Home Notizie Addio a Gino Paoli, il cantautore è morto a 91 anni: carriera, vita privata e cause del decesso

Addio a Gino Paoli, il cantautore è morto a 91 anni: carriera, vita privata e cause del decesso

Gino Paoli è morto a 91 anni. Lo rende noto la famiglia con una comunicazione ufficiale. L’artista e cantautore ha rivoluzionato la musica italiana con i suoi componimenti.

24 Marzo 2026 13:05

Gino Paoli è morto all’età di 91 anni. Lo rende noto la famiglia con una nota affermando che l’artista si è spento nella più totale serenità e circondato dall’affetto dei propri cari. Si chiede, pertanto, la massima riservatezza in un momento di profondo dolore. Una delle personalità più influenti in Italia a livello musicale. Nato a Monfalcone, nel 1934, cresciuto a Genova dove ha vissuto fino all’ultimo e ha dato nel corso della propria vita un contributo sostanziale a quella che, musicalmente parlando, viene definita scuola genovese.

Un autore raffinato, con la voce inconfondibile accompagnata da una rara e profonda sensibilità che gli ha permesso – negli anni – di distinguersi anche come autore di testi per altri colleghi e colleghe. Fra i suoi brani maggiormente iconici troviamo Il cielo in una stanza e Sapore di Mare. Anche La Gatta, Una Lunga Storia D’amore e Quattro Amici con cui vinse il Festivalbar nel 1991. La lista di brani indimenticabili è piuttosto lunga, ma la sua eredità maggiore è quel modo di approcciare alla vita, con sacrificio ma anche un’intensità piuttosto profonda, che gli ha permesso di apprezzare ogni singola sfumatura dei propri giorni. Persino nei momenti più complicati.

Gino Paoli è morto a 91 anni

Gli amori sono stati tanti, uno più profondo degli altri: quello che lo ha legato, inevitabilmente, anche se poi i sentimenti hanno preso una strada diversa, a Ornella Vanoni. Le canzoni scritte per lei, le serate al pianoforte, ma anche le chiacchierate e i siparietti sempre più iconici. L’ultimo qualche anno fa, nel salotto tv di Che Tempo Che Fa, dove entrambi hanno dato prova di volersi ancora molto bene. Certezza derivante anche dalle reciproche battute pungenti che solevano scambiarsi.

Ora sono altrove entrambi, volati via a poco tempo di distanza l’uno dall’altro. Un trapasso quasi congiunto che sottolinea quanto un sentimento – se autentico – cambia forma senza mai tramontare effettivamente. Restando in tema di sentimenti, l’amore per la propria città è stato sempre al centro del proprio quotidiano. Paoli a Genova conobbe – e rimase positivamente influenzato – personalità come Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli Reverberi, i fondatori della “scuola genovese”. Non solo Liguria, ma anche Lombardia.

Una vita tra Genova e Milano

Quella Milano grigia ma intensa e profonda: in grado di toccare corde dell’animo umano particolarmente fragili e per questo anche più aperte all’assimilazione emotiva. Le giornate con Gaber e Mina per determinare i paradigmi della canzone italiana, sempre più vicina a un appeal teatrale. Rispetto ovviamente all’evoluzione della corrente che gli esperti hanno definito “Cantautoresimo”. Le parole traducevano sentimenti in armonia.

Su questa base nasce Sapore di Sale, brano che Ennio Morricone riarrangia e definisce fin quando quel componimento – nel suo insieme vertiginoso e profondamente chiaro di musica e parole – non diventa una delle canzoni più associate al racconto storico del boom economico degli anni Sessanta. Successivamente anche colonna sonora di film particolarmente riusciti come “Sapore di Mare” diretto da Carlo e sceneggiato da Enrico Vanzina. La componente favolistica entra nei lungometraggi d’autore con i due fratelli, i quali lasciano agli appassionati una ‘cartolina cinematografica’ che non ingiallisce mai anche grazie al contributo – sostanziale – della musica e le sue partiture.

La pallottola nel cuore e Il cielo in una stanza

Nel 1963 arriva, poi, il tentato suicidio: un evento che ha caratterizzato Paoli nella sua unicità. Un proiettile sparato al cuore che, però, resta bloccato nella zona del pericardio. Da lì non venne mai più estratto e l’artista continuò a vivere la propria vita come ha sempre fatto: in maniera intensa e profonda, diventando anche uno dei massimi riferimenti in chiave Rock.

Non tanto per il tipo di musica che faceva, quanto per un vissuto dissacrante e ricco di aneddoti. Una pallottola nel cuore come “fedele compagna” vale come eterno biglietto da visita. Esattamente come l’ispirazione arrivata per Il cielo in una stanza. Dedicata a una donna che faceva il mestiere più antico del mondo, ma aveva anche la capacità di emozionarlo.

Crisi artistica e dipendenze

La seconda metà degli anni Sessanta corrisponde per Paoli a una crisi artistica profonda: ispirazione che c’è, ma manca tutto il resto. Quell’armonia dovuta anche a una serie di esigenze personali che sentiva di dover risolvere. Arrivano successivamente le dipendenze abuso di alcol e droga, situazioni che lo hanno portato anche a subire, nel tempo, un terribile incidente stradale da cui si è ripreso non senza fatica. Il ritorno, da protagonista e libero da qualunque preconcetto, negli anni Ottanta con lavori come Ha tutte le carte in regola e brani di successo come Una lunga storia d’amore e Ti lascio una canzone. Nel ’91, poi, incide Quattro amici al bar.

Non ha mai vinto il Festival di Sanremo. Manifestazione in cui complessivamente ha preso parte per ben 5 volte e recentemente ha partecipato – durante la kermesse diretta artisticamente da Amadeus – per ritirare una sorta di premio alla carriera. Lo stesso che hanno dato a Mogol con Carlo Conti Direttore Artistico. Anche in quel frangente Paoli diede prova della sua profondità d’animo, ma anche dell’irriverenza che lo ha sempre contraddistinto. Una coscienza viva che lo ha portato a parlare e scrivere senza peli sulla lingua né remore quando si è trattato di usare la penna.

Vita privata e ispirazione poetica

Il decesso è sopraggiunto con serenità. Era seguito Gino Paoli, da chi gli voleva e gli vuole bene, ma anche e soprattutto dai fan che non lo hanno mai fatto sentire solo. Questo attaccamento è figlio anche di un passato di profonde passioni ed eccessi che lo ha portato a fare i conti con una nuova dimensione vissuta – anche in questo caso – senza remore. Anna Fabbri, la prima moglie, da cui ha avuto un figlio deceduto nel 2025.

Poi ci furono le altre due relazioni più intense della sua esistenza: la prima con Stefania Sandrelli, da cui ebbe una figlia, Amanda, e la seconda con Ornella Vanoni. Donne che ha sempre portato nel cuore e a cui deve molto anche in termini di ispirazione poetica e artistica. È stato sposato dal 1991 con la modenese Paola Penzo, autrice di alcuni suoi brani, con la quale ha avuto altri tre figli: Nicolò, Tommaso e Francesco. I nipoti, invece, sono 4: Olivia, figlia di Giovanni, Rocco e Francisco, figli di Amanda, e Leone, figlio di Nicolò.

L’eredità di un’icona

Una famiglia allargata che gli ha sempre dato modo di esprimere sè stesso, comprese le relative e inevitabili asperità caratteriali. Gino Paoli è stato e resta un mix di profonde sensazioni ed emozioni che ritroviamo in musica ma anche nelle abitudini di ogni giorno. L’uso della partitura dove ogni nota corrisponde a una suggestione personale è qualcosa di non quantificabile. Per questo un’eredità da coltivare corrisponde all’esigenza di ritrovare nelle canzoni aspetti che sembrano essersi smarriti.

Paoli ha dato alla storia italiana e internazionale un approccio al componimento musicale, modificando ed elevando il concetto di canzone a fenomeno popolare e necessario. Un patrimonio che va difeso affinché non si disperda. I motivi per continuare il suo operato possono essere rintracciati premendo il tasto Play e Rewind. Due possibilità che hanno reso – e continueranno a rendere – essenziale il suo passaggio sulla Terra.