Olimpiadi Milano-Cortina, esplode la polemica sui prezzi: protestano anche gli atleti
Biglietti introvabili, in qualche caso carissimi, per le Olimpiadi di Milano-Cortina anche molti atleti polemizzano con la scelta di riservare un gran numero di biglietti a hospitality carissime, ma Malagò e Abodi parlano di proposte economiche
Il sogno di Pierre De Coubertin era che le Olimpiadi fossero aperte al pubblico, gratuitamente. Ma il padre delle Olimpiadi moderne non aveva fatto i conti con i diritti televisivi, le piattaforme streaming, i costi delle organizzazioni e un aspetto fondamentale: le Olimpiadi oggi sono soprattutto un business. Che per quanto mascherato da evento no-profit – ovvero nessuno dovrebbe guadagnarci – rappresentano un enorme flusso di denaro.
Le Olimpiadi: miliardarie ma senza scopo di lucro
“De Coubertin? Qui da noi lo chiamano trottola”, recita una feroce barzelletta francese che si riferisce a chi da morto si rotola nella tomba di fronte al fallimento dei propri ideali. Dunque, prima di entrare nel dettaglio della questione, vale la pena spiegare alcuni paradossi.
Il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) è formalmente un’organizzazione no-profit con sede in Svizzera, ma questo status giuridico non significa che non generi profitti enormi. Il CIO distribuisce circa il 90% delle sue entrate (dell’ordine di vari miliardi di dollari per ogni ciclo olimpico) ai vari stakeholder, ma gestisce un’operazione commerciale massiccia basata su:
Diritti televisivi (la fonte principale di entrate), sponsorizzazioni globali (i TOP Partners come Coca-Cola, Visa, ecc.), licensing e merchandising. Cui bisogna aggiungere i Comitati Organizzatori Locali, come il nostro CONI o quello di Milano-Cortina 2026 che pur essendo costituiti come entità no-profit, ma devono comunque gestire budget miliardari e spesso lasciano debiti pubblici alle città ospitanti.
La realtà economica è che le Olimpiadi sono diventate un mega-evento commerciale dove convivono Broadcaster che pagano miliardi per i diritti (solo la NBC paga oltre 7 miliardi per i diritti USA fino al 2032 e gli sponsor investono centinaia di milioni di dollari. Ormai da tempo le Olimpiadi sono scese a patti con il concetto di dilettantismo: gli atleti sono professionisti. Anche se non tutti sono pagati alla stessa maniera.
Eventi, location e biglietti
È evidente che realizzare gli impianti di Milano-Cortina sia costato: non solo la nuovissima Arena Santa Giulia di Milano ma anche le piattaforme per slittino, skeleton, bob e freestyle. E tutto in funzione di vendere biglietti che nel conto economico delle Olimpiadi sono comunque una parte minima del valore complessivo.
Biglietti che per molti sono introvabili. I primi a lamentarsene sono stati proprio i Milanesi. Che dopo avere subito ritardi, cantieri e problematiche di una città difficile anche senza le Olimpiadi avrebbero anche voluto assistere almeno a una partita, a un evento. La cosa è praticamente impossibile. Biglietti introvabili. E quelli disponibili sono a prezzi mostruosi.
Eppure il presidente del comitato Milano-Cortina, l’ex presidente del Coni Giovanni Malagò sostiene che metà dei biglietti costa meno di 40 euro. Questa è la verità di facciata. La realtà è che gli atleti hanno presentato una garbata protesta perché non sono riusciti a garantire un biglietto, pagandolo, nemmeno ai propri genitori.

La versione ufficiale vs la realtà delle cose
Anche il ministro dello Sport Andrea Abodi parla di Olimpiadi abbordabili: “I biglietti sono per tutte le tasche, costano come una partita di calcio”. Ma la situazione reale sembra raccontare una storia diversa.
Sulla piattaforma ufficiale i biglietti per le discipline più seguite – pattinaggio artistico, hockey su ghiaccio, finali di sci – hanno prezzi molto elevati, spesso oltre i 300-400 euro. E la maggior parte dell’offerta disponibile riguarda pacchetti “hospitality” con aperitivi, cene e accessi VIP, con costi che partono da 500 euro e superano facilmente i 1000-1500 euro a persona. Basta andare nella piattaforma ufficiale, una APP, e mettersi in coda. Per la Cerimonia di Chiusura ci sono solo biglietti di hospitality. Cena esperienziale nella lounge ufficiali prima del trasferimento in Arena, coccolati con vini, stuzzichini e guidati dallo staff. “Rilassati e goditi l’evento” dice il programma: ammesso che avendo 8mila euro da spendere chi acquista possa essere così rilassato. Cena inclusa, tasse a parte…
È un meccanismo che si è consolidato per tutte le forme di spettacolo: concerti, eventi teatrali… il biglietto costa X ma si aggiungono un gran numero di servizi per rendere l’esperienza indimenticabile. È il mercato reso possibile dai social. Niente di più lontano da quello che le Olimpiadi dovrebbero essere.
Biglietti non per tutti, e nemmeno per gli appassionati: ma per aziende che li comprano destinandoli a clienti eccellenti.
I biglietti “normali” risultano esauriti da mesi, molti acquisiti fin dall’inizio delle prevendite. Quello che nessuno dice è che la stragrande maggioranza dei biglietti sono stati acquistati da agenzie che hanno creato pacchetti turistici completi – volo, hotel, biglietti – destinati principalmente a clienti stranieri. Il risultato è che i milanesi che sono riusciti ad acquistare un biglietto rappresentano una minima parte del pubblico. Spendendo comunque non meno di 100 euro a biglietto (hockey) o 300 (pattinaggio artistico).
Il caso degli atleti
La situazione più emblematica riguarda gli atleti azzurri. Pietro Sighel, campione dello short track, ha denunciato pubblicamente: “Non ci daranno neanche due biglietti da regalare ai nostri genitori. Considerando che uno decente costa 450 euro e che le nostre sessioni sono sei, sommando vitto, alloggio e spostamenti, il conto è presto fatto”.
Le sue parole hanno trovato conferma in altri atleti. Alex Vinatzer, specialista dello sci alpino, ha commentato: “Purtroppo al momento è così… Speriamo cambi qualcosa”. Valentina Margaglio, leader delle skeletoniste, ha aggiunto: “Pure per noi a Cortina”. In edizioni olimpiche precedenti agli atleti venivano garantiti alcuni biglietti per permettere ai familiari di assistere alle gare.
La questione hospitality
Il nodo principale riguarda dunque i pacchetti hospitality, che – come detto – includono servizi extra come cibo, bevande e accessi VIP a prezzi molto superiori rispetto ai biglietti standard. La quota riservata a queste formule commerciali ha ridotto la disponibilità per il pubblico che cerca semplicemente di assistere alle gare.
A questo si aggiungono i pacchetti turistici internazionali, che hanno bloccato molti biglietti fin dalle prime fasi di vendita. Il sistema ha favorito chi poteva permettersi un’esperienza completa da migliaia di euro, penalizzando chi voleva acquistare solo il biglietto.

Le dichiarazioni ufficiali
Malagò ha parlato di “un pizzico di verità ma tanta disinformazione”, sottolineando che esistono biglietti economici per diverse discipline. Abodi ha difeso la strategia: “Si guarda spesso il prezzo più alto e non il più basso. Non capisco perché si cerchi per forza la polemica”.
Resta il fatto che per le discipline più popolari – pattinaggio artistico, hockey, curling – i prezzi sono significativamente più alti e la disponibilità molto ridotta. I biglietti sotto i 40 euro citati da Malagò riguardano principalmente discipline minori, sessioni preliminari o orari meno richiesti. E sono comunque introvabili da mesi.
La situazione attuale vede quindi una parte consistente del pubblico tagliata fuori dagli eventi olimpici più seguiti, con prezzi che superano di molto quelli di una normale manifestazione sportiva. E con il paradosso di atleti azzurri che non possono garantire la presenza dei propri familiari alle gare olimpiche disputate in casa.
Attenzione poi alle truffe: molte piattaforme di secondary ticketing, nonostante le garanzie dell’organizzazione, stanno vendendo biglietti per quasi tutti gli eventi. In gran parte sono falsi: o cloni. Un solo biglietto viene venduto e rivenduto in decine di esemplari su piattaforme diverse. Il consiglio è quello di verificare, denunciare: e di mettersi in viaggio solo con la garanzia di avere un QR code verificato. O acquistando, direttamente dalla piattaforma autorizzata da uno dei numerosi acquirenti della prima ora che hanno deciso di rinunciare. E rimettono in vendita.