I Cesaroni 7 tornano su Canale 5: perché una famiglia televisiva resiste dieci anni fuori dai palinsesti
Stasera su Canale 5 debutta la settima stagione de I Cesaroni, la fiction che ha tenuto compagnia agli italiani per quasi un decennio e che torna con dodici episodi, sei serate, e alcune assenze che pesano più delle presenze.
C’è una frase che Claudio Amendola ha fatto propria durante la presentazione della nuova edizione dei Cesaroni: “Siamo tornati perché ci mancavano”.
Il ritorno dei Cesaroni
È una risposta che potrebbe sembrare costruita da un ufficio stampa o da un buon addetto al marketing, ma che è estremamente giustificata dalle belle immagini di gruppo che lo staff della serie più popolare della TV italiana ha mostrato al momento della reunion. Così come molto sincere sono sembrate le lacrime di Amendola quando da Silvia Toffanin, a Verissimo, ha ricordato la figura di Antonello Fassari, scomparso lo scorso anno proprio quando la nuova serie era ormai pronta per andare in cantiere.
È un ritorno giustificato anche dalle aspettative del pubblico: ce n’era tanto al teatro della Garbatella che ha ospitato la parte più pubblica della reunion: gente che è nata con questa sit-com alla carbonara e che ha accolto la notizia con giusta soddisfazione anche sui social. Ora si tratta di vedere quale sarà la risposta del pubblico anche in considerazione del fatto che l’audience potrebbe essere cambiata rispetto alle ultime edizioni della messa in onda, che risalgono ormai a oltre dieci anni fa.
La storia dei Cesaroni
La famiglia di Giulio Cesaroni è entrata nelle case degli italiani nel 2006 e nonostante una lunghissima pausa di riflessione non ne è mai uscita davvero. I Cesaroni ha avuto sei stagioni, quasi 140 episodi, e ha costruito nel tempo qualcosa di raro nella fiction italiana: non solo personaggi riconoscibili, ma una grammatica familiare.
Il modo in cui Giulio si muoveva nella bottiglieria, il rapporto tra i fratelli, le tensioni tra le due famiglie allargate. Una lingua comune che il pubblico ha continuato a parlare anche dopo che il programma si era fermato, nel 2014.
Dieci anni di silenzio. Dunque la domanda legittima – adesso – è se la settima stagione sia in grado di parlare la stessa lingua di allora, o se nel frattempo le cose siano cambiate abbastanza da rendere la traduzione impossibile.

Amendola regista, Fassari assente
La novità più significativa della settima stagione non è nel cast né nella trama, ma dietro la macchina da presa. Claudio Amendola, che ha interpretato Giulio Cesaroni per vent’anni, firma questa stagione anche come regista. Non è una scelta simbolica: Amendola ha già dimostrato di saper lavorare dall’altra parte della camera in altri progetti, e il fatto che Mediaset gli abbia affidato anche questo ruolo dice qualcosa sulla fiducia che la rete ripone nel progetto.
La storia riparte da dove ci si aspetta che riprenda: Giulio è vicino alla pensione e deve decidere cosa fare della bottiglieria, del suo spazio identitario per eccellenza. Un’attività che è una seconda pelle ma che è in forte crisi con la concorrenza di centri commerciali e vendite online.
Attorno a lui tornano Matteo Branciamore, Ludovico Fremont, Elda Alvigini, Niccolò Centioni e Federico Russo, oltre a volti nuovi come Lucia Ocone e Ricky Memphis.
L’ultimo saluto ad Antonello Fassari
Ma la presenza più pesante è quella di chi non c’è. Antonello Fassari, che interpretava Cesare, il cognato di Giulio, è scomparso nell’aprile del 2025, pochi mesi prima che le riprese della settima stagione entrassero nel vivo. La sua assenza non è una lacuna narrativa: è un lutto vero, che il cast e la produzione hanno dovuto metabolizzare mentre costruivano una storia che in qualche modo doveva andare avanti senza di lui. Come la serie gestirà questa assenza è una delle curiosità principali di questa stagione, e probabilmente uno dei suoi momenti più difficili da scrivere e da guardare.
“Antonello in qualche modo ci sarà lo stesso, il pubblico lo vedrà”. E siamo curiosi di capire quale sarà l’omaggio del cast a una figura molto rappresentativa e insostituibile.

Le assenze che sorprendono di pià
Accanto al lutto per Fassari ci sono anche altre assenze che hanno fatto discutere, ma che nella logica dei revival sono quasi inevitabili. Elena Sofia Ricci, che interpretava Lucia, non è nel cast. Così come Alessandra Mastronardi, Micol Olivieri e Max Tortora. Si tratta di quattro personaggi che avevano avuto ruoli significativi nelle stagioni precedenti, e la loro assenza richiederà una spiegazione narrativa credibile.
Tortora pare avrebbe voluto esserci: ma c’erano impegni di lavoro che non gli consentivano di partecipare. Amendola anche su questo è stato chiaro: “Nessuno è stato escluso, tutti sono stati chiamati e chi non c’è non ha voluto o potuto esserci…”
Nessuna polemica: ma la sensazione è che il regista e protagonista qualche assenza l’abbia digerita male.
D’altronde i revival di questo tipo si trovano sempre di fronte allo stesso problema: il tempo è passato anche per gli attori, non solo per i personaggi. Le carriere si sono sviluppate in direzioni diverse, gli impegni sono spesso incompatibili, le motivazioni sono cambiate. La settima stagione dei Cesaroni è quella che è: non quella ideale, costruita con tutti i pezzi originali al loro posto, ma quella possibile, costruita con chi ha scelto di tornare.
Se questo basterà a soddisfare le aspettative del pubblico dipende da quanto quel pubblico è rimasto fedele ai personaggi al di là degli interpreti specifici. La risposta la daranno gli ascolti di questa sera.
Perché I Cesaroni funziona ancora, o potrebbe
La fiction italiana degli ultimi anni ha faticato a costruire nuovi franchise popolari. I Cesaroni, insieme a pochi altri titoli, rappresenta uno di quei rari casi in cui la serialità ha prodotto un legame emotivo abbastanza forte da sopravvivere a un’interruzione lunga un decennio. Non è nostalgia nel senso peggiorativo del termine, non è solo il piacere di ritrovare facce familiari: è che quei personaggi hanno occupato uno spazio nella vita delle persone, e quello spazio non si è mai del tutto riempito con qualcosa di equivalente.
Il vero test non è se il pubblico di ieri guarderà la prima puntata, perché probabilmente lo farà. Il vero test è se le sei serate riusciranno a costruire qualcosa di nuovo che giustifichi il ritorno, invece di limitarsi a sfruttare l’affetto accumulato nelle stagioni precedenti.