Sabrina Ferilli e la fiction in tv, un “peccato originale” che l’ha resa ancor più autentica
Sabrina Ferilli torna protagonista di una fiction Mediaset, la nota attrice si misura anche con una serie di pregiudizi legati alle proprie scelte professionali: il futuro tra nuove sfide e qualche rivincita.
Sabrina Ferilli è un nome che, ancora oggi, è sinonimo di grande cinema. Basti pensare che ha condiviso momenti di set con Monicelli, Ferrini, Corbucci, Virzì e Ponzi. Fino ad arrivare a Paolo Sorrentino, quel film da Oscar nel 2013: “La grande bellezza” tra elogi, polemiche e retroscena. In tutto questo lei c’era persino quando, in realtà, mancava. Note sono le reazioni a un presunto mancato invito alla cerimonia di premiazione, ma stiamo parlando di presunti retroscena derubricati al passato recente. Il presente, di Sabrina Ferilli, è quello di icona (anche) televisiva.
Una donna che passa dal cinema, torna in tv e ritrova la sala con Gabriele Mainetti. Il suo ruolo ne “La città proibita” è un vero ritratto scenico da proporre. Incarna la madre disillusa, ma ancora speranzosa per i figli. Un vero e proprio tributo ai grandi ruoli del presente e del passato. L’avvenire, professionale, targato Ferilli invece ritrova la fiction italiana. La troviamo in Gigolò Per Caso, nei panni della sex guru, e poi in “A testa alta”.
Il cinema e la fiction
Un progetto Mediaset che vuole portare all’attenzione del pubblico temi delicati e importanti, come quelli che riguardano il revenge porn e non solo. Sabrina Ferilli, nello specifico, è in grado di restituire autenticità a certi ruoli. Sia al cinema che in tv. Ha sempre lavorato con professionalità e soprattutto non ha mai mostrato spocchia per certi progetti: la vediamo al cinema, in tv, ma anche al centro degli show più amati.
Lei sa essere autentica proprio perché, quando recita, può sembrare più o meno credibile – a seconda della difficoltà del ruolo – ma è sempre e comunque senza esitazioni. Porta tutta sè stessa, sia quando interpreta un ruolo, sia quando deve prendersela (per esigenze di copione) con Maria De Filippi durante Tu Sì Que Vales. Una pedina, dal punto di vista professionale, che funziona sempre: questo sa essere Sabrina Ferilli proprio perché riesce ad adeguarsi al contesto in tempi rapidi, a plasmare le proprie attitudini per le necessità immediate che impone il palco o la sala. La nota attrice, infatti, ha anche un discreto Curriculum teatrale.
Il peso della critica
Nonostante questo, però, una parte della critica (dai tempi di Commesse in poi) non le perdona determinati ruoli nella fiction italiana. Abiti troppo su misura, per usare un eufemismo, che l’hanno portata a essere costantemente bersaglio di critiche. Anche piuttosto pungenti. Quasi come se chi facesse fiction fosse, nel caso specifico, destinata soltanto a parti minori. Senza riscatto o evoluzione.
Sabrina Ferilli, invece, ha dimostrato che può essere tutto: lo ha confermato sotto la direzione di Mainetti e Sorrentino, ma anche Virzì ringrazia, lo confermano anche Franco Amurri, Simona Izzo e Ricky Tognazzi. Tutte personalità con cui Ferilli non solo ha lavorato, ma ha persino avuto modo di condividere ruoli ed evoluzioni professionali che l’hanno portata a diventare riferimento. Infatti l’attrice di Fiano Romano incassa le critiche, ma poi viene seguita. Vuol dire che la fiction non è una diminutio, semmai può diventare un valore aggiunto.
A testa alta
Questo è quello che spera Sabrina Ferilli anche e soprattutto dopo aver portato a termine “A testa alta”, molto più di una serie per lei. Rappresenta il ritorno a Mediaset, dopo il successo con Tu Sì Que Vales, nelle vesti di attrice. Una necessità che serve anche a confermare quanto chi sceglie di fare l’interprete possa anche misurarsi in diversi registri e altrettante caratterizzazioni. Gli eccessi del Varietà non sono “peccato”. Così come non lo è stato fare determinate fiction, sia a Viale Mazzini che a Cologno Monzese.
Misurarsi anche con le grandi storie del piccolo schermo, nonostante alle spalle ci sia un passato con Monicelli e Corbucci, non dev’essere considerata una retrocessione. Semmai un’esigenza di riaffermare, attraverso le proprie capacità, di quanto essere presenti – agli occhi della platea televisiva e cinematografica – sia fondamentale. Non è il ruolo a fare la differenza, ma l’interpretazione e la connotazione che gli viene data. Una lezione che Sabrina Ferilli ha fatto propria da tempo e quest’ultimo progetto a Mediaset non fa altro che confermarlo: la peggior critica possibile, al cinema e in televisione, resta l’indifferenza. Un’eventualità di cui Sabrina Ferilli, anche grazie alle sue scelte, ancora non deve curarsi.