Un anno senza Pippo Baudo e senza quella sua smania da perfezionista. Quella puntualità che lo ha fatto diventare per tutti un gran professionista. Ci hanno fatto persino delle magliette dedicate: “Pippo Baudo è un gran professionista”. I due aggettivi andavano e vanno, rispetto alla sua figura, di pari passo perchè Baudo è uno di quelli che la televisione l’ha fatta. Non nel senso di vissuta e portata avanti, proprio nell’ambito della costruzione: il conduttore di Militello in Val di Catania ha creato qualcosa che prima non esisteva.
Non solo lui, naturalmente, ma il celebre presentatore ha dato il via a uno stile e un metodo utile per mettere insieme i diversi formati. Oggi è tutto più fluido, più malleabile e per certi versi possibile. Il merito è (anche) di visionari come Baudo che vedevano cose che gli altri credevano improbabili. Un conduttore conduce, questo lo afferma la parola stessa, ma Baudo non si accontentava di essere il padrone di casa: a fare da raccordo tra quello che gli italiani volevano vedere e quello che poi effettivamente vedevano ci pensava lui, ma prima di arrivare al fatto compiuto c’erano tutta una serie di particolarità da mettere a punto.
Pippo Baudo e l’eredità di un metodo
Questa manovra di avvicinamento alla diretta, prima dell’avvento di Baudo, avveniva in maniera frammentata e distaccata. In uno studio televisivo c’erano i comparti, i settori e gli incarichi: certe regole vigono anche adesso, ma in precedenza dialogavano poco fra loro. Baudo, e gli altri colleghi della sua scuola, hanno messo in comunicazione queste figure con il conduttore che faceva da collante. In altre parole: SuperPippo, hanno cominciato tutti a chiamarlo così, parlava con il regista, la prima ballerina e gli artisti che dovevano esibirsi. Guardava le scalette, le aggiustava, decideva – in accordo con il team preposto – la scenografia e dettava (se possibile non da solo, ma con l’ultima parola a disposizione) i tempi di ogni blocco.

Il termine sforare, per esempio, è merito suo. Quando qualcuno non rispettava i tempi della tabella di marcia sforava e questo non era ammissibile per uno che viveva la televisione come un metronomo. Il piccolo schermo, ai suoi tempi che poi sono quelli della contemporaneità, doveva essere un punto fermo. Una macchina perfetta che dava vita alla narrazione nazional popolare che tutti conosciamo. La diretta, tuttavia, era la punta di un iceberg: dietro c’erano una serie di operazioni e peripezie che hanno fatto e continuano a fare la storia del piccolo schermo.
Professionismo e responsabilità
Baudo, oltre alla parola professionismo, ha plasmato anche il termine responsabilità: lui se le prendeva tutte, con annessi rischi del mestiere, però poi pretendeva il prodotto finito in maniera impeccabile. I risultati si sono visti dal Cantagiro a Settevoci, da Fantastico a Senza Rete passando per LunaPark, la schiera indefinita di Domenica In, i Festival di Sanremo e guardando al passato recente Domenica Con e La Grande Opera all’Arena di Verona. Senza contare quel gioiellino sul terzo canale Rai che è stato Il Viaggio, correva l’anno 2012. Passato successivamente a 2013 per una soddisfazione ulteriore rispetto all’ennesimo prototipo televisivo andato bene.

Ha fatto tutto lui, li ha “inventati” (come soleva spesso dire scherzosamente) tutti lui. Da Grillo a Troisi, passando per Lorella Cuccarini, Laura Pausini, Eros Ramazzotti e Giorgia. Una schiera di artisti e artiste con cui ha lavorato e creato successi senza tempo. Il fattore Baudo, infatti, è quella sorta di mecenatismo oggi in disuso che rappresenta una grande ricchezza se si guarda all’intrattenimento di domani. Il conduttore e Direttore Artistico nato a Militello in Val di Catania soleva girare.
Nuovi talenti e ambizioni
Era sempre presente nella quotidianità degli italiani perchè il Paese lo conosceva tutto avendolo attraversato in lungo e in largo alla ricerca di talenti da lanciare. Non c’erano i social per scandagliare le novità, allora Baudo si metteva in macchina o in treno e andava a cercare gli spettacoli più interessanti per ammirare giovani professionisti di cui gli avevano parlato bene. Poi, dopo aver preso appunti e valutato ogni cosa, tornava vicino al Teatro delle Vittorie si metteva nel suo ufficio e convocava le persone ritenute all’altezza.
Una sorta di Commissario Tecnico della Televisione Italiana: formava la Nazionale Azzurra dei talenti guardando anche al modello americano. Baudo era (e resta) un’ancora di salvezza per molti e lascia – anche oggi che sono passati 365 giorni dalla sua scomparsa – una lezione importantissima. Le novità televisive non si creano dal nulla, occorre coltivare ambizione, freschezza e capacità. Prerogative che passano attraverso una conoscenza sempre più ricca di quel che abbiamo a disposizione: per creare bisogna saper guardare oltre.
L’importanza di rischiare
Non solo a livello mentale, ma proprio all’interno della praticità di ogni giorno. Fare televisione oggi, come allora, vuol dire sporcarsi le mani e rischiare un viaggio in più per cercare il profilo giusto. Anzi, il profilo migliore possibile. L’azzardo è concesso solo se alle spalle c’è uno studio puntuale e viscerale con una precisione e un’analisi che contempla anche l’imprevisto. Al punto da cavalcarlo e trasformarlo in opportunità.
Baudo era e resta tutto questo, con la relativa consapevolezza che un bagaglio simile di insegnamenti e punti fermi non se ne andrà mai davvero. A patto che ci sia ancora qualcuno disposto a guardarsi indietro, soltanto per prendere la ricorsa e fare due passi avanti. Senza sforare, possibilmente.