a lavorare un mese prima della messa in onda ufficiale. Cura tutto nel dettaglio, compresa la forma dei pesci nell’acquario.
Amadeus ha provato a fare lo stesso, ma la verità (amara) è che sul Nove ha traslocato praticamente da solo. Si è avvalso di Federico Taddia, giornalista e autore validissimo che gli faceva da spalla in Rai, ma è mancato qualcos’altro: in primis il tempo di sviluppo e poi il piano di strategia. Sebastiani e il suo team di lavoro hanno cambiato troppo in fretta i formati perchè pressati dagli ascolti troppo bassi. Fazio non ha mai avuto questo stress perché ha cambiato casa, volendo usare una metafora abitativa, ma l’architettura è rimasta la stessa.
Il prossimo futuro
L’altra domanda è più strategica: cosa fare da adesso in poi? Amadeus, con tutta probabilità, tornerà all’interno del serale di Amici essendo componente fisso della giuria, ma nel frattempo si preparerà a nuove sfide. Quello che, forse, sta capendo il conduttore è legato alla possibilità di fare cose nuove. I programmi si conducono, senz’altro, ma prima si scrivono: l’ex volto della Rai è una fucina di idee e potrebbe mettere a frutto qualche progetto personale per dar vita a un vero e proprio asset di lavoro. Un gruppo di persone pronto a seguirlo ovunque ci sia disponibilità. Realizzare un progetto del genere richiede tempo, modo e volontà.
Sebastiani non è sprovvisto di nessuna di queste qualità. La prossima trasmissione che vedrà il conduttore al centro della scena sarà, davvero, un progetto a sua immagine e somiglianza. Aspetto che forse ha finito per trascurare sul Nove. Ora è tempo di nuove sfide e ambizioni, non è più il momento di accontentarsi. Occorre ripartire, senza esitazione, e con le idee chiare. Amadeus oggi sa cosa ha avuto, quello che ha perso e soprattutto conosce benissimo cosa intende ritrovare.