Politico, ex magistrato e anche interprete. Luigi De Magistris è una personalità a tutto tondo, in grado di rappresentare perfettamente il concetto di impegno civile e sociale. L’uomo si impegna da anni, su più fronti, per veicolare concetti che non hanno età. De Magistris cerca, con i suoi modi e mezzi, di spiegare il mondo che cambia.
Trasformazioni che vedono, al centro di tutto, l’Italia: non perchè ogni cosa passi necessariamente da casa nostra, ma la Penisola è stata spesso teatro di eventi che hanno cambiato il corso della Democrazia. La parola teatro non è causale perchè De Magistris, fra le proprie peculiarità, ha anche quella di raccontare. Non solo per esigenze istituzionali, ma anche e soprattutto per un bisogno personale.
Luigi De Magistris e il teatro civile
Rimettere insieme i pezzi del puzzle che compone la storia recente dell’Italia e capire quali sono gli intrecci, i risvolti e i retroscena che hanno portato allo sviluppo della contemporaneità che conosciamo. Per questo è nato lo spettacolo teatrale Colpo di Stato. Una rappresentazione che parte da un concetto chiave: l’Italia ha avuto diversi colpi di Stato.
All’interno dello Stivale non si registrano scontri con carri armati come in Cile, c’è stata piuttosto la tendenza a favorire l’azione violenta di pezzi deviati dello Stato che avrebbero – secondo il punto di narrazione di De Magistris – portato alla distruzione dell’ordine costituito minando il corso ordinario della Democrazia.
Colpo di Stato, l’altra faccia dell’Italia
Il riferimento, in tal senso, è alla presunta regia dei poteri occulti massonici con uomini dei servizi segreti, delle forze armate e di polizia, con magistrati, politici, colletti bianchi, imprenditori e giornalisti. Un vero e proprio Stato nello Stato che, in maniera eversiva, avrebbe tracciato un disegno ben preciso per cambiare il corso degli eventi e favorire (o meno) certe situazioni di potere. Un intreccio di strategie, omissioni e ricatti che passa attraverso la complicità di diverse figure istituzionali e non solo.
Questo disegno – raccontato da De Magistris – procede di pari passo con un excursus storico che passa dal sequestro Moro alla strage di Capaci e Via D’Amelio, fino ad arrivare a piazza Fontana alla strategia della tensione delle stragi e degli assassini con le bombe. Si giunge, dunque, dalla seconda alla terza Repubblica, in cui l’obiettivo non sarebbe più attaccare militarmente lo Stato, ma conquistarlo dall’interno istituzionalizzando determinate forme di coercizione.
Le date della rappresentazione teatrale
Queste premesse, di una sinossi precisa che vedrà la rappresentazione teatrale prodotta da LOFT Produzioni per la regia di Samuele Orini attraverso riferimenti e racconti, troveranno compimento e contezza a partire dal prossimo 7 febbraio 2026 a Roma. Presso il Teatro Tor Bella Monaca. Poi si continuerà facendo tappa a Napoli, il prossimo 30 marzo 2026, al Teatro Acacia.
De Magistris diventa cantore dei possibili retroscena istituzionali e non solo che hanno cambiato l’Italia nel recente passato per collegare alcuni aspetti apparentemente remoti alle dinamiche attuali della politica. Qualcosa di più ha voluto spiegare, in esclusiva, ai microfoni di TvBlog. L’ex magistrato ha parlato anche dei suoi prossimi impegni a livello politico, perchè quella carriera per lui è tutt’altro che chiusa. Il teatro è propedeutico all’incontro con i cittadini per creare un canale comunicativo che passa dalle platee e arriva, o dovrebbe arrivare, ai palazzi del potere.
La riscoperta del teatro civile
Lei racconta, all’interno dello spettacolo Colpo di Stato, che l’Italia ne ha subiti diversi ma in maniera eversiva attraverso poteri occulti e pezzi di istituzioni deviate: ci spiega come si costruisce uno spettacolo simile che deve attingere dai faldoni e dalle fonti storiche, ma si pone anche l’obiettivo di rimettere insieme i pezzi di un puzzle intricato?
“Questo è uno spettacolo di teatro civile che ripercorre la storia della Repubblica dimostrando i tradimenti della Costituzione e l’esistenza di veri e propri colpi di Stato. Non come quelli che abbiamo visto in Cile con Pinochet, oppure nella Grecia dei Colonnelli o nella Spagna di Franco, ma con l’opera di poteri occulti che attraverso apparati dello Stato, organizzazioni terroristiche e criminalità organizzata hanno messo in campo una strategia della tensione che ha mutato il corso della Repubblica e della Democrazia. Ci sono vari casi, il più eclatante a mio avviso è il caso Moro ma anche la strage di Piazza Fontana e tutto quel che è accaduto fino alla metà degli anni ’70. Senza contare l’altro grande colpo di Stato che è quello realizzato con le stragi del ’92 e del ’93, fino a gennaio del ’94. In particolare con gli attentati di Capaci e di Via D’Amelio in cui perdono la vita prima Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino, per poi passare alla terza Repubblica (quella degli ultimi 20 anni) dove i poteri occulti e il percorso eversivo dell’ordine costituzionale non avviene più con bombe e attentati, ma attraverso la conquista dello Stato con la mimetizzazione del malaffare e l’utilizzo di quelli che definisco “proiettili istituzionali”. Si parte da questa disamina per cercare di mettere ordine nella storia contemporanea italiana continuando a farsi domande con il medesimo spirito critico e impegno comune”.
L’eredità di Licio Gelli
Lei parla anche di episodi che hanno cambiato il corso ordinario della Democrazia: dalla strage di Capaci al sequestro Moro, fa un profondo excursus anche con rivelazioni importanti. Se, però, dovesse stilare alcuni eventi (legati alla contemporaneità) in grado di minacciare le fondamenta della Democrazia quali sarebbero?
“Il piano della P2 di Licio Gelli, il principale potere occulto che conosciamo, ritenuto poi dal Parlamento e dalla Magistratura uno schema eversivo che fu messo in atto anche con le bombe (vediamo il coinvolgimento nella strage di Bologna del 1980), basta guardarlo per capire le ripercussioni sullo Stato. Prevedeva l’assetto verticistico dello Stato attraverso una Repubblica Presidenziale o un Premierato forte, la riduzione del Parlamento a mero organo di ratifica di decisioni prese altrove, la riduzione dei parlamentari, la separazione delle carriere tra Pubblici Ministeri e Giudici con il controllo politico del PM, il controllo dei mezzi di comunicazione pubblici e privati e la neutralizzazione dei sindacati più conflittuali. Uno Stato di eccezione che diventa permanente e la criminalizzazione del dissenso. Gli stessi punti negli ultimi anni vengono candidamente discussi a Palazzo Chigi, a Palazzo Madama e a Montecitorio. Quindi la domanda che mi pongo è: rimane un piano eversivo o è un piano di riforma dello Stato? A mio avviso la risposta è questa: rimane un piano eversivo che attenta alla Costituzione con la differenza che prima si utilizzavano le bombe, adesso lo si fa con le leggi, con la legalità formale e con l’apparente rispetto delle norme. Invece si tratta di piani che colpiscono al cuore la Democrazia, quindi vanno a intaccare profondamente le radici storico culturali del Paese”.
Un percorso di pedagogia della resistenza costituzionale
Lei è sempre stata, anche nel proprio percorso istituzionale e politico, una personalità molto pragmatica: ritiene che il teatro e la rappresentazione possano ancora fungere da cassa di risonanza e sussidio rispetto a tematiche importanti come quelle che propone? Spieghiamo meglio: si può ripartire dalle platee teatrali per ribadire l’impegno sociale condiviso o sono luoghi anacronistici?
“La cultura non è mai anacronistica, bisogna lavorare su più fronti. Io l’ho fatto da Magistrato pagando un prezzo altissimo per lavorare su quello che ancora oggi espongo pubblicamente, l’ho fatto da Sindaco, l’ho fatto attraverso i dibattiti e attraverso la radio e la tv. Anche con le docenze, i libri e il teatro. È un percorso di pedagogia della resistenza costituzionale, dove ogni strumento è utile. Queste cose, certamente, dovrebbero popolare sempre di più i mezzi di comunicazione di massa e non essere invece trattati in maniera residuale e settaria. Io capisco che Garlasco sia un qualcosa che interessa moltissimo l’opinione pubblica, ma credo che anche le cose di cui stiamo parlando debbano diventare sempre di più argomenti nazionalpopolari alla portata di tutti. Conoscerli significa conoscere anche la fragilità che sta attraversando la nostra Democrazia per poter scegliere poi da che parte stare e che atteggiamento prendere”.
Gli apparati di controllo
In estrema sintesi: prima la coercizione del potere avveniva anche attraverso le stragi, oggi com’è cambiato il “ricatto” implicito che permette determinate deviazioni rispetto all’ordine costituito?
“Oggi prevale, ormai da una ventina d’anni, un laboratorio criminale diverso. Non più attaccare militarmente lo Stato, perchè provoca anche una reazione dell’opinione pubblica, ma conquistarlo. Stanno provando (e ci riescono anche) a ottenere le stesse cose senza lasciare scie di sangue, entrando sempre di più nella politica e nella Finanza. Anche negli apparati di controllo, compresa la Magistratura. È una strategia molto più raffinata, molto più pericolosa seppur faccia meno vittime dal punto di vista fisico”.
L’opinione pubblica
La responsabilità dell’opinione pubblica, in tutto questo, qual è?
“L’opinione pubblica deve essere sempre più consapevole e meno indifferente, i traditori della Costituzione sono quelli che dovrebbero esserne i custodi, quelli che giurano su di essa. Carriere importanti che vengono deviate: è lì che si annidano i principali traditori. Io non generalizzo, ovviamente, ci sono anche le eccezioni che confermano la regola. Il popolo deve riacquisire la consapevolezza che, ai sensi dell’articolo 1 secondo comma della Costituzione, c’è scritto che la società appartiene al popolo. Sempre più determinante e decisivo per poter invertire la rotta e che l’indifferenza non può essere contemplata. Occorre schierarsi”.
“La Poseidone uno spartiacque”
C’è ancora la possibilità di fare inchiesta oggi? Quello che ha subìto lei ai tempi della Poseidone, oggi sarebbe utopia oppure le maglie in tal senso sono ancora più stringenti e la pressione – sotto ogni punto di vista – è aumentata?
“Quella mia vicenda fu uno spartiacque, perchè è stato il caso più eclatante della neutralizzazione di un servitore della Repubblica attraverso uno Tsunami istituzionale. Da lì è cambiato tantissimo, colpirne uno per educarne cento, le maglie si sono strette: l’attacco ai Magistrati coraggiosi e liberi, ai giornalisti autonomi e indipendenti è stato sempre più forte. Questi poteri deviati, diventati sempre più ordinari, soffrono di fronte al controllo da parte dei due più importanti pilastri della Democrazia. Al di fuori, ovviamente, del Parlamento che sono la Magistratura e l’informazione. Proprio approfondendo la mia vicenda è possibile capire come le minacce alla legalità siano possibili e concrete”.
La Riforma della Giustizia
Parteciperà al Referendum sulla Riforma della Giustizia? Come vede lo stato di salute della Giurisprudenza in Italia. Determinati cortocircuiti sono ancora possibili?
“Io andrò a votare e voto no. Il mio è un no critico, perchè se siamo arrivati a questo Referendum c’è anche la responsabilità di pezzi della Magistratura. Non mi riferisco tanto al tema delle separazioni delle carriere che è annoso, ma a quello delle correnti in Magistratura. Nel semplificare: l’ha anche confessato il Ministro Nordio, l’obiettivo finale di questo percorso politico è mettere il PM sotto controllo della politica. È stato l’obiettivo di Gelli, di Berlusconi, di Massimo D’Alema con la Bicamerale, quindi è un target di quasi tutta la classe politica e dei poteri forti. Noi già sappiamo molto poco di alcune vicende dello Stato, tipo quelle che ho citato precedentemente, immaginate cosa succederebbe con un Pubblico Ministero non indipendente. Credo, però, che la Magistratura abbia delle colpe soprattutto rispetto a quella parte contigua al potere. Il mal funzionamento del CSM è un esempio: io non vengo fermato nel mio lavoro dalla criminalità organizzata, ma a causa di commistioni fra politica e pezzi di Stato. Determinanti sono stati i Magistrati, il trasferimento arriva attraverso una decisione del CSM presieduto dal Capo dello Stato. Esiste una responsabilità grave, la Magistratura ha perso gran parte della propria credibilità in questi anni. Saranno settimane molto tossiche dal punto di vista del dibattito per via della narrazione che si sta portando avanti”.
Teatro, politica e tv
Nel suo futuro c’è più teatro o politica?
“C’è tutto, io ho scelto di non vivere esclusivamente di politica. Non mi ritengo un professionista della politica, io volevo fare il Magistrato ma non mi hanno permesso di continuare a farlo come lo stavo facendo. Ho fatto il parlamentare, ho fatto il Sindaco, faccio tante cose e credo che continuerò il mio impegno di attivista politico e sociale. Concretamente, oggi, l’obiettivo politico più vicino potrebbe essere sempre di più una ricandidatura a Sindaco di Napoli”.
Proviamo a strapparle una dichiarazione: si ricandida a Sindaco oppure no?
“Non c’è ancora annuncio ufficiale perchè manca un anno, ma se dovessi rispondere oggi assolutamente sì. C’è già un progetto in corso”.
Un futuro in televisione, invece, su questi temi, come lo vedrebbe?
“Guardi, io sono a disposizione: amo la comunicazione e l’impegno civico in qualsiasi forma. Io sono a disposizione sempre, quando e se dovesse arrivare l’occasione giusta, valuterò con piacere ogni prospettiva. Non mi precludo nessun tipo di possibilità”.