La giusta distanza, stasera su La7: Saviano racconta Buscetta e Peci, i grandi pentiti di mafia e terrorismo
Seconda puntata del programma di Roberto Saviano su La7. Questa sera al centro della trasmissione due figure che hanno cambiato la storia italiana dall’interno: il brigatista Patrizio Peci e il boss di Cosa Nostra Tommaso Buscetta.
Stasera, mercoledì 18 marzo in prima serata su La7, va in onda la seconda puntata de La giusta distanza, la serie documentaria ideata e narrata da Roberto Saviano.
Sei episodi, ogni mercoledì fino al 15 aprile, prodotti da Stand by Me per La7: un viaggio dentro alcuni dei capitoli più densi e oscuri della storia italiana recente, raccontati attraverso vite che si sfiorano, si scontrano e spesso si distruggono.
Buscetta e Peci: due mondi, una sola parola
La puntata di questa sera mette a confronto due figure apparentemente lontanissime: Tommaso Buscetta, uomo d’onore di Cosa Nostra diventato il primo grande collaboratore di giustizia nella storia della mafia italiana, e Patrizio Peci, brigatista rosso che con la sua scelta di parlare aprì una crepa irreparabile nell’organizzazione terroristica. Due personaggi lontani, due fronti estremamente diverse. Eppure nella loro differenza si parla anche di due contesti inconciliabili, accomunati da una parola che in Italia ha cambiato il corso della storia: pentimento. O collaborazione, a seconda di come la si voglia chiamare.
Pentimento e/o collaborazione
Saviano ha spiegato la differenza tra i due in una recente intervista: “Buscetta scelse di collaborare per quello che definì un pentimento d’onore, dopo che i Corleonesi avevano tradito i valori della vecchia mafia e gli avevano massacrato la famiglia. Fu Falcone – ha raccontato recentemente Saviano in una intervista – ad avere l’intelligenza di non interessarsi alle motivazioni di Buscetta ma solo alle informazioni che poteva fornire”.
Diverso il caso del brigatista Peci che invece si pentì per uscire dal carcere, perché gli mancava la vita. Una scelta che ebbe però conseguenze devastanti per chi gli stava vicino: il fratello Roberto fu rapito e ucciso dalle BR come atto di ritorsione. E proprio nella prossima puntata sarà trasmessa l’intervista alla figlia di Roberto Peci, cresciuta senza padre.

Il metodo Saviano
La giusta distanza è un programma costruito sul racconto lungo, sulla narrazione documentaria che lascia spazio ai protagonisti delle storie — o alle loro testimonianze, ai documenti d’archivio, alle interviste a chi quelle vicende le ha vissute o giudicate. Saviano compare poco, interviene con parsimonia: il suo ruolo è quello di guida, non di protagonista.
Il titolo richiama una posizione intellettuale precisa, quella della giusta distanza appunto, che lo stesso autore ha ammesso di non saper sempre trovare nella vita ma di cercare nel lavoro. Il programma si muove anche fisicamente sui luoghi delle storie.
Le puntate successive porteranno Saviano al porto di Trapani per rievocare la storia di Matteo Messina Denaro, uno degli ultimi grandi arresto di mafia, malato e isolato e catturato due anni fa durante una degenza in una casa di cura per morire qualche mese dopo, e a Napoli per le connessioni tra calcio, campioni e camorra. Una scelta voluta dal direttore di La7 Andrea Salerno per dare al racconto una dimensione concreta, non solo archivistica.
Il programma completo
Le sei puntate di questa stagione coprono alcune delle pagine più buie dell’Italia del Novecento e degli anni recenti: si è partiti l’11 marzo con la strage di Capaci e le figure di Francesca Morvillo e Giovanni Brusca. Seguiranno, nelle prossime settimane, Maradona e il camorrista Luigi Giuliano nella Napoli degli anni Ottanta (mercoledì 25 marzo), i boss milanesi Turatello ed Epaminonda (1 aprile), il vicequestore Antonio Ammaturo e le BR (8 aprile), fino a chiudere il 15 aprile con Matteo Messina Denaro e il prefetto Fulvio Sodano.
La giusta distanza va in onda ogni mercoledì in prima serata su La7. È scritta da Roberto Saviano insieme a Lorenzo De Alexandris, Francesca Giorgetti e Cristina Mania, con la regia di Giuseppe Bianchi.