Insulti e minacce a Pierluigi Diaco per il suo sì al referendum: il CdA Rai esprime solidarietà
Pierluigi Diaco, conduttore di Bellamà è stato travolto da una campagna di odio sui social dopo aver dichiarato che voterà sì al referendum sulla giustizia. Tra gli insulti anche numerosi contenuti offensivi di carattere omofobo. Il Consiglio di Amministrazione della Rai ha preso posizione ufficialmente.
Pierluigi Diaco ha detto la sua sul referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, annunciando il suo voto favorevole non in diretta durante il suo programma Bellamà, in onda quotidianamente su RAI 1 ma in un’intervista all’Adnkronos.
Insulti e minacce per Pierluigi Diaco
La risposta che ha ricevuto sui social è stata una valanga di insulti, molti dei quali con esplicito contenuto omofobico. “Servo”, “pavido”, “gay fascista” sono solo alcuni degli epiteti comparsi a commento della sua dichiarazione, insieme a minacce velate e offese personali che hanno rapidamente travalicato il confine del normale dissenso politico.
Diaco dal canto suo ha scelto di non alimentare la polemica: “Non commento i social. Che dicano quello che vogliono. Io ho detto pubblicamente la mia con educazione”, ha fatto sapere sempre attraverso l’agenzia.
La presa di posizione del CdA Rai
La risposta più significativa è arrivata dal Consiglio di Amministrazione della Rai, che nella serata di ieri ha emesso un comunicato ufficiale di solidarietà al conduttore di Bellamà. Il testo, diffuso dall’ufficio stampa Rai, recita… “Desideriamo esprimere la nostra piena e convinta solidarietà a Pierluigi Diaco, fatto oggetto di una inaccettabile e volgare campagna di aggressione verbale. La libertà di pensiero e di espressione, pilastro imprescindibile della vita democratica, non può e non deve degenerare in forme di violenza linguistica, condite tra l’altro da becera omofobia. Pierluigi Diaco ha manifestato come sempre il proprio pensiero con misura e correttezza. A lui l’auspicio di poter continuare a lavorare con la dovuta serenità al suo programma in Rai, con la professionalità che da sempre lo contraddistingue.”

Le reazioni dal mondo politico
La solidarietà è arrivata anche da diversi esponenti politici. Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, ha scritto su X che “la libertà di espressione è l’essenza della democrazia chi vota sì non deve aver paura di dirlo”. Il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri ha definito gli autori degli insulti “cialtroni ipocriti”, stigmatizzando in particolare i toni omofobi utilizzati. Rita Dalla Chiesa, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, ha parlato di attacchi che “vanno oltre la decenza”.
Anche Fiorello, interpellato sulla questione, ha commentato che Diaco “non ha tutti i torti” riguardo alla distinzione che il conduttore aveva fatto tra chi vota no — presentato come testimonial — e chi vota sì, marchiato invece come lacchè.
Chi è Pierluigi Diaco
Giornalista, conduttore televisivo e radiofonico romano, classe 1977, Diaco è dal 2022 il volto pomeridiano di Rai 2 con BellaMa’, il talent show ideato da lui stesso che mette a confronto la generazione Z e i boomer su domande di cultura generale. Il programma, trasmesso dal lunedì al venerdì, è arrivato alla sua quarta stagione confermandosi uno dei pochi esempi di format originale nati in questi anni nel pomeriggio della televisione pubblica.
Prima di BellaMa’, Diaco aveva condotto Io e te su Rai 1 e Ti sento su Rai 2, ed è stato per quasi vent’anni una delle voci di punta di RTL 102.5. Nella sua carriera ha collaborato a lungo come autore con Maurizio Costanzo che lo aveva lanciato come ospite nel suo salotto con diverse presenze. Diaco, ormai popolare, nel 2017 ha ufficializzato la sua unione civile con Alessio Orsingher, giornalista di La7. È uno dei pochi conduttori Rai ad aver parlato apertamente della propria vita privata pur mantenendo un profilo di grande riservatezza: aveva chiuso tutti i suoi account social nel 2020 dopo ripetute campagne di odio da parte degli haters — una circostanza che rende la vicenda di questi giorni ancora più paradossale.