Fiorenza Marchegiani è morta a 73 anni dopo una sfavillante carriera. Se le circostanze della dipartita non sono state ancora rese note è per rendere giustizia a una sobrietà che l’ha sempre contraddistinta. Dentro e fuori dal set. Una donna, un’artista, Fiorenza Marchegiani, che ha fatto di tutto: cinema, teatro e televisione. Lontana da qualsiasi pregiudizio e qualunque tipo di tracotanza artistica, né tantomeno a quella superbia tipica di chi, talvolta, si sente all’altezza. Fiorenza Marchegiani lo era, ad accorgersene per primo fu Massimo Troisi che la portò al cinema con Ricomincio da Tre, ma non ha mai fatto pesare i suoi “gradi”.
Faceva valere la propria competenza e professionalità, ma non rifiutava mai un progetto sulla base di voci o possibili ripercussioni legate a stereotipi di bassa lega. Quando, dopo aver portato in scena opere come La foresta di Ostrovskij e I due gemelli veneziani di Goldoni, le è stato chiesto di fare la fiction italiana con un ruolo inedito per l’epoca, lei ha detto va bene.
Fiorenza Marchegiani, dal teatro al cinema
Marchegiani accetta un ruolo senza esitazione perchè, tra le sue valutazioni, c’erano tanti aspetti ma non quello della sottovalutazione del piccolo schermo. La televisione, il racconto nazional popolare, può essere un valore aggiunto. Anche per chi arriva dal teatro e dal cinema. Oggi lo insegnano le esperienze di attrici come Vanessa Scalera o, nel recente passato, Anna Valle. Prima a dimostrare che le due cose, teatro e tv, potessero e dovessero convivere c’era lei.

La quale, dopo l’exploit con Troisi, divenne celebre agli occhi del grande pubblico con un personaggio specifico: la temibile Letizia Gherardi Visconti, dark lady della fiction Vivere. Esperienza che l’ha toccata profondamente dal 1999 al 2005: sei anni di maturazione e celebrità ulteriore che l’hanno portata a comprendere come certi terreni fosse meglio batterli piuttosto che trascurarli a priori. Non ha mai ascoltato chi le ha consigliato di diffidare da determinati formati.
La popolarità con le fiction
La fiction è stata l’occasione per consolidare una fama e arrivare al cuore degli estimatori che hanno potuto apprezzare la duplice natura di una professionista: solenne e pronta, ma anche solare e autoironica quando si è trattato di misurarsi con un altro settore cinematografico poco apprezzato. I cinepanettoni. La sua presenza in Natale a New York era sconsigliata: il rischio era quello di sentirsi un pesce fuor d’acqua, ma la complicità con Christian De Sica ha spazzato via ogni dubbio.

Anche in quel caso, si è trattato di un abbaglio generale. Fiorenza Marchegiani poteva fare tutto e lo faceva egregiamente, senza perdere lo status di attrice di prima fascia. Un’artista capace di spostare gli equilibri a prescindere dal contesto, la sapienza e lungimiranza di mescolare dimensione popolare e avanguardia l’hanno portata nell’Olimpo dei grandi. Proprio perché al momento opportuno è rimasta con i piedi per terra.
Abbattere gli stereotipi
Riscattando ambiti che non hanno, a torto, la stessa reputazione di contesti più gettonati. La narrativa popolare, anche in televisione, non è superficialità. Si tratta sempre di voglia di fare e capacità di misurarsi: la lezione di Fiorenza, se si vuol interpretare in questo modo, l’hanno recepita altre grandi del settore come Elena Sofia Ricci e Sabrina Ferilli. Le quali hanno fatto tanto a teatro, ma si sono messe in gioco anche al cinema e in televisione. Avendo il coraggio di andare controcorrente, per il gusto e la voglia di abbattere gli stereotipi.
Se c’è una lezione che Fiorenza Marchegiani lascia, è proprio questa: non smettere di sorprendere e sorprendersi. Anche quando è il momento di fare un ultimo inchino: quello che consegna alla storia il tuo nome, entro il quale è possibile riassumere una vita artistica divenuta esempio.