Bruno Vespa e Alessandro Di Battista: le “cicatrici” tornano al centro dei programmi tv tra stupore e apprensione
Bruno Vespa e Alessandro Di Battista riportano, per ragioni diverse, in primo piano le rispettive cicatrici. Due modi di raccontare un imprevisto che hanno dato vita a reazioni diverse da parte del pubblico.
Una generazione ha visto, nel recente passato, la tv del dolore come unica formula di narrazione televisiva all’interno dei talk show. Per anni, guardandosi indietro, è stato possibile mostrare le debolezze delle singole personalità come un gancio per iniziare a parlare delle loro vite. La ripartenza, che poi è diventata resilienza, ha scritto una nuova grammatica del piccolo schermo e nella fattispecie dell’intervista. Da Nadia Toffa a Enrica Bonaccorti – passando per Sinisa Mihajlovic – abbiamo imparato a descrivere il dolore e la sofferenza sotto le luci della ribalta, per capire come è possibile affrontare un momento difficile senza abbattersi.
Dietro questa prima lezione si è poi sviluppato un sottofondo diverso: uno scenario in cui si è cominciato a dire, talvolta con merito talvolta no, che i programmi avrebbero sfruttato il dramma delle singole persone per fare ascolti. Oggi è cambiata la televisione, si sono modificati i paradigmi e gli stili di riferimento ma la domanda – in generale – è rimasta: dove finisce il racconto e comincia lo sfruttamento di una condizione di debolezza? Non esiste, ancora, una risposta definitiva. Vige una discrezionalità comune che dovrebbe essere il riferimento primario che consente al conduttore o conduttrice di una determinata trasmissione di fermarsi. Fare un passo indietro e ripartire quando c’è la netta sensazione di aver superato un confine.
La malattia in tv
Non si parla di limite, perchè la televisione le barriere deve abbatterle, ma delle linea sottile che passa tra approfondimento e sciacallaggio. Parlare della malattia, ma anche delle debolezze o fragilità di un singolo, può essere utile e d’esempio per molti. Bisogna, tuttavia, sapersi fermare. Chiudere un attimo prima di attraversare il confine tra tributo e oltraggio. Quest’equilibrio sta alla base dei criteri che distinguono una narrazione televisiva ben fatta da un’accozzaglia di possibilità messe insieme, sviluppate male e concluse peggio.

Recentemente abbiamo iniziato a ritrovare nette distinzioni, in merito al valore delle “cicatrici” televisive, a causa di due racconti mediatici opposti che, però, in qualche maniera, hanno finito per avere dei punti di contatto. Il primo riguarda Alessandro Di Battista. L’ex Movimento 5 Stelle oggi è un giornalista a tempo pieno ed è stato vittima di un malore a Cuba, dove era per realizzare un reportage, che lo ha colpito alla testa. L’uomo ha passato giorni difficili, è stato assistito e operato in terra cubana per poi essere riportato in Italia. Ora Di Battista sta meglio e recupera, lentamente, forza e consapevolezza.
Di Battista e il video a DiMartedì
Un ritorno alla quotidianità che il cronista intende fare lontano dai riflettori e in maniera graduale. Proposito che porta avanti strenuamente al netto di qualche eccezione: Di Battista, infatti, è tornato in televisione soltanto per un breve saluto dopo essere rientrato nella propria abitazione. L’ex M5S parla a DiMartedì, da Giovanni Floris, e mostra le cicatrici in testa dopo l’operazione: “Ringrazio i medici cubani che mi hanno salvato la vita, un abbraccio a Giovanni che mi ha sempre dato spazio e a tutti quelli che mi hanno scritto in questi giorni. Presto racconterò quello che mi è accaduto. Intanto sappiate che vi leggo e vi guardo con affetto e ho sentito la vostra vicinanza”.
Poche parole, ma buone. A contorno delle quali c’era l’aspetto di un cronista che stava lentamente riprendendo in mano la propria vita. Si è tornati per un attimo a quel passato (recente) in cui il dolore – televisivo – lasciviava spazio alla resilienza. Infatti molti hanno commentato, tramite i social, nello stesso modo in cui avrebbero fatto nel recente passato: “Forza, Alessandro, sei un guerriero” e altre esternazioni simili. Si è tornati, per forza di cose, alla retorica da romanzo e gli accostamenti fatti da iperboli dialettiche.
La retorica del “combattente” tra social e opinione pubblica
Guerriero, combattente, roccia e similari. È giusto tutto questo? Forse sì, per esprimere vicinanza a qualcuno, ma la domanda vera è: televisivamente è un’operazione necessaria? Siamo ancora nel campo dell’informazione oppure no? Mentre si cerca una risposta, l’Auditel cresce. Di Martedì ha superato il 10% accarezzando l’11% di Share solo per aver avuto Di Battista in collegamento.
Lo stesso, con sfumature e risvolti diversi, è capitato a Bruno Vespa che recentemente si è mostrato a Cinque Minuti pieno di lividi e con un braccio ingessato. “Sono stato vittima di una rovinosa caduta – ha spiegato – ringrazio i medici del Gemelli che mi hanno rimesso in piedi in tempo record”. Il colpo d’occhio è notevole: le condizioni di Vespa sono davvero precarie, ma lui ha tenuto fede ai propri impegni. Doveva intervistare Giorgia Meloni e lo ha fatto, con tanto di precisazione da parte della Presidente del Consiglio in carica: “Io volevo rimandare l’intervista, ma lei ha detto che non c’era problema”, riferendosi a Vespa.
Bruno Vespa e i lividi in primo piano
Un siparietto che, invece di alimentare empatia nella platea televisiva, ha favorito divisioni. I commenti social sono stati a fasi alterne: “Ha fatto la sceneggiata pur di avere qualche punto in più di Share”, si legge su X. Oppure c’è chi dice: “Ma la Rai non poteva evitare di farlo andare in diretta, come si può lavorare in questo modo?”. Se con Di Battista il sentiment del collegamento è stato di sostegno e conforto, nei confronti di Vespa si è registrato sdegno. Quasi fastidio in alcuni utenti. Eppure siamo di fronte a due persone visibilmente acciaccate. Chi per un motivo, chi per un altro dovrà rimettersi in forze.
Quel che cambia è la storia di riferimento: ci sono narrazioni diverse che portano alla ribalta sentimenti contrastanti. Il dolore, in tv, provoca stupore e apprensione. In un primo momento, poi subentra altro. Suggestioni e sensazioni figlie di un contesto da determinare. C’è differenza tra una rovinosa caduta e un intervento alla testa, questo sicuramente. In termini di prodotto, però, siamo davanti a due facce della stessa medaglia. Cambia il modo in cui si agevola una cicatrice, sul piccolo schermo è sufficiente una sfumatura per cambiare l’umore e le scelte degli utenti. Ecco perché l’Auditel regna sovrano, persino di fronte agli imprevisti e soprattutto al cospetto delle avversità.