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Fabrizio Corona in procura a Milano: le accuse a Signorini e il nodo del revenge porn

Arriva a una svolta importante la vicenda di Fabrizio Corona, ascoltato dai pm di Milano dopo la querela di Alfonso Signorini seguita alle pesantissime dichiarazioni dell’agente fotografico sul conduttore del Grande Fratello Vip. La questione revenge porn al vertice di un quadro ancora tutto da chiarire.

24 Dicembre 2025 13:00

Una querela per revenge porn, un fascicolo aperto in procura a Milano e un interrogatorio durato oltre un’ora.

È il quadro giudiziario in cui, in queste ore, si muove Fabrizio Corona, indagato per “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti” dopo la denuncia presentata da Alfonso Signorini, conduttore delle ultime edizioni del Grande Fratello.

Alfonso Signorini vs Fabrizio Corona

Al centro del procedimento ci sono le immagini e le chat mostrate da Corona nel suo format online “Falsissimo”, in cui l’ex agente fotografico ha parlato di un presunto “sistema Signorini” legato ai casting del Grande Fratello e a come alcuni concorrenti venivano scelti piuttosto che scartati.

Al momento, però, le certezze sono poche e le cautele sono d’obbligo. L’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto a seguito della querela del conduttore, mentre eventuali altri filoni – relativi a ipotesi di abusi o a condotte diverse dal revenge porn – potranno prendere forma solo quando le denunce annunciate da alcuni protagonisti saranno effettivamente depositate e valutate dai magistrati. Spetterà alla procura, e non alle dichiarazioni pubbliche, stabilire se e quali reati possano essere configurati.

Lo show davanti al tribunale e il peso delle parole

All’uscita dal palazzo di giustizia, Corona ha trasformato ancora una volta il corridoio del tribunale e piazzale antistante il Tribunale in un palcoscenico mediatico, parlando di “oltre cento testimonianze già raccolte” e di “numerose denunce già pronte contro il conduttore”.

Corona è stato molto chiaro su quello che ha riferito ai magistrati in un colloquio che, ha sottolineato, lui stesso aveva chiesto dopo la perquisizione di qualche giorno fa nella sua abitazione e nei suoi uffici: “Ho parlato per tre minuti del revenge porn e per un’ora dei reati che, secondo me, ha commesso Alfonso Signorini. Ho fatto i nomi ai pm, ho raccontato tutto. Ci sono più di cento testimonianze, le abbiamo messe anche a verbale. Non potevo essere più chiaro di così…”

Corona vs Signorini, accuse e ipotesi

Le sue parole, rilanciate in diretta da telecamere e social, si innestano sulla scia delle puntate di “Falsissimo” dedicate al caso, viste da milioni di utenti. Da un lato c’è il diritto di cronaca – che andrà misurato con attenzione anche sul fronte della divulgazione di materiale sensibile – dall’altro il rischio di un processo parallelo, condotto a colpi di video e conferenze stampa, mentre l’indagine formale è ancora nelle prime fasi. Ma Corona è molto sicuro del fatto suo: “Le mie accuse non sono fittizie, sono precise, circostanziate e provate. Se i magistrati decidono di fare il loro mestiere e gli prendono il cellulare trovano Sodoma e Gomorra”.

Quanto alla motivazione alle spalle della denuncia Corona ha deciso di sgomberare il campo da alcune illazioni che vedono nei suoi rapporti testi con Signorini e con Mediaset la principale spinta a farsi avanti: “Non è vendetta. Dopo aver letto il suo ultimo libro mi sono detto che aveva un bel coraggio… Da lì ho cominciato a fare telefonate, a recuperare materiale. Ne ho un sacco.”

Fabrizio Corona Alfonso Signorini la diatriba legale entra nel vivo
Fabrizio Corona e Alfonso Signorini, la diatriba legale entra nel vivo (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

“Le regole valgono per tutti”

Corona ha chiesto in modo molto eloquente che alla perquisizione subita ci sia un seguito altrettanto evidente: “Da me sono venuti con 14 agenti. Se dopo la querela non vanno a fargli una perquisizione, mi lego qui davanti al Tribunale. Lui ricopre un ruolo troppo importante e rilevante, e vuole sempre passare da persona pulita, al di sopra di qualsiasi bassezza e sospetto. Non puoi cercare di adescare e proporre l’ingresso in un programma così, ci sono regole e devono valere per tutti”.

Gli esposti delle associazioni e i nodi dei casting televisivi

A spingere il caso oltre il perimetro dello scontro personale sono arrivati anche gli esposti presentati da Codacons e Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, che hanno chiesto a procura, Agcom e Garante privacy di fare chiarezza sui presunti “meccanismi opachi” nei casting dei reality. Le associazioni richiamano i principi di trasparenza e correttezza che devono valere non solo per i programmi in onda, ma anche per la selezione di chi prova ad entrarvi.

In questa cornice, le accuse che emergono da chat, racconti e testimonianze – tutte da verificare – vengono lette come possibile spia di un sistema più ampio, in cui si intrecciano rapporti di potere, aspirazioni al successo televisivo e utilizzo di dati personali. Per ora, però, siamo sul terreno delle ipotesi: eventuali profili penalmente rilevanti dovranno essere individuati e circoscritti dai pm, anche alla luce della normativa sui servizi audiovisivi e sulla protezione dei dati.

Un caso delicato tra giustizia, tv e social

“Ha aperto un vaso di Pandora. Io voglio che si sappia tutto….” conclude Corona. Il procedimento in corso a Milano mette a contatto tre piani molto diversi: quello giudiziario, con l’indagine per revenge porn e le possibili nuove ipotesi di reato; quello televisivo, che riguarda il ruolo di un volto di primo piano del piccolo schermo e i meccanismi di accesso ai reality; e quello, ormai inevitabile, dei social, dove il racconto del caso corre ben più veloce dei tempi della giustizia.

In mezzo restano le persone coinvolte – chi accusa, chi si difende, chi valuta se presentare denuncia – e un’esigenza di fondo: distinguere con nettezza tra ciò che è già provato, ciò che è oggetto di indagine e ciò che, al momento, è solo materia di narrazione. Le prossime mosse della procura diranno se la vicenda resterà circoscritta al reato di revenge porn contestato a Fabrizio Corona o se si aprirà davvero, come lui auspica, un capitolo più ampio sui confini tra potere televisivo, consenso e tutela dei diritti individuali.