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Corrado Mantoni, la voce gentile dell’Italia liberata: dalla fine della guerra ai “dilettanti allo sbaraglio” del piccolo schermo

Corrado Mantoni avrebbe compiuto 102 anni. La sua capacità di condurre e lo stile televisivo portato alla ribalta dopo anni di radio sono ancora vivi nella memoria degli appassionati: il noto presentatore ha consegnato alla storia d’Italia la grammatica di un mestiere.

2 Agosto 2026 20:00

Quel sorriso rassicurante accompagnato da uno sguardo buono e tanto senso del dovere. Questo era, in estrema sintesi, Corrado Mantoni. Per molti è stato molto di più: un riferimento televisivo e radiofonico imprescindibile. Di quelli che insegnano la grammatica di un mestiere e lui, il presentatore, non lo faceva soltanto. Lo era. Da sempre. Un’abilità sopraffina, scolpita nel DNA. Sin dall’inizio della carriera, quando entrò nell’organico della radio alleata mentre cercava di portare a termine il percorso universitario in Giurisprudenza con la Seconda Guerra Mondiale sullo sfondo.

Dal PWB (Psychological Warfare Branch) passa alla radio italiana e poi all’EIAR (primo contatto di Mantoni verso la Rai) attraverso un concorso per aspiranti giornalisti. In questi primi passi nell’etere radiofonico si intuiva già la stoffa del trascinatore: Corrado non parlava, intratteneva con la voce. Aveva una puntualità espressiva e un ritmo inedito per l’epoca, caratteristiche che lo hanno accompagnato durante l’intera carriera. Intanto incassa, si può dire con un discreto stupore da parte della famiglia titubante per l’approdo nel mondo radiofonico, la soddisfazione e il privilegio di aver annunciato all’intera nazione la fine della guerra.

Corrado Mantoni e la fine della Seconda Guerra Mondiale

Mantoni, infatti, con la sua timbrica inconfondibile ha reso noto all’Italia e agli italiani la fine delle ostilità con successiva resa dell’esercito tedesco agli alleati e relativa consegna agli archivi della Seconda Guerra Mondiale. Un annuncio che fece la storia, ma Corrado era soltanto agli inizi del suo percorso professionale che si arricchisce nel tempo di capacità peculiari quali la scrittura di formati e approfondimenti. Anche grazie all’apprendistato che fece al fianco di maestri del settore giornalistico e radiofonico come Luca Di Schiena e Sergio Zavoli. Gli hanno insegnato tutto: a partire dal rispetto e la considerazione della pagina bianca.

Corrado Mantoni avrebbe compiuto 102 anni
Corrado Mantoni avrebbe compiuto 102 anni (Screenshot RaiPlay) – TvBlog

Un blocco non dev’essere riempito: si deve arricchire. Vale per un articolo di giornale e per una scaletta radiotelevisiva. Infatti il trucco, per Corrado Mantoni, era semplice. Il foglio bianco si arricchiva di espedienti grazie a idee e possibilità, non era necessario aggiungere cose o situazioni senza criterio. Ogni passaggio era studiato e definito con una precisione maniacale. Scrupoli che Mantoni si porta dietro anche quando approda sul piccolo schermo, dopo aver intrapreso una parentesi di carriera come attore e doppiatore provando a seguire le orme del fratello Riccardo, sobrio anche nello scegliersi il nome d’arte: Corrado.

Totò e il soprannome di “scognomato”

Il suo nome di Battesimo. Senza innovazioni o pretese di alcun genere. Devono parlare le qualità in diretta, non altro. Quindi basta un nome per fare la storia. Se ne accorge anche Totò che lo definisce, simpaticamente, lo “scognomato”. Un uomo, una garanzia, Mantoni. In grado di fornire lo stile di conduzione e portamento nella sua interezza, con quel garbo che oggi sembrerebbe utopico. Suo autore, agli albori della radiotelevisione, fu anche Ettore Scola che da Mantoni apprese proprio la celerità nell’asciugare e valorizzare un contenuto. Restando in tema di opportunità e rilanci, Corrado si occupò in maniera benevola e particolarmente ben augurante anche di Alberto Sordi.

Corrado Mantoni, Raimondo Vianello e Mike Bongiorno
Corrado Mantoni, Raimondo Vianello e Mike Bongiorno alla consegna dei Telegatti (Screenshot Mediaset Infinity) – TvBlog

Lo ha portato in radio facendogli fare i primi personaggi: un trampolino di lancio che successivamente permise all’interprete romano di sbaragliare la concorrenza nel cinema. Non senza l’aiuto e il sostegno di due pilastri come Vittorio De Sica e Federico Fellini, ma la spinta iniziale gliel’ha data Mantoni. C’era sempre, c’era per tutti. E soprattutto non diceva mai di no: gli proponevano cose e Corrado accettava. Non senza riflettere, ma poi portava a termine ogni cosa.

I dilettanti allo sbaraglio e La Corrida

Il concetto di dilettante allo sbaraglio deriva proprio dalla sua evoluzione: è sempre stato un uomo diligente, pronto e volenteroso. In attesa che il destino, con tanta buona volontà, potesse dargli un’occasione. Questa è arrivata prima in radio e poi in tv, con programmi come Rosso e Nero, La Trottola, Che Passione il Varietà e la stessa Corrida che tempo dopo divenne un’istituzione televisiva sia in Rai che a Mediaset. È necessario, però, ricordare anche trasmissioni come Fantastico, Domenica In, Canzonissima e Buona Domenica. Senza rinunciare alla presenza a Sanremo, per il Festival della Canzone Italiana, nel 1974.

Corrado Mantoni e Raffaella Carrà
Corrado Mantoni e Raffaella Carrà (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Un professionista a tutto tondo Mantoni che, in televisione e in radio, ha sempre portato sè stesso. Questo bastava perché racchiudeva l’insieme di caratteristiche che servirebbero – nel professionismo – anche oggi. Mantoni, anche quando le persone e il pubblico cominciavano a chiamarlo solo Corrado perchè la sua fama lo precedeva, non ha mai smesso di studiare e applicarsi. Imparava, in maniera mnemonica per poi rielaborare il tutto, le schede degli ospiti che aveva.

Il metronomo del piccolo schermo

Dormiva, metaforicamente e concretamente, con le scalette di puntata sotto al cuscino per rielaborare ogni cosa all’ultimo minuto. Niente era lasciato al caso: essere spontanei era il concetto cardine, ma farsi trovare impreparati non era ammesso. Questo continuava a essere il mantra principale durante ogni puntata de Il Pranzo È Servito. Poi le cene con la Carrà per preparare Fantastico 3, i battibecchi con Grassi a distanza – dato che la critica televisiva, anche tra dirigenti, era ancora un’arte – e l’educazione di sapere quando è il momento di passare la mano.

Qualità che servirebbe oggi per distinguere un professionista da un amatore o un semplice esordiente. Nell’epoca in cui le sfumature fanno paura e si vive a caccia degli opposti – che in televisione non sempre si attraggono – se Corrado fosse stato ancora in vita avrebbe avuto il ruolo di metronomo del piccolo schermo e “normalizzatore”, per ricordare a tutti che il rispetto verso il pubblico è la prima regola aurea e la qualità più ricercata non è la dizione o la presenza scenica, ma la capacità di sapersi adattare.

Un’eredità da coltivare

Costruirsi un abito mediatico idoneo senza strafare o inseguire lucciole per lanterne. La pretesa è nemica del successo, ecco perché Corrado Mantoni è arrivato così in alto senza mai cadere in picchiata. Ogni gradino lo ha salito con l’umiltà dei grandi e l’ambizione di chi non è mai sazio. Eredità ancora valida, dopo più di un secolo dalla sua nascita. Allora, nonostante tutto, ancora auguri Corrado Mantoni.