Quando Guccini disse a Enzo Biagi: «Io non voglio Sanremo e Sanremo non vuole me»
Francesco Guccini certo non è mai stato un artista convenzionale. Forse anche per questo il Festival di Sanremo non è mai stato il suo palcoscenico. Lo spiega bene in una storica intervista rilasciata ad Enzo Biagi.
Era il 7 febbraio 1985 quando Enzo Biagi pose davanti alle telecamere una domanda che, a distanza di oltre quarant’anni, conserva qualcosa di attuale: «Ma è utile il Festival di Sanremo?».
Il Festival si sarebbe svolto pochi giorni dopo e Linea diretta, il programma condotto da Biagi su Rai Uno, decise di affrontare l’argomento coinvolgendo alcuni protagonisti della canzone italiana.
Non soltanto artisti legati all’Ariston. Anzi.
Davanti alle telecamere comparvero Lucio Dalla, Fabrizio De André, Francesco De Gregori, Pino Daniele e Francesco Guccini. Cinque autori con storie e rapporti molto diversi con la più importante manifestazione musicale televisiva italiana.
Quando arrivò il momento di Guccini, la risposta fu perfettamente coerente con il personaggio.
«Il genere di canzoni che faccio io non si presta per Sanremo»
Guccini aveva allora 44 anni. Il suo rapporto con il Festival era praticamente inesistente e Biagi gli diede l’occasione di spiegare quella distanza.
Il cantautore rispose:
«Il genere di canzoni che faccio io non si presta per Sanremo. Direi che è un fatto reciproco: io non voglio Sanremo e Sanremo non vuole me».
Una battuta, certamente. Ma dentro quelle poche parole c’era anche una constatazione.
La musica di Guccini aveva seguito un percorso lontano dalla competizione televisiva. Le sue canzoni erano spesso lunghe, narrative, affollate di personaggi, riferimenti storici, politici e autobiografici. E il pubblico che lo seguiva si era formato senza che lui avesse bisogno di partecipare alla gara dell’Ariston.
Nel 1985, del resto, Guccini aveva già alle spalle una parte fondamentale della propria discografia.
Erano già usciti album come Radici, Via Paolo Fabbri 43, Amerigo, Metropolis e Guccini. Brani come “La locomotiva”, “Auschwitz”, “Dio è morto” e “Canzone per un’amica” avevano già segnato profondamente il suo percorso artistico.
Biagi e quella domanda ai grandi cantautori italiani
Il documento conservato oggi da Rai Teche è interessante anche per il modo in cui Biagi affrontò Sanremo.
La domanda sull’utilità del Festival venne rivolta ad artisti che rappresentavano anime molto diverse della musica italiana.
Rai Teche, presentando nuovamente quelle immagini quarant’anni dopo, ha ricordato come Sanremo fosse già allora qualcosa che andava oltre la semplice gara: un fenomeno sociale, capace di raccontare gusti, industria musicale, televisione e costume del Paese.

Ed è proprio questo a rendere significativo il coinvolgimento di Guccini.
Per capire Sanremo, Biagi andò anche da chi a Sanremo non apparteneva.
Guccini non cercò di trasformare la risposta in una dichiarazione solenne. Disse semplicemente che le canzoni che scriveva non erano adatte a quel contesto e chiuse la questione con quell’ironico «io non voglio Sanremo e Sanremo non vuole me».
Guccini e una carriera costruita lontano dall’Ariston
La storia avrebbe poi confermato quella distanza.
Francesco Guccini non avrebbe costruito la propria carriera attraverso il Festival. Il suo ambiente naturale sarebbe rimasto soprattutto quello dei dischi e dei concerti, dove alle canzoni si alternavano lunghi racconti, battute e dialoghi con il pubblico.
Anche per questo quelle immagini del 1985 oggi hanno un valore particolare.
Mostrano un artista già affermato mentre osserva da fuori il più grande rito televisivo della musica italiana e riconosce, senza particolare risentimento, che quel mondo semplicemente non coincide con il suo.
Nessuna guerra dichiarata a Sanremo.
Piuttosto una distanza rivendicata con ironia.
«Direi che è un fatto reciproco».
Poche parole che raccontano bene Francesco Guccini e un’epoca nella quale alcuni dei più importanti cantautori italiani potevano diventare parte della cultura popolare senza necessariamente passare dalla gara dell’Ariston.
Era il 1985.
Enzo Biagi chiedeva se Sanremo fosse utile.
Guccini, invece, aveva già capito che Sanremo e Francesco Guccini potevano tranquillamente fare a meno l’uno dell’altro.