L’ispettore Coliandro 9 si farà? Lo svela l’autore Carlo Lucarelli
L’ispettore Coliandro si è fermato con l’ottava stagione nel 2021 e da allora in molti sperano nell’arrivo di una nona: a parlare di questo ci ha pensato l’autore Carlo Lucarelli
Stasera andrà in onda in prima serata su Rai2 la replica del primo episodio, intitolato Yakuza, della settima stagione de L’ispettore Coliandro. La serie tv, il cui ideatore è Carlo Lucarelli e i registi i Manetti Bros., ha avuto 8 stagioni in un arco temporale che va dal 2006 al 2021. In questi quindici anni è diventato un cult della commedia poliziesca e ha reso celebre l’attore protagonista, che appunto interpreta Coliandro, Giampaolo Morelli.
Sono passati 5 anni dall’ultima puntata e milioni di telespettatori ancora sperano nell’arrivo di una nona stagione. A parlare di ciò è stato proprio l’autore pochi mesi fa a margine del FIPILI Horror Festival.
L’ispettore Coliandro tornerà? Cosa ha detto Carlo Lucarelli
Per Carlo Lucarelli la nona stagione potrebbe cominciare immediatamente le riprese. “Io e Giampiero Rigosi siamo pronti, abbiamo già scritto sei sceneggiature”, ha detto.

Il nodo, infatti, resta quello di riuscire a far combaciare gli impegni di tutti: “Il problema è che si devono mettere d’accordo Giampaolo Morelli, impegnato in altri mille progetti, e i Manetti, che sono ancor più impegnati. La Rai dovrebbe riuscire a metterli insieme. Al momento in cui si trova l’incastro, il giorno dopo noi cominciamo a girare”.
La trama della puntata Yakuza
Kayo, una giovane giapponese trasferitasi a Bologna per conseguire un dottorato in storia dell’arte, sfugge casualmente a un massacro avvenuto nell’appartamento condiviso da alcuni studenti. La vera vittima designata dell’agguato era uno dei coinquilini, tirocinante presso un’impresa edile legata al clan dei Casalesi. Il ragazzo aveva scoperto alcune irregolarità relative a un progetto capace di compromettere seriamente l’organizzazione criminale.
A occuparsi dell’eliminazione del testimone sono due anziani sicari, ormai prossimi alla pensione. Durante la missione, i due notano Kayo, soprattutto per il tubo da disegno che porta con sé, intuendo che possa contenere i documenti compromettenti.
Poco dopo, mentre sta lavorando a un murale commissionato dal Comune di Bologna, la ragazza incontra l’ispettore Coliandro. Convinto che l’opera sia un atto vandalico, il poliziotto interrompe il lavoro e, nel caos che ne segue, finisce persino per aggredire un assessore comunale. Tutti vengono condotti in questura, dove De Zan, schierandosi dalla parte dell’amministratore, punisce Coliandro sospendendogli lo stipendio per una settimana e obbligandolo a scusarsi con Kayo e con gli altri artisti.
Nella confusione, la giovane dimentica il proprio tubo portaprogetti. Al suo interno si trova proprio il documento ricercato dai killer, sul cui retro gli artisti avevano iniziato a tracciare il bozzetto del murale. Ignorando il valore di quelle carte e violando le disposizioni ricevute, Coliandro decide di restituirle personalmente.
Giunto nell’abitazione di Kayo, l’ispettore rimane subito affascinato dal suo carattere insolito. La ragazza riesce a farsi invitare a cena e, prima di uscire, gli dona il disegno realizzato sul retro del progetto, senza sapere di avergli consegnato una prova fondamentale contro il clan.
Nel frattempo, un secondo gruppo di criminali segue ogni movimento di Kayo. Dopo aver annotato la targa dell’auto di Coliandro, approfitta dell’assenza della ragazza per perquisirne l’appartamento. Non trovando il documento, i malviventi la raggiungono al ristorante. Kayo viene rapita mentre si trova all’esterno del locale per telefonare al fratello in Giappone usando il cellulare dell’ispettore.
Quando Coliandro esce a cercarla, trova soltanto il proprio telefono abbandonato a terra. Dall’altra parte della linea c’è ancora il fratello della giovane, che comprende immediatamente la gravità della situazione. Furioso con il poliziotto, decide di partire senza esitazioni per Bologna.
La mattina seguente Coliandro si ritrova davanti Kenzaburo, il fratello di Kayo. Non c’è però tempo per chiarire quanto accaduto: i rapitori irrompono nell’abitazione, ma vengono respinti dall’uomo, che si rivela un abilissimo samurai e un ex assassino al servizio della Yakuza.
Pur diffidando l’uno dell’altro, Coliandro e Kenzaburo scelgono di unire le forze per ritrovare Kayo. Nel corso delle indagini, l’ispettore capisce che le minacce dei criminali sono legate proprio al disegno ricevuto dalla ragazza e scopre che, sul retro, è nascosto il progetto edilizio capace di incriminare il clan.
Intanto, nel rifugio in cui Kayo è tenuta prigioniera, fanno irruzione i due vecchi sicari. Dopo aver eliminato il capo della banda rivale, assumono il controllo dell’operazione. Coliandro e Kenzaburo riescono infine a individuare il covo e, dopo uno scontro con i criminali, liberano la giovane.
Conclusa la vicenda, Kayo decide di lasciare Bologna insieme al fratello. Prima della partenza, però, prepara un ricordo decisamente particolare per Coliandro: approfittando di una sua colossale ubriacatura, gli realizza sul volto un elaborato disegno che ne ricopre gran parte. Proprio quello stesso giorno, ancora segnato dall’opera della ragazza, l’ispettore riceve un’inaspettata e importante opportunità professionale.